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C’è qualcosa di marcio nello Stato dei rating

Standard and Poor's ha declassato i rating – giudizi sulla capacità di rimborsare il debito – di nove Paesi dell'Unione europea. Germania esclusa, che è stata risparmiata e che conserva la Tripla A. A conti fatti, con la decisione a sorpresa operata ieri dall'agenzia statunitense, mezza Europa è stata depotenziata. Ciò significa che da lunedì Italia, Spagna, Francia, Austria Portogallo, Cipro, Malta, Slovacchia e Slovenia rischiano di pagare più interessi sui titoli dei rispettivi bond governativi in quanto, di fatto, questi titoli da lunedì, quando riapriranno i mercati, saranno ufficialmente considerati più rischiosi di quanto non lo fossero ieri.

Dopo la stoccata di S&Poor's , resistono nell'elitario club delle Triple A: Danimarca, i Paesi Bassi, la Germania, il Regno Unito, la Svezia, la Norvegia, la Finlandia, il Lussemburgo, la Svizzera, l'Australia, Hong Kong, il Canada e Singapore. Gli Stati Uniti ne sono usciti lo scorso 5 agosto quando la stessa S&Poor's ha declassato l'economia americana da AAA ad AA+.

In ogni caso, la decisione di S&P dimostra una incoerenza drammatica da parte delle agenzie di rating. Senza agitare teorie complottistiche (che i sostenitori rinfocolano ricordando che S&P, Moody's e Fitch, le tre più grandi agenzie di rating al mondo, sono statunitensi e che questa mossa potrebbe essere considerata come un attacco all'euro dell'asse Usa-Inghilterra) va detto che solo pochi giorni fa Fitch aveva escluso uno scenario di tagli a cascata fra i Paesi Ue. Ebbene, dopo pochi giorni S&P – i cui analisti hanno sottomano gli stessi bilanci, gli stessi debiti, gli stessi dati – estrae dal suo cilindro una stilettata di proporzioni inaudite. Nove Paesi bocciati e ridimensionati in un colpo solo.

Un taglio "incoerente" secondo il commissario europeo Olli Rehn. E come dargli torto? Questo taglio arriva proprio nel momento in cui le istituzioni europee stanno accelerando le riforme dopo una lunghissima empasse, di cui la Germania può essere considerata grande responsabile (si è sempre opposta agli Eurobond e a un potenziamento della Bce con funzioni di tesoreria (stampare moneta) come invece nelle possibilità di Federal Reserve, Bank of England, Banca del Giappone, Banca centrale svizzera).

Solo questa settimana i mercati (e anche le agenzie di rating) hanno "ascoltato" le seguenti notizie:

– accelerazione sulla modifica del Trattato dell'Unione europea (anche prima di marzo)

– straordinario apprezzamento della cancelliera Merkel per le riforme dell'Italia

– prosecuzione dei colloqui tra Ungheria e Fmi per ripristinare il rapporto, incrinatosi dopo la decisione del Parlamento magiaro di sganciare la Banca centrale ungherese dal controllo della Bce

Di fatti, tutte queste notizie hanno "calmierato" gli spread, di tutti i Paesi dell'Ue con quelli italiani tornato sotto quota 500.

Ebbene proprio mentre un venticello d'ottimismo cominciava a soffiare nell'Ue, S&P ha utilizzato una brutale mannaia. Mannaia che, purtroppo, per quanto le agenzie di rating vengano da tempo criticate per i loro conflitti di interesse e per l'eccessivo peso che i loro giudizi hanno sui mercati, rischia di impattare sulle quotazioni dei mercati (e sui risparmi della gente che paga in ultima istanza tale dazio) da lunedì, quando, dopo l'ennesima batosta, riapriranno i battenti.

E anche se l'economista Fitoussi indica che la Germania sarà la prossima vittima, al momento i dati parlano chiaro. Questi crisi sta favorendo, perlomeno nel breve, proprio la Germania (che paga a sconto gli interessi sul debito e continua ad esportare con l'euro e non con un eventuale supermarco rafforzando nel frattempo il suo ruolo di leadership e di influenza politica nell'area). Questa crisi sta anche potenziando Stati Uniti e Inghilterra che pur viaggiando su deficit/Pil al 10% (lo stesso livello della Grecia) pagano interessi sul debito a 10 anni sotto il 2% nominale e sottozero a livelli reali (al netto dell'inflazione). E che, al pari della Germania, stanno elegantemente ristrutturando il debito.

C'è o non c'è qualcosa di marcio nel mondo dei rating?

www.twitter.com/vitolops

  • claudio baraghini |

    Quando si è trattato di vendere obbligazioni di cirio e parmalat valutate dalle stesse societa di rating pero andava tutto bene. Non mi ricordo di sollevazioni governative per i raggiri perpetuati ai sottoscrittori. Sara mica perche in quel caso ne hanno beneficiato le banche che si sono liberate di titoli spazzatura e anzi hanno lucrato persino nelle collocazioni?

  • federico |

    Le agenzie di rating servono a distrarre il mondo dai problemi del dollaro e dalla sterlina (e fidatevi che non sono pochi) per creare il panico sull’euro, facendolo crollare e salvando quindi le prime due valute. Quand’è che facciamo gli Stati Uniti d’Europa? (senza l’inghilterra, chiaramente. questi anglosassoni hanno veramente scassato la minchxx)

  • ifdona |

    Sono convinto anch’io che dietro le Società di rating ci siano interessi poco trasparenti. Ma, comunque, come pensate di giudicare il rating del debito italiano oggi se non con, al massimo, un BBB+? E’ un Paese in mano ad una classe politica squalificata, la cui capacità è, al massimo, di mettere tasse ulteriori (addirittura sui carburanti) ed inasprire quelle esistenti per i soliti che le pagano. E’ stata fatta una riforma delle pensioni che era stata già abbondantemente completata obbligando le persone anziane ad aspettare i 70 anni per poter uscire dal lavoro, con ciò precludendo l’impiego dei giovani e non è stato tolto uno spreco alla Casta che NON ha partecipato affatto al riordino dei conti, anzi. Vedasi la Regione Puglia che aumenta i vitalizi agli ex consiglieri, la regione Lazio che li estende ai non eletti, la Regione Sicilia di cui è meglio tacere ed altre Regioni che elargiscono posti e stipendi altissimi ai “cari” dei politici. E BBB+ è solo per ora, l’outlook è negativo, come è giusto che sia.

  • fulvio |

    In verità qualche agenzia ha minacciato pure la Germania, alla faccia del suo deficit/pil quasi invisibile e del suo debito/pil basso. Io credo che ci sia chi nel mondo vuol spingerci a riunire le forze per pagare i debiti anzichè per ridurli. Per molta gente il fatto che l’Italia paghi rendimenti al 7% o più è un’ottima notizia qualora la Germania garantisca il pagamento. Se poi tutti gli europei si trovano a lavorare solo per pagare i debiti sono fatti loro.

  • chesrob |

    Denunciare complotti e dietrologie è tipico di chi cerca una giustificazione ai propri fallimenti, ma adesso questo attacco di USA e GB contro l’Eurozona mi sembra troppo sfacciato. Notare il tempismo: nell’ultima settimana i tassi sui BOT a scadenza corta si erano praticamente dimezzati, un recupero che rischiava di costare miliardi alla finanza anglosassone che sta scommettendo sul fallimento dell’Euro. Ora solo Merkel può decidere di rispondere al fuoco con i suoi euro-panzer. Se non lo farà le esportazioni tedesche in Europa crolleranno. Fondi pensione e altre istituzioni dovrebbero modificare “questa notte” i loro statuti per non essere obbligate a dis-investimenti dopo i rating di S&P. In Cina hanno creato un’agenzia di rating, anch’essa sarà sicuramente strumentale, ma almeno rappresenta un altro punto di vista. E l’Europa cosa aspetta a dotarsi di una sua agenzia per declassare la GB, un paese il cui PIL è costituito al 10% dalle attività (ma bisognerebbe chiamarle con un altro nome) finanziarie?

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