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Spread sui mutui fuori controllo. Anche fino al 4%

L'altra faccia della crisi. La prima è quella che tiene bassi i tassi a cui è agganciato il calcolo delle rate dei mutui (Eurirs ed Euribor). L'altra è quella che vanifica questa straordinaria convenienza: l'aumento compulsivo degli spread praticati dalle banche, che incidono inevitabilmente sul tasso finale composto appunto dalla somma tra spread bancario e tasso di riferimento europeo (Eurirs per i mutui a tasso fisso, Euribor o Bce per i mutui variabili).

A settembre le banche hanno iniziato a ritoccare gli spread. Una moda che sta continuando senza posa. In media adesso siamo quasi al 2% per i mutui a tasso fisso e oltre l'1,8% per i tassi variabili. Decisamente troppo.

Come mai? Per due motivi.

a) stanno aumentano i costi di raccolta (funding) di capitali da parte delle banche che, di conseguenza, stringono i cordoni del credito e chiedono in cambio un tasso di interesse più alto;

b) c'è il rischio che sugli istituti di credito europei arrivi un nuovo credit crunch (dopo quello seguito al collasso di Lehman Brothers a settembre 2008). Il che significa: nuova esigenza di ricapitalizzarsi e quindi meno prestiti (a famiglie e imprese).

Questa duplice combinanzione di fattori sta portando alcuni istituti a defilarsi elgantemente dal mercato con spread paranormali che arrivano addirittura l 4%. Ricordiamo, per mantenere il contatto con la realtà, che nel 2007 la maggior parte degli istituti operanti in Italia praticava spread intorno all''1%, con un'abbondante quota di offerta sotto questa soglia.