Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Stati Uniti, Inghilterra e Germania sono in (elegante) default

La Grecia è vicinissima a un accordo per la ristrutturazione del debito. Nei giorni scorsi il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos ha comunicato che i possessori di bond greci accetteranno un haircut del 50%. A marzo scadono bond greci per 14 miliardi. I creditori privati dovrebbero riceverne all'incirca la metà, ma non tutta in contanti (una parte dovrebbe essere diluita in altri bond a lunga scadenza).

I dettagli sul piano di ristrutturazione non cambiano la sostanza, ovvero il default della Grecia.

Guardando, però, l'andamento delle economie big che spesso dettano i tempi della crisi e si trovano nella parte influente dei meccanismi decisionali e nelle relazioni internazionali, non è tutto rose e fiori. Anzi, una lettura attenta evidenzia dati allarmanti.

Cerchiamo di partire con ordine. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale la Grecia ha un deficit/Pil superiore al 10%. Gli Stati Uniti (dati del Dipartimento Usa) erano oltre il 10% nel 2009, nel 2010 sono scesi intorno al 9%, soglia che mantengono nel 2011. Quindi il disavanzo di bilancio degli Stati Uniti, ponderato con il Prodotto interno lordo, è tecnicamente ai livelli di quello dell'economia greca.

E la Gran Bretagna? Anche la seconda economia di riferimento per l'Occidente viaggia su un rapporto deficit/Pil superiore al 10% (10,4%), in piena linea con quello della Grecia (costretta dalla comunità internazionale a un devastante piano di austerity). La "virtuosa" Germania è al 3,3%; la tanto disprezzata Italia (almeno se si contempla il dato sullo spread tra BTp e Bund che viaggia stabilmente sopra i 500 punti) è al 4,6%.

Ma tralasciamo l'Italia da questo ragionamento e torniamo su Stati Uniti, Inghilterra e Germania. A giudicare dal rendimento dei rispettivi titoli di Stato emessi da questi governi si tratta di Paesi dalle fondamenta solidissime, tali da essere considerati dei Paesi rifugio dove investire nei momenti di tensione finanziaria (come quello che stiamo adesso vivendo). 

Ai corsi attuali di mercato la Germania finanzia il suo debito a 10 anni pagando ai creditori (chi acquista Bund) un tasso annuo dell'1,89%, l'Inghilterra dell'1,98% (proprio oggi i Gilt britannici hanno toccato il minimo storico del rendimento) e gli Stati Uniti l'1,93% (rendimento dei Treasury bond americani). L'Italia, invece, ai corsi attuali paga il 7%, la Spagna il 5,2%, la Francia il 3% e via dicendo.

I dati indicano questo: Paesi (come Usa e Inghilterra) che hanno un'economia drogata dal debito e quindi strutturalmente insana tanto da avere un rapporto deficit/Pil in linea con quello della Grecia emettono bond a prezzi da discount. Gli stessi prezzi della Germania che, però, strutturalmente è più solida (pur avendo nella dipendenza dalle esportazioni una spada di Damocle da non dimenticare).

Ma non solo: questi Paesi, pur in una fase così critica per l'economia occidentale come quella attuale (costretta a ristrutture l'impianto del welfare state e a una riduzione del benessere medio per poter mantenere gil attuali assetti di potere) offrono rendimenti reali negativi. Quello scarso 2% pagato sulle scadenze a 10 anni e quella manciata di decimi pagata sulle scadenze più brevi sono ampiamente annullati dall'effetto dell'inflazione. Portando, appunto, il rendimento reale promesso a chi acquista oggi questi bond (finanziando i Paesi oggi considerati più virtuosi) su livelli negativi.

Vediamo nel dettaglio: la Germania emette Bund a 10 anni al 2%  Schatz a 2 anni allo 0,16%. L'nflazione nell'area euro è al 3%. Quindi superiore ai rendimenti sia della parte breve che lunga della curva.

Gli Stati Uniti pagano sui Treasury a 10 anni l'1,93% e sulla scadenza a 2 anni lo 0,3% contro un'inflazione al 3,5%.

L'Inghilterra paga sui Gilt a 10 anni l'1,98% e sulla scadenza a 2 anni lo 0,27% contro un'inflazione nel Regno Unito al 5%.

I numeri evidenzano questo dato in modo lampante: i rendimenti reali sono negativi. Sulle prospettive di tenuta dell'inflazione (che "assicura" un rendimento reale negativo anche sul medio-lungo periodo) Stati Uniti e Gran Bretagna non dovrebbero "avere problemi" dato che le rispettive banche centrali possono stampare moneta e inondare i mercati di liquidità per drogare l'economia. Misure che storicamente alimentano l'inflazione.

La Germania, invece, dipende dalla Bce che non può stampare direttamente moneta ma sta pian piano evolvendo verso strumenti indiretti di quantitative easing. Del resto, l'ultimo bilancio della Bce (con prestiti esondati oltre i 2,5 trilioni di euro) dimostra che l'istituto di Francoforte – pur non essendo tecnicamente un prestatore di ultima istanza – si sta avvicinando sostanzianalmente a una funzione di Tesoreria, tipiche della Federal Reserve e della Bank of England.

Ciò significa che questi Paesi, considerati dai mercati così virtuosi da aver bond a tassi pressoché azzerati sulle brevi scadenze o minimali sulle lungue e comunque negativi se depurati per il tasso di inflazione, hanno oggi la forza d'urto di offrire in modo trasparente sul mercato titoli ricevendo 100 dagli investitori e impegnandosi a rimborsarne molto meno a livello reale a scadenza.

Per capire l'entità di questa forza d'urto, bisogna sottrare a 100 il rendimento reale negativo che si "aggiudica" chi oggi sceglie di rifugiarsi in questi bond. Il risultato di questa formula dà la dimensione di quanto oggi Stati Uniti, Germania e Inghilterra stiano elegantemente (ma paradossalmente sotto gli occhi inermi di tutti) ristrutturando il debito. Chiamiamola ristrutturazione o default selettivo o in qualunque altro modo. Ma sempre di default trattasi.  

www.twitter.com/vitolops

  • guidogrossi |

    sono solo i nostri sensi di colpa che consentono queste cose.. e la miopia di chi ci governa. Se ci decidessimo di fare quanto necessario per riportare i nostri titoli nelle mani degli italiani non dovremmo sottostare a quell’odioso ricatto. Ma bisogna renderlo conveniente e sicuro per le famiglie italiane, non bastano gli appelli generici ed ipocriti dei nostri rappresentanti.
    segui le proposte su democrazia bene comune, pag. facebook

  • Marco |

    Stati Uniti, Germania e Inghilterra stanno elegantemente ristrutturando il debito: bisognerebbe capire quali sono i fattori politici, militari, lobbistici e mediatici che consentono a questi paesi di scaricare sugli altri i loro problemi.

  Post Precedente
Post Successivo