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La crisi? Un circolo vizioso banche-Stati-banche

La crisi finanziaria ed economica che stanno vivendo i Paesi occidentali – dipinta da più fonti autorevoli come la più fragorosa dal secondo dopoguerra – è frutto di un circolo vizioso. Scoppiata nell'agosto del 2007, quando la bolla dei mutui e derivati subprime è scoppiata, ha toccato uno dei suoi punti più gravi nel settembre 2008 con la bancarotta di Lehman Brothers.

1) E' quindi partita dalle banche e dall'utilizzo sproposito della leva finanziaria, peraltro su contratti a rischio, quali appunto mutui sottoscritti da categorie meno abbienti (subprime) a tasso variabile con i tassi ai minimi.

2) E' poi rimbalzata sugli Stati che hanno dato un'ulteriore spallata al debito pubblico per salvare istituti di credito e compagnie assicurative in difficoltà. Ad ogni latitudine del pianeta

3) E adesso muove, come un cane che si morde la coda, nuovamente verso le banche che hanno bisogno di una ricapitalizzazione per fronteggiare le forti perdite in Borsa (con capitalizzazioni scivolate in molti casi sotto i mezzi propri) e gli aumentati costi di raccolta del denaro (a causa di rating via via più bassi). Con la differenza, rispetto al 2008, che gli Stati adesso sono molto più fragili per fronteggiare un intervento a sostegno delle banche perché molti Paesi (vedi Grecia) chiedono a loro volta il disperato sostegno di altri Paesi.

Come si uscirà da questo circolo vizioso?

  • Vito Lops |

    Grazie Paolo per il bel contributo.
    Sono d’accordo con te, mi auguro ovviamente che lo scenario apocalittico resti tale. Ma hai centrato, a mio avviso, il problema. Il sistema delle lobby è estremamente intrecciato e impedisce di compiere le riforme strutturali necessarie per ricostruire basi sane e ripartire in modo deciso. C’è la sensazione che senza queste riforma il sistema occidentale (e il benessere a cui ha abituato i cittadini) vada in testacoda.

  • Paolo |

    Bella analisi, Vito, semplice ma incisiva. In pratica, concettualmente solo una “o” piu’ del tuo cognome.
    Una possibile risposta alla tua domanda viene dalla teoria dei sistemi: una bella ‘catastrofe’.
    In senso tecnico, un brusco cambiamento dei parametri di stato, una discontinuita’ nella loro evoluzione. In pratica?
    I conti in banca azzerati, i soldi i tasca che diventano coriandoli, non piu’ corrente e gas nelle case, supermercati vuoti.
    Scenario apocalittico? Certo. Ma non irrealistico. Giusto cosi’, per ricordare quanto fragili siano i fondamenti del sistema che ci consente di vivere oggi.
    Prima o dopo, e’ solo questione di tempo? Non ci sono altre vie d’uscita? Forse. Gli interessi dei potenti, dei poli di potere globale sono cosi’ intrecciati con quelli finanziari, che la loro avidita’ li costringera’ a manovre disperate, pur di non soccombere; ‘cane non mangia cane’ funziona fin quando c’e’ altro da mangiare.
    Tra queste, la piu’ probabile, ordinaria e ben collaudata e’ la guerra.
    Crea spazi fisici ed economici, permette di incamerare beni, rimuovere ostacoli e magari si riesce pure a farla sembrare ‘umanitaria’. Ma non risolvera’ il problema, chiaramente. La via d’uscita puo’ venire solo da una profonda revisione (rivoluzione?) del sistema finanziario… tornando ad ancorarlo all’economia reale, come si dice da tempo.
    Ma la questione e’ ancora piu’ fondamentale. Quando si ideera’ ed instaurera’ un sistema alternativo al consumismo-capitalismo spalleggiato da pseudo-democrazie meramente amministrative e burocratiche come abbiamo oggi, governate in realta’ da lobby e holding finanziarie? Al momento non esistono alternative serie neppure sulla carta…
    Ma una cosa e certa: non chiediamolo piu’ agli economisti!

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