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Perche’ le elezioni anticipate sarebbero state folli

La crisi di Governo volge al termine. Entro domani (martedì 15 novembre) dovrebbero arrivare anche i nomi dei ministri che comporranno la squadra guidata da Mario Monti. Che i mercati chiedevano un Governo tecnico era chiaro. Quindi, il primo passo è stato fatto. Ciò non significa che, lato cittadini, sarà una fase agevole, anzi. Dovremo prepararci a un'austerity dura, ma necessaria per riposizionare l'Italia verso un risanamento strutturale. Probabilmente le riforme di Monti saranno:

– patrimoniale graduale sia su valori immobiliari che mobiliari

– reintroduzione dell'Ici

– allargamento del sistema contributivo sulle pensioni

– imposta millesimale sugli immobili di proprietà

– rafforzamento della lotta all'evasione fiscale con il redditometro

Attendiamo con interesse gli sviluppi. Ciò che è interessante è, per ora, calcolare, nella logica del costo/opportunità, gli immediati vantaggi che la svolta del presidente Napolitano verso un Governo tecnico determinerà. Che significa, allo stesso tempo, calcolare i danni che un ricorso alle elezioni anticipate avrebbe causato.

Il dato di fondo è che da qui ad aprile - periodo di tempo stimato dai partiti che chiedevano elezioni anticipate per la formazione di un nuovo Governo (politico e quindi statisticamente incapace di adottare misure di duro ma efficace risamento economico nel lungo periodo) – andranno in scadenza circa 200 miliardi di titoli di Stato italiani. Titoli da rinnovare. Bene, se avessimo navigato ancora nell'incertezza non fornendo ai mercati un segnale chiaro, le nuove aste per rinnovare questi titoli (BoT, BTp, CcTeu, ecc.) sarebbero state fissate certamente a tassi insostenibili nel lungo periodo. Complice lo spread con i titoli tedeschi altissimo (la scorsa settimana ha toccato il picco a 575 punti base quando nel 2006 era a 37 punti):

Tenuto conto che:

- con lo stock attuale di debito pubblico (record oltre quota 1.900 miliardi) ogni 100 punti base in più di rendimento (e quindi di interessi da pagare per lo Stato) determinano un aggravio di esborso di interessi pari a circa 6 miliardi l'anno (18 in tre);

- prima delle voci su un innesto di Monti lo spread BTp-Bund viaggiava a 575 punti base (punto massimo toccato la scorsa settimana) corrispondenti a un rendimento del 7,5% per i BTp;

- i BoT a 12 mesi hanno toccato il picco addirittura all'8,4% (dopo la clamorosa inversione sulla breve distanza della curva dei rendimenti);

– fino a un anno e mezzo fa i rendimenti dei BoT ordinari viaggiavano all'1% e del BTp decennale al 4%;

è chiaro che con elezioni anticipate avremmo rischiato di imbarcare sul groppone del bilancio statale una voce "interessi passivi su debito" per 16 miliardi l'anno (spannometricamente ottenuti moltiplicando 200 miliardi per uno spread medio di 800 base (quale si sarebbe raggiunto secondo alcuni esperti in caso di annuncio di elezioni anticipate). Ovvero più di una manovra finanziaria all'anno, gettata alle ortiche solo per pagare gli interessi sul debito. E così, almeno, per i prossimi 10 anni.

Queste considerazioni, per intercettare il rischio (mancato) di elezioni anticipate.

Se poi a ciò aggiungiamo che negli ultmi 10 anni il Pil dell'Itaila si è mosso complessivamente di un punto percentuale, bene, allora l'idea di un Governo tecnico ha una doppia benedizione.

Anche se, fra un po, sia' in veste di cittadini che di contribuenti che di pensionati avremo certamente meno da sorridere. Date le riforme (necessarie) che stanno per arrivare.

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