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L’Euribor non rispecchia la crisi. E’ un dato surreale?

Se si guarda alla nuova prepotente crisi di liquidità (dopo quella del 2008) e al contemporaneo andamento piatto dell'Euribor – indice interbancario utilizzato anche per il calcolo della maggior parte delle rate variabili di mutui in Italia – c'è qualcosa che non quadra. Cerchiamo di capire perché.

Il tasso di riferimento della Bce è all'1% (dopo il taglio di 25 punti base operato a dicembre dal neogovernatore della Banca centrale europea Mario Draghi). Mentre l'Euribor a 3 mesi – solitamente allineato al tasso Bce – è all'1,418%. L'indice a 1 mese, storicamente circa 20 punti base più basso del "fratello" a 3 mesi, è all'1,138%. Un po' più caro del tasso Bce.

Quel che colpisce è che mentre le previsioni sul tasso Bce sono al ribasso (la maggior parte degli analisti stima uno storico taglio di 50 punti base entro la prima metà del 2012) gli Euribor, che dovrebbero anticipare questa tendenza o comunque esserne allineati, sono oggi un po' distanti.

Un fattore di non poco conto dato che interessa le famiglie che hanno stipulato un mutuo a tasso variabile, indicizzato appunto a uno degli indici Euribor (i mutui indicizzati al tasso Bce sono meno del 2% del totale e tendono ad essere "nascosti" nelle nuove offerte). E che osservano con attenzione l'andamento di questo parametro e le sue previsioni future.

Come mai c'è questo scollamento? Per capirlo dobbiamo risalire alle modalità di calcolo dell'Euribor che è il risultato dei tassi interbancari dichiarati da un panel di 44 banche (europee e internazionali con forte presenza in Europa). In sostanza è la media dei tassi comunicati in autonomia da queste banche per prestare soldi sul mercato interbancario. 

A fine 2008, epicentro della crisi finanziaria subprime culminata con il collasso di Lehman Brothers, gli indici Euribor piombarono oltre il 5% distanziandosi in pochi giorni fino a 250 punti base rispetto all'allora tasso Bce (che nel frattempo fu tagliato dal 4,25% al 2,5% nel giro di tre mesi).

Oggi, il gap tra Euribor e tassi Bce è di 40 punti base sull'indice a tre mesi e di 14 punti sul mensile. Se poi si considera che gli Euribor non stanno scontando nuovi probabili tagli dei tassi nel primo semestre 2012, questo gap "virtuale" si porta a ridosso dei 90 punti base.

In ogni caso, si tratta di dati che insospettiscono. Di fronte a una nuova prepotente crisi di liquidità (ieri il governatore Draghi ha confermato che "il 2012 sarà un anno difficile per le banche" con costi di raccolta che raggiungono gli 800 punti base (secondo alcuni rumors per ciò che riguarda le banche italiane) e di fronte al recente declassamento delle big bank francesi (che pure, al pari della National Bank of Greece, fanno parte del panel dell'Euribor) come può essere credibile un indice Euribor a 3 mesi imballato all'1,4%?

Del resto, la difficoltà nella raccolta di capitali sul mercato interbancario non è solo un problema italiano, ma esteso a macchio d'olio fra le banche dell'Eurozona. Per questo motivo un Euribor così basso pare surreale. 

Surreale perché lo scenario rispetto al 2008 non sembra tanto diverso. Nonostante ciò gli Euribor in questa seconda tornata della crisi del credito volano bassi. Ciò esalta il sospetto che gli istituti di credito che fanno parte del panel stiano dichiarando – ai fini della determinazione del tasso Euribor – tassi interbancari inferiori rispetto a quelli reali di funding (raccolta). Magari per non alimentare ulteriori tensioni, le stesse che crearono un effetto panico a fine 2008 quando appunto gli Euribor balzarono con violenza sui massimi storici.

Resta il fatto che, se i costi di raccolta interbancari medi in Europa fossero all'1,4% (come oggi sintetizzato dall'Euribor), non ci sarebbe ragione di applicare spread sui mutui alle stelle, motivati proprio dagli alti costi di raccolta di capitali. C'è insomma qualcosa che non quadra: il cerchio non si chiude.

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