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Spread in bilico in attesa della maxi-asta Bce. Gli analisti confidano in un mercoledì da leoni

Archiviato il piano di salvataggio sulla Grecia (il voto odierno favorevole del Parlamento tedesco è dato quasi per scontato) le Borse attendono con impazienza l'esito (mercoledì) della maxi-asta della Banca centrale europea in favore degli istituti di credito del Vecchio Continente. Come accaduto a dicembre, la Bce offrirà un ammontare illimitato di prestiti a tre anni al tasso agevolato dell'1 per cento. Una mossa – da molti paragonata a un quantitative easing in salsa europea – che mira a foraggiare il mercato del credito interbancario, imballato da mesi (con riflessi su mutui e conti di deposito).

Questa maxi-asta è riservata agli investitori istuzionali (banche appunto) ma riguarda da vicino anche i piccoli risparmiatori. Perché l'esito di questa iniezione di liquidità può impattare inevitabilmente sull'andamento di BoT, BTp, azioni e valute. E anche sull'andamento degli indici Euribor (i più utilizzati per i mutui a tasso variabile, con il tasso a 3 mesi oggi sceso sotto la soglia dell'1%).

Dipende tutto dalla domanda. A dicembre le richieste delle banche europee per l'operazione Ltro (Long term refinancing operation) sono state pari a 489,1 miliardi. Per la nuova maxi-asta di fine febbraio tra gli analisti è partito il valzer delle ipotesi, al rialzo o al ribasso. La soglia critica pare essere compresa tra i 400 e i 600 miliardi.

Approfondimento sul Sole 24 Ore

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