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La Bce potrebbe fare un sano mea culpa e tagliare i tassi

I mercati attendevano il discorso di Jean-Claude Trichet (trasmesso in direttiva esclusiva nazionale con traduzione in simultanea dal sito del Sole 24 Ore) giovedì 8 settembre 2011. Le parole del governatore della Banca centrale europea, che a novembre lascerà il posto a Mario Draghi e che ha parlato per più di un'ora rispondendo anche alle domande dei giornalisti, non hanno però centrato i (veri) punti chiave su cui l'attenzione era concentrata.

1) La Bce continuerà a comprare titoli di Stato italiani sul mercato secondario per sostenerne la domanda nelle fasi di turbolenza? Trichet ha glissato confermando l'ammontare di bond governativi acquistati dalla Bce a partire dall'11 agosto. Quindi si può intuire che Francoforte continuerà a sostenere l'Italia per raffreddare lo spread BTp-Bund ma non ve ne si ha la certezza.

2) La Bce muoverà i tassi di interesse? Trichet ha confermato le proiezioni di un'economia globale eccezionalmente fragile. Ma non ha indicato, palesando un inutile orgoglio, un taglio dei tassi di interesse. Quindi la Bce ha deciso di andare "contro i mercati" – che considerano freddamente l'orgoglio una debolezza "umana"- che vedono più corretto un taglio dei tassi, innalzati ad aprile e luglio in entrambi i casi di 25 punti base, così dall'1% all'1,5%. Un taglio dei tassi stimolerebbe l'ansimante economia europea, colpita dalla crisi globale e da quella endemica dei debiti sovrani europei.

Non a caso i future sull'Euribor a 3 mesi – tendenzialmente ancorati al tasso Bce – ipotizzano una discesa dall'attuale 1,53% all'1,19% entro fine anno. Come dire che si aspettano un'inversione di politica monetaria e quindi un taglio dei tassi di interesse. Del resto, è opinione diffusa anche tra molti gestori che la Bce farebbe bene a fare un sano mea culpa e a tornare indietro sui suoi passi, cancellando il poco comprensibile rialzo dei tassi operato a luglio per contrastare un'inflazione drogata dall'aumento del prezzo del petrolio e non da un surriscaldamento dell'economia. Non a caso, adesso che il petrolio viaggia abbondantemente sotto i 100 dollari le previsioni sull'inflazione indicate ieri dallo stesso Trichet sono ribassiste. Il costo del denaro rientrerà a fine anno nell'orbita di sicurezza del 2%. Quindi, ancora una volta: perché non ridare ossigeno all'economia riportando i tassi ai livelli di giugno (1,25%) o marzo (1%) ?