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C’è il rischio bolla per la new age delle dot.com

«Ci sono chiari segni di una bolla». A dirlo, questa volta, quando scocca l’11º anniversario della bolla della new economy (scoppiata il 13 marzo del 2000) non è uno Shiller o un Roubini. È Eric Schmidt, tra i padri fondatori di Google. «Le valutazioni sono quelle che sono. Ci si aspetta che queste società realizzeranno un fatturato enorme nel futuro». Schmidt non fa nomi e cognomi ma è chiaro il riferimento a Facebook, Twitter, Linkedin, Groupon e compagnia bella. La new age della dot.com, in aria di Ipo a Wall Street.

Già, le valutazioni. Troppo presto per parlare di utili. In molti casi anche di fatturato. E allora, non resta che pescare il numero di utenti e rapportarlo a quanto queste aziende scambiano oggi sul mercato grigio (dove sono venduti titoli non ancora quotati in Borsa) o ai prezzi che alcuni investitori hanno già pagato per assicurarsi delle partecipazioni (Goldman Sachs per Facebook e Jp Morgan su Twitter). Allora si scopre che, al momento, Groupon, web company di sconti collettivi presente anche in Italia, se prezzata 15 miliardi valuterebbe ciascuno dei 35 milioni di utenti 428 dollari. Molto più di Facebook (ogni utente varrebbe 104 dollari se valutata 52 miliardi) e Zynga (104). Numeri certo lontani rispetto ai quasi 5mila dollari di un cliente Tiscali all’apice della bolla del 2000, ma certo superiori ai multipli che furono di Yahoo!, Geocities (apripista del fenomeno blog) e Netzero (un tempo tra i più grandi Isp americani). Numeri che potrebbero condannare il modello di business della nuova era di dot.com a inseguire, ancora una volta, e dopo due lustri, gli effetti speciali di una bolla finanziaria.

Articolo pubblicato su Nova24 del 10 marzo 2011