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Tra spread e double dip va in scena la tempesta perfetta d’agosto

La parola chiave di agosto è senza dubbio spread. Sta per differenziale e, in queste ultime ore, è usata soprattutto per indicare il distacco tra quanto rendono i titoli di Stato dei Paesi europei periferici (quelli con i debiti pubblici più consistenti, come nel caso dell'Italia, o traballanti, come nel caso di Grecia, Irlanda e Portogallo) e il Bund tedesco a 10 anni (considerato in questa fase più che mai il termometro della crisi).

C'è però un'altra parola che rischia di tornare alla ribalta nei prossimi giorni: double-dip. Ovvero doppia recessione. E' lo scenario che – stando agli ultimi dati deludenti pubblicati negli Stati Uniti sul triplice fronte di produzione, consumi, occupazione – alcuni iniziano a prospettare per l'economia globale.

Il tutto mentre Wall Street è al nono ribasso consecutivo, un filotto così negativo che non si vedeva dai tempi del 1987. E mentre Piazza Affari ha perso nell'ultimo trimestre più del 20% portando la capitalizzazione nettamente sotto i 400 miliardi. I BTp a 5 anni hanno agganciato il rendimento dei titoli spagnoli e i titoli a 10 anni viaggiano stabilmente con rendimenti sopra il 6%, gli stessi dei tempi del 1997, tempi da vecchio conio. Insomma sul mercato obbligazionario l'Italia è valutata alla stregua della Tripla B.

In questo scenario cominciano a salire anche i rendimenti dei titoli governativi francesi (Oat) balzati 78,5 punti base oltre il Bund. A questo punto o scendono i BTp o salgono gli Oat perché 300 punti base tra Francia e Italia, quando la prima ha un deficit/Pil ben sopra la soglia di Maastricht del 3%, francamente non ci stanno.

Bel dilemma, anche questo, in questo agosto da tempesta (finanziaria) perfetta.