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La Svezia è ancora un Paese rifugio? I cigni neri che minacciano un investimento nell’area

La crisi dei debiti dell'Eurozona colpisce due volte la Svezia, che rischia di veder compromesso lo status di Paese rifugio per gli investitori. Il primo schiaffo arriva dall'economia reale perché le incertezze dell'Eurozona stanno rallentando la domanda di prodotti provenienti dalla Svezia, economia che si regge per il 50% proprio sulle esportazioni. Il secondo schiaffo arriva dalla finanza. Il ridimensionamento degli spread tra i titoli dei Paesi periferici il rispettivo Bund tedesco (fenomeno che vede l'Italia in prima linea con lo spread BTp-Bund a 10 anni piombato in quattro mesi da quota 575 a 275) sta allentando il bisogno degli investitori a rifugiarsi nei Paesi a Tripla A.

E poi, se vogliamo aggiungere all'elenco dei cigni neri che svolazzano sui cieli di Svezia, c' è da segnalare il recente sorpasso della Germania. Se si confrontano i rendimenti dei bond a 10 anni negli ultimi tre mesi si evidenzia uno spettacolare sorpasso del Bund tedesco. A dicembre i bond a 10 anni di Stoccolma pagavano 42 punti base in meno rispetto al Bund tedesco (erano quindi considerati più affidabili e sicuri perfino dei titoli tedeschi). Oggi invece hanno perso questo vantaggio e risultano più cari di 7 punti (il grafico del duello Svezia-Germania sullo spread). In tre mesi i bond di Stoccolma hanno "bruciato" mezzo punto percentuale rispetto alle obbligazioni tedesche. Un'escursione ad altissima volatilità, se si considera che stiamo parlando di Paesi a Tripla A, da tempo porti sicuri per gli investitori di tutto il mondo.

L'andamento dei mercati finanziari non è casuale. Il governatore della Banca centrale svedese, Stefan Ingves, ha indicato che nell'ultimo trimestre l'economia svedese è arretrata dell'1,1%. Una brutta battuta d'arresto se si considera che nel 2010 ha viaggiato al ritmo più alto fra i Paesi dell'Unione europea. La stima per il 2012 è stata ridotta a un +0,7% contro il precedente 1,3% e il 3,5% della vicina Norvegia.

Come detto, ciò è dovuto in parte al calo delle esportazioni dovute al rallentamento del ciclo economico nell'Eurozona. La Svezia deriva la metà del Pil da 500 miliardi di dollari l'anno proprio dall'export. Il calo dell'export innesca a cascata un calo delle entrate fiscali. Calo che spingerà quest'anno il governo a aumentare il ricorso all'emissioni di bond governativi. Il 6 marzo l'Ufficio del debito svedese ha comunicato che quest'anno aumenterà del 43% l'emissione di titoli: il che, presumibilmente, dovrebbe contribuire a tenere più alti i rendimenti rispetto ai Bund.

Da non dimenticare, poi, i rischi che arrivano dal settore immobiliare a Stoccolma e dintorni. Nei mesi scorsi, come ricordato dal Sole 24 Ore, il Fondo monetario internazionale ha già lanciato l'allarme a giugno: «I prezzi delle case sono sopravvalutati e un loro calo prolungato è probabile» dopo che il loro valore è triplicato negli ultimi 15 anni. Nell'ultimo trimestre i prezzi delle case in Svezia sono scesi del 2%.

E poi? L'indice sul sentiment manifatturiero – che misura la fiducia delle imprese – è sceso a febbraio di 13 punti ed è sceso in sette degli ultimi otto mesi.

Quindi, più di un'ombra sulla Svezia. Nella speranza che i cigni neri migrino altrove con l'inzio della primavera.

  • zambiasi10 |

    L’unione (Euro) fa la forza, la Svezia, per quanto ben gestita, di fronte ad un attacco speculativo organizzato non può far nulla; è un paese troppo piccolo per contrastare gli appetiti degli squali del famigerato mercato; hanno tentato anche con l’euro, ma si è dimostrato un boccone difficile da ingoiare. L’indipendenza dall’euro alla lunga non paga, e questo e un discorso anche per la Gran Bretagna.

  • Uniti! |

    Ecco le ultimissime da Bruxelles! Dopo 5 anni si discute ancora invece di agire con tutta la forza possibile; lasciando il mondo in balia delle onde di una manciata di scalmanati che con la coperture di comparse politiche mandono alla deriva interi continenti.
    “”Shadow banking’ o ‘sistema bancario parallelò nel mirino di Bruxelles: oggi la Commissione ha lanciato una consultazione per identificare i rischi di un settore che oggi rappresenta il 30% del sistema finanziario complessivo, con lo scopo di regolamentare l’universo para-bancario che oggi sfugge a qualunque norma.
    Del ‘sistema bancario parallelò fanno parte tutti gli istituti finanziari che svolgono attività bancarie ma non ne hanno lo statuto: ad esempio, fondi d’investimento compresi i fondi negoziati sui mercati (Exchange Traded Funds, ETF) e i fondi speculativi, compagnie di assicurazione o ri-assicurazione che emettono o garantiscono prodotti creditizi, le cartolarizzazioni e le operazioni su prestiti di titoli e pronti contro termine.
    Il sistema bancario ‘ombrà, un giro d’affari di 46 milioni di miliardi nel solo 2010, svolge funzioni importanti, ad esempio creando ulteriori fonti di finanziamento e offrendo agli investitori alternative ai depositi bancari. Ma, secondo Bruxelles, a lungo termine può anche rappresentare una potenziale minaccia per la stabilità finanziaria, poichè accumula fonti ignote di rischio.
    “Nessun mercato deve sfuggire ad una normativa adeguata ad una sorveglianza efficace”, ha detto il commissario al Mercato Interno Michel Barnier, presentando la consultazione. “Dobbiamo costruire un regolamento ed una vigilanza efficace perchè l’industria finanziaria creativa e innovativa rischia di spostare tutte le attività in questo campo, non regolamentato e ad alto rischio, con il pericolo di nuove crisi””.

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