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Fmi: “L’Italia non può farcela da sola”. Ma quale è il peso dei vari Paesi nel fondo?

«L'Italia non ce la può fare da sola». Lo ha detto il direttore del Dipartimento degli affari di bilancio dell'Fmi, Carlo Cottarelli, sottolineando come sia più che mai necessario rafforzare il sistema anticrisi a livello europeo. Bene «la forte correzione dei conti» fatta dal governo: «Ora servono le riforme strutturali».

Per uscire dalla crisi in Italia saranno sostanzialmente necessarie tre ordini di misure, spiega Cottarelli in conferenza stampa a Washington. «Il risanamento fiscale sta avvenendo a buon passo», e sta per essere accompagnato da «riforme che avranno impatto sulla spesa nel lungo periodo» come la riforma sulle pensioni. L'Italia, tuttavia, insiste, «ha bisogno di riforme strutturali capaci di incidere e aumentare la competitivitá e la produttivitá del paese». L'Italia ha soprattutto bisogno «di poter disporre di firewall più forti» a livello europeo, cioè di misure che possano avere «un impatto sui tassi di interesse».

Detto ciò, è importante conoscere, per avere una visione più ampia delle indicazioni che arrivano dal Fondo monetario internazionale, un ramo delle Nazioni Unite di cui fanno parte 186 Paesi (l'ultimo ingresso il Kosovo nel 2009), quale è il peso politico dei vari Paesi all'interno del fondo, attualmente guidato dalla francese Christine Lagarde, succeduta al francese Dominique Strauss-Kahn.

Sul sito del Fondo, è disponibile l'elenco dei componenti del comitato esecutivo dell'Fmi, con il voto (e il potere di influenza nelle decisioni del fondo) dei vari Paesi.

Ecco i diritti di voto (in % sul totale del fondo) dei 5 membri permanenti del Comitato esecutivo:

1) Stati Uniti (16,76%)

2) Giappone (6,24%)

3) Germania (5,81%)

4) Francia (4,29%)

5) Regno Unito (4,29%)

L'Italia, che non rientra nel comitato permanente è attualmente la settima "forza" nel fondo, preceduta dalla Cina

6) Cina (3,65%)

7) Italia (3,18%)

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