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Asta Bce da record. Ma adesso (calmierato lo spread) i soldi vadano all’economia reale

Difficile non parlare di quantitative easing. E' vero, per statuto la Bce non può stampare moneta e prestare soldi agli Stati membri. Ma le manovre Ltro (Long term refinancing operation) orchestrate dal nuovo governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, tecnicamente si stanno profilando come manovre di tesoreria da parte dell'istituto di Francoforte, a sostegno dei Paesi dell'Ue.

Con la prima operazione Ltro - datata 21 dicembre – la Bce ha prestato soldi alle banche europee a 3 anni al tasso dell'1%. Quantità illimitata in cambio di collaterali (garanzie) composti anche da asset rischiosi. Insomma un'iniezione di liquidità senza precedenti. Formalmente rivolta solo alle banche. Ma, nei fatti, anche agli Stati.

I fatti parlano chiaro: dal 21 dicembre ad oggi gli spread dei titoli di Italia e Spagna rispetto a quelli del Bund tedesco (considerato al momento il più affidabile) sono crollati di oltre 200 punti base. E' quindi evidente – ma lo scopriremo presto nei prossimi bilanci degli istituti di credito – che gli istituti di credito europei, forti di questa nuova liquidità, sono tornati ad acquistare titoli di Stato italiani e spagnoli che offrivano/offrono ancora alte remunerazioni rispetto a quell'1% da pagare alla Bce in cambio del maxi-prestito.

Quindi, il bilancio della prima tornata di liquidità eccezionale fornita dalla Bce grazie all'escamotage sul Trattato coniato da Draghi, è chiaro: gli Stati sovrani che non hanno fatto ricorso al piano di salvataggio Ue (Italia e Spagna a differenza di Grecia, Irlanda e Portogallo) hanno avuto un chiaro beneficio sugli spread perché gli istituti di credito sono stati messi nelle condizioni di fare carry trade tra il prestito Bce e i titoli di Stato.

Oggi la Bce ha ripetuto il copione. Una nuova maxi-asta. Stesse condizioni. Liquidità illimitata. Con un vincolo in più: per avere il prestito a tasso agevolato a 1.092 giorni (3 anni) gli istituti non potevano esibire come collaterali (garanzie) titoli greci, dopo il taglio di rating annunciato (proprio a due giorni dall'asta) da Standard and Poor's che ha declassato il debito di Atene a "default selettivo". Questa differenza non ha però frenato la domanda (semmai lo ha fatto per gli istituti greci) che ha raggiunto il massico storico per l'Eurotower: 800 banche hanno fatto richieste di finanziamento per 529,53 miliardi. Meglio delle attese (intorno ai 470) e meglio dell'asta precedente (489 miliardi per 523 istituti).

Dei 529 miliardi oltre 100 sono stati richiesti da banche italiane.

Questo dato indica che – in attesa di ricevere i dettagli ufficiali da parte della Bce – questa nuova asta ha visto una forte partecipazione anche delle banche medio-piccole. Dato in questo caso il numero degli istituti è aumentato del 52% mentre l'importo richiesto è cresciuto dell'8% rispetto alla maxi-asta di dicembre.

Un dato che lascia sperare che questa nuova potentissima iniezione di liquidità venga utilizzata dagli istituti anche per oliare l'economia reale, finanziando imprese e famiglie che stanno pagando a caro prezzo la stretta creditizia in corso.

Non basta ridurre lo spread. Per far uscire l'Italia dalla doppia recessione in atto è necessario investire sulla vera commodity del nostro Paese: le piccole e medie imprese.