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Mutui, come orientarsi con spread oltre il 3%?

Mentre le aste di titoli del Tesoro danno segnali di maggiore fiducia sulla solvibilità dell'Italia e, di conseguenza, lo spread tra BTp e Bund scende sotto la soglia dei 500 punti, gli aspiranti mutuatari si staranno certamente chiedendo: che fare con questi spread? Ci si riferisce in questo caso all'altro spread, quello applicato dalle banche sui mutui, quella percentuale che, sommata agli indici Euribor o Bce (per chi opta il tasso variabile) o agli indici Eurirs (per chi è orientato al fisso) determina il tasso annuo finale da pagare. Senza mai dimenticare poi le spese aggiuntive (e quindi il Taeg, Tasso annuo effettivo globale).

La domanda che gli aspiranti mutuatari si stanno ponendo è pienamente giustificata dal fatto che gli spread oggi applicati dagli istituti sono in media superiori al 3%. A spulciare tra le offerte più competitive c'è qualche banca appena al di sotto di tale soglia. Ma la maggior parte va oltre. E poi ci sono quegli istituti che hanno alzato tale livello ben oltre il 4%, come a dire di non voler essere disturbati, in questo momento di riassestamento dei conti e dei valori patrimoniali, da clienti che chiedono un mutuo che, per un istituto di credito, non è certamente il prodotto che offre i margini più alti, soprattutto nel breve periodo (e quindi ha una relativamente bassa incidenza sugli utili annui).

Detto ciò, confrontando tra le migliori offerte disponibili su MutuiOnline.it, in questo momento sul mercato emergono alcuni dati significativi, per quello che riguarda la tipologia di tassi oggi più gettonati, ovvero il variabile puro, il variabile con cap e il fisso. Mentre le soluzioni a tasso misto – come rilevato anche ieri da Mutui.it – rappresentano in questo momento una nicchia nel mercato (perlomeno delle richieste via web) con una quota di circa il 2%.

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  • Vignaz |

    Io dico variabile oggi, per pagare meno interessi possibili e poi vai di surroga appena le condizioni dovessero veramente peggiorare con euribor alle stelle…

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