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Ecco gli spread reali (al netto dell’intervento della Bce)



 

Spread reale col Bund a 10 anni
  Attuale Stimato dagli esperti al netto
    degli acqusti sul secondario della Bce
    * ** *** ****
Italia 348 450 440 375 410
Spagna 327 450 440 350 360
Irlanda 655 1000 1020 600 800
Portogallo 900 1000 1150 850 1000
Grecia 1560 1560 1750 1600 3000
           
* Tommaso Federici (Banca Ifigest)  
** Gabriele Vedani (Fxcm Italia)  
*** Riccardo Farisi (Scm Sim    
****  Giuseppe Ragusa (Luiss)    
note: dati in punti base      
«La Bce è stata vista acquistare oggi BTp». Più volte, questo commento è circolato nelle ultime quattro settimane nelle sale operative dei trader. Perché difatti la Banca centrale europea, per sua stessa ammissione, ha avviato un programma estemporaneo di acquisti di titoli di Stato dell'Eurozona sul mercato secondario. Una sorta di quantitative easing, in salsa europea.
La nuova azione della Bce è stata presa per arginare le vendite sui titoli di Stato, in particolare di Italia e Spagna. O meglio come spiega Giuseppe Ragusa, professore di Econometria all'università Luiss «per creare una domanda artificiale atta a sostenere le aste sul mercato primario, dato che gli investitori istituzionali possono comprare con più facilità se poi sanno che dall'altra parte c'è la Bce pronta a riacquistare gli stessi titoli».
A conti fatti, a circa un mese dal cambio storico di strategia dell'istituto di Francoforte – a cui per statuto compete "solo" il controllo della stabilità dei prezzi e non anche la crescita dell'occupazione (e quindi dell'economia) come spetta alla Fed statunitense – è possibile tracciare un primo bilancio su un'operazione non soggetta a critiche a tal punto che secondo il presidente della Repubblica tedesca «avrebbe violato il Trattato di Msastricht».
La tabella degli spread reali
«Con l'acquisto sul mercato secondario di titoli italiani e spagnoli la Bce è intervenuta, con successo, per abbassare i livelli dei tassi dei due paesi ed il relativo spread sul Bund tedesco – spiega Riccardo Farisi dell'area investimenti di Scm sim -. Utilizzando il Securities markets program (Smp) la Bce è riuscita ad abbassare lo spread tra BTp e Bund da 390 punti base della prima settimana di agosto a 265 punti base nella successiva e a lo spread superando di poco la soglia del 5% sul tasso del decennale italiano, superando anche la prova di una nuova emissione in questa settimana».
Quindi l'effetto calmierante, a detta degli esperti c'è stato e come. Lo dimostra il fatto gli spread sarebbero decisamente più alti rispetto alle soglie attuali, in assenza dell'intervento teoricamente "fuori campo" dell'istituto di Francoforte. Ne sono convinti tutti i gestori e gli esperti che abbiamo interpellato chiedendo di calcolare quello che sarebbe in questo momento lo spread reale tra il Bund tedesco a 10 anni e rispettivi titoli dei Paesi dell'Eurozona finiti sotto la scure protettiva dell'istituto guidato fino ad ottobre da
Come si evince dalla seguente tabella il differenziale tra BTp e Bund a 10 anni si attesterebbe ben oltre i 400 punti base: 450 punti base secondo Federici (Banca Ifigest), 440 a parere di Gabriele Vedani (managing director di Fxcm Italia), 410 secondo Ragusa (Luiss). Solo un gestore (Riccardo Farisi di Sic Sim) vede lo "spread reale" (al netto dell'intervento della Bce, sotto i 400 punti (375) ma in ogni caso superiore rispetto ai 300-310 su cui viaggia nelle ultime, pur frenetiche, contrattazioni sui mercati finanziari.
Stessa sorte per i titoli spagnoli (il cui spread reale sarebbe al pari di quello italiano ben sopra quota 400) e per quelli di Irlanda, Portogallo e Grecia che viaggiano su proporzioni ben più alte perché scontanto un quadro di solvibilità deteriorato (non a caso non hanno avuto alternative al ricorso agli aiuti europei).
I gestori concordano: in assenza della Bce i rendimenti dei titoli di Spagna e Itaila a 10 anni, attualmente oltre tra il 5 e il 5,3% sarebbero pericolosamente vicini al 7%, considerata la soglia di non ritorno (superata la quale Portogallo, Grecia e Irlanda hanno chiesto gli aiuti a Ue e Fondo monetario internazionale). Quindi, l'effetto protettivo della Bce c'è stato. Lo dimostra anche il fatto che il mercato dei Cds (contratti che assicurano contro il default di un debito sottostante, in questo caso dei Paesi dell'Ue, e che quindi ne misurano il rischio Paese) che non sconta l'effetto della Bce è rimasto pressoché invariato, e quindi sui massimi, da inizio agosto.
Aiuto a tempo (in)determinato?
Ma fino a quando potrà durare? Secondo Ragusa della Luiss si tratta di «l'intervento è necessario ma si tratta di un quantitative easing dimezzato. Perché mentre la Federal Reserve quando ha annunciato le tranche di iniezioni di liquidità lo ha fatto indicando tutti i dettagli di tempi e importi. Mentre la mossa della Bce, dato che non è contemplata dallo statuto, è per forza di cosa meno trasparenti dato che non conosciamo con esattezza l'entità degli acquisti né fino a quando saranno perpetuati. Chiaro è che potrebbero continuare almeno fino a fine anno, ovvero fino a quando i governi avranno varanno, ci si augura, validi piani di austerity, digeriti dal mercato. Solo in questo caso i titoli di Spagna e Italia avrebbero la forza di correrere da soli, senza il sostegno di Francoforte. Quanto all'Italia si tenga conto che entro fine anno dovrà rinnovare circa 130 miliardi di debito pubblico in scadenza, quindi il sostegno della Bce quindi questa tipologia di azione della Bce, seppur strutturalmente non mirante alla crescita (come le azioni Fed, ndr) ma piuttosto a evitare il default dei Paesi Ue, è quantomai necessaria».
«È evidente che questa situazione non è sostenibile – prosegue Capuano -. Il mercato si è sempre focalizzato sulla bontà dell'Italia riguardo alla capacità di controllare il deficit e i risparmi delle famiglie che compensano il debito pubblico. Il nostro tallone d'Achille rimane l'assoluta incapacità di creare crescita. In uno scenario di rallentamento della crescita mondiale, se non addirittura accenno di recessione, è evidente che gli investitori internazionali chiederanno rendimenti ben più alti per sostenere un debito di un paese che è al 120% del Pil. La sensazione che noi abbiamo sulla clientela straniera – prosegue – e che non basterà l'approvazione della manovra a far cambiare idea. Inoltre la manovra è palesemente una manovra frutto di centinaia di mediazioni politiche e soprattutto incapace di creare alcuno stimolo alla crescita. Da un punto di vista trading molto dipende dalla Bce, che comunque non ha un target sullo spread ma ha quello di lasciare i rendimenti intorno al 5%. Noi ci aspettiamo che dopo l'approvazione della manovra il mercato si concentrerà sulla crescita e inevitabilmente la volatilità aumenterà».
Per Vedani «solo qualora gli stati oggi più esposti dovessero dare prova di saper perlomeno impostare una riforma politicale sociale (e non dimentichiamolo culturale – perchè l'impianto del welfare verrebbe profondamente ridimensionato) ritengo che la Bce (leggete pure Francia e Germania) accetterebbero la transizione ai tanto controversi Eurobond.
I titoli garantitit dall'intera comunità, avrebbero la capacità di risolvere d'incanto due vizi originali itnrodotti dall'euro: il potenziale default di singole nazioni che a sua volta causa il grande equivoco della necessità di nazioni appartenenti alla medesima area monetario-economico-geografica di pagare costi così differenti per il finanziamento del proprio debito. La volontà di partecipare al maggior costo da parte dei paesi (oggi) più virtuosi sarà il vero campo su cui si giocherà la partita dell'euro (e del progetto comunitario in senso lato) nei prossimi mesi».
A parere di Federici «molto più importante dell'intervento diretto sul mercato è l'idea che la Bce possa intervenire a sostegno dei debiti pubblici. La manovra italiana è di tale importanza per tutti, essendo il paese più importante tra quelli in difficoltà sui conti pubblici che una soluzione positiva porterebbe a rasserenare tutto il contesto dando più credibilità anche agli interventi della Bce. Purtroppo le continue modifiche dell'intervento di finanza pubblica e la mancanza di leadership nel promuoverla preoccupano tutti gli attori economici domestici ed esteri. Nonostante tutto, e non volendo entrare nel merito dei provvedimenti, credo che verranno rispettate tutte le indicazioni della Banca d'Italia e della Bce espresse nella famosa lettera inviata in primi di agosto».
Secondo Farisi « teoricamente senza limiti, l' Smp, potrebbe dare la possibilità a Italia e Spagna di andare sul mercato a finanziare i bisogni in scadenza nei prossimi mesi. Questo potrebbe dare il tempo necessario all'Italia e alla Spagna di presentare riforme strutturali che diano fiducia agli investitori e che riportino il differenziali a livelli più bassi. Il maggior rischio per il livello di spread e dei tassi ai quali si andrà a rifinanziare il tTesoro sta, a mio parere, nel ribilanciamento dei portafogli di proprietà di banche e assicurazioni italiane. Che dovendo risolvere problemi di bilancio potrebbero a non rinnovare o a sottoscrivere in misura inferiore i titoli di Stato in scadenza in portafoglio e a sostituirli con i titoli tedeschi».