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Draghi, tu vuò fa’ l’americano?

La Federal Reserve ha indicato ieri che manterrà i tassi di interesse nel range compreso tra 0 e lo 0,25% almeno fino al 2013. Stessa soglia della Banca centrale svizzera. La Banca di Inghilterra non pare abbia intenzione di smuoverli dalla soglia dello 0,5%. Per non parlare della Banca del Giappone che dallo scorso anno viaggia con tassi azzerati.

E in Europa? In due mesi di mandato il nuovo governatore Mario Draghi è partito in modo scoppiettante, con due tagli da 25 punti base, riportando il costo del denaro all'1% – il livello di inizio 2011 – vanificando così i due rialzi operati da Jean Claude Trichet ad aprile e luglio.

Per l'Unione europea il costo del denaro all'1% rappresenta anche il minimo storico. A questo punto la domanda è se Draghi possa infrangere questa barriera, più volte definita "non superabile" da Trichet.

In molti pensano di sì.

Secondo Sergio Capaldi, economista di Intesa Sanpaolo, "le difficolta' previste per l'anno prossimo richiedono una politica monetaria particolarmente espansiva e credo che Draghi andrà in questa direzione". Per gli esperti di Citigroup potrebbe tagliare i tassi di 50 punti base (e portarli quindi allo 0,5%) nel 2012.

Del resto, i mercati iniziano a concentrarsi, adesso, non tanto sulla recessione italiana (confermata dai dati del Pil dell'ultimo trimestre) ma su quella dell'Europa che si appresta a mutare da tartaruga a gambero nel 2012. Motivo per cui una politica espansiva sembra quasi l'unica direzione percorribile da parte di una Banca, quale quella europea, che non dispone delle stesse armi delle altre banche centrali big (non può emettere moneta e non ha funzioni di tesoreria) in questa crisi dove la calma, ahinoi, non è più una virtù da forti.

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