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Tornano le vendite sull’euro. Chiuderà il 2012 a 1,2 dollari o 1,4? Analisti (e Fibonacci) divisi nell’anno dei Maya

Dal 16 al 24 febbraio l'euro ha dato vita a un formidabile strappo al rialzo. Da 1,2975 a 1,3485 dollari (andamento euro/dollaro). Mentre allo stesso tempo Wall Street raggiungeva i massimi degli ultimi quattro anni (tornando ai livelli pre-Lehman). Rialzi anche per Tokyo (al top da sette mesi) e per i listini del Vecchio Continente. In questo frangente l'euro ha confermato il suo status di valuta preferita dagli investitori durante le fasi in cui sui mercati si riaffaccia l'appetito al rischio.

Una correlazione che è però saltata nelle ultime tre sedute quando i listini hanno continuato a salire mentro sulla divisa del Vecchio Continente sono tornate le vendite. Tanto che ha perso prima quota 1,34 e poi la soglia di 1,33. Questo proprio mentre ieri Piazza Affari – trascinata dall'euforia sui titoil bancari, a loro volta spinti dagli effetti benefici sui portafogli della rivalutazione dei titoli di Stato dopo la maxi-asta Bce con conseguente discesa dello spread tra BTp e Bund – archiviava la seduta con un balzo vicino al 3 per cento.

Che cosa sta succedendo? Fibonacci o non Fibonacci (matematico pisano del XIII secolo le cui teorie ispirano molti analisti tecnici che operano nel mercato valutario), l'euro è ancora o no una valuta preferita nelle fasi di Toro azionario? Oppure sta cominciando a sganciarsi da questo legame (anche le correlazioni non sono infinite)?

E soprattutto, dove andrà a parare a fine anno? Lo scorso dicembre la gran parte di gestori ed esperti del mercato valutario – il più importante del pianeta con oltre 4mila miliardi di dollari di controvalore quotidiano – convergevano su un anno ribassista dell'euro nei confronti del dollaro. E sul fatto che a dicembre 2012 il cambio con la divisa statunitense si dovrebbe attestare intorno a quota 1,20 dollari. È ancora vero?

Approfondimento sul Sole 24 Ore