Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Povera Grecia, poveri greci

Povera Grecia, verrebbe proprio da dire. Oggi è un'altra giornata di scontri in piazza. La popolazione non ci sta. Non vuole subire un nuovo piano di austerity che dovrebbe essere approvato domenica e sta andando verso nuovi tagli agli stipendi e nuove tasse allargando probabilmente la spirale recessiva.

Misure che si aggiungono a quelle già varate nel 2010 e nel 2011 e che stanno mandando gambe all'aria l'economia locale alla velocità dei neutrini. Basti pensare che a ottobre il tasso di disoccupazione era del 14%. A gennaio, dopo appena tre mesi il tasso di disoccupazione della Grecia è balzato al record del 20,9% con oltre 1 milione di cittadini senza un impiego. E dire che se le autorità europee avessero preso di petto la questione nei tempi adeguati i costi del salvataggio sarebbero stati più bassi. Con un impatto sull'economia reale nettamente più significativo.

Le proteste impazzano. La televisione ha mostrato immagini di giovani dimostranti, col volto coperto da cappucci ed elemetti, intenti al lancio di pietre e molotov contro la polizia presso la piazza di Syntagma, dove si trova il palazzo del Parlamento.

La novità è che uno dei principali sindacati della polizia ellenica, la Poasy, con una lettera resa di pubblico dominio ha chiesto alle autorità competenti di emettere ordini di arresto a carico dei rappresentanti in Grecia della Troika - la commissione composta da membri di Unione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea - che accusano apertamente di voler strozzare il Paese attraverso le misure draconiane imposte al governo di Atene per evitare il default.

Ad Atene serve un nuovo piano di salvataggio. Altri 130 miliardi dopo i 110 concessi nel 2010. Piano di salvataggio che vengono concessi in cambio di misure drammatiche per la qualità della vita della popolazione locale. E vengono imposti dall'alto anche perché gli interessi di chi li impone sono orientati nel far restare la Grecia nell'euro. Anche controvoglia. 

Ricordiamoci che la popolazione di Atene sarebbe prontissima a tornare alla dracma, cancellando la parentesi euro. A novembre l'ex premier George Papandreu aveva chiesto un referendum popolare sul piano degli aiuti. Una sorta di referendum sulla volontà dei cittadini greci di restare o no nell'euro. Ma quel referendum, che tanto ha spaventato le più alte autorità politiche dell'Ue, non c'è mai stato. Perché Papandreu è stato rimpiazzato da Papademos che, al momento, pare andar più d'accordo con la Troika. Che con la piazza. Che rimpiange i tempi delle dracma.

E non dimentichiamo che i conti per l'ingresso della Grecia dell'euro sono stati truccati (Grecia conti truccati). Ed è questo evento di fondo che ha scatenato la nuova versione della "tragedia greca".

  • La Chimera |

    ogni stato deve avere la sua banca centrale
    assolutamente controllata dallo stato
    spero tornino alla DRACMA
    e noi alla LIRA

  Post Precedente
Post Successivo