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Le Borse cancellano la parentesi Lehman Brothers. I valori sono tornati all’estate 2008. Che fare ora?

 Europa al top da 29 mesi. Mentre a Wall Street il Dow Jones e l'S&P500 hanno segnato i nuovi massimi da giugno 2008. Il tecnologico Nasdaq ha toccato valori che non vedeva dal novembre 2007. E Tokyo viaggia al top da 9 mesi e mezzo.

I numeri parlano chiaro: anche grazie al balzo messo a segno da inizio anno (+7%) la Borsa americana è tornata sui livelli pre-Lehman (la banca americana fallita nel settembre del 2008), i mercati europei si stanno avvicinando a questa soglia. Quanto all'Europa va detto, inoltre, che l'indice FtsEurofirst 300, uno dei panieri ibenchmark dei listini continentali, è in rialzo di oltre l'82% dai minimi storici di marzo 2009 grazie alla riprese delle economie che hanno beneficiato anche degli stimoli dei governi e delle banche centrali. Insomma, tra alti e bassi, nonostante l'alta disoccupazione negli Stati Uniti e la crisi del debito nell'Eurozona, sui mercati azionari è tornato un certo ottimismo.

Può essere utile guardare l'euro…
Lo dimostra anche l'andamento dell'euro che viaggia oltre quota 1,35, nettamente più in alto rispetto agli 1,2 dollari dello scorso giugno. Perché guardare l'euro? Rispetto al dollaro è considerata una valuta più rischiosa: ne consegue che quando sale vuol dire che sui mercati torna l'appetito verso il rischio. E, quindi, torna la voglia di Borsa.

…e il parametro prezzo/utili
Un altro indicatore utile per provare a capire se le Borse hanno ancora margini per continuare a crescere è il parametro prezzo/utili che misura, appunto, il valore di Borsa di un titolo in relazione agli ultimi utili prodotti dalla stessa società. Più è alto, più il titolo si paga a un prezzo caro e viceversa. In questo momento, nonostante, come visto, le Borse europee sono in crescita da 29 mesi (avendo quindi recuperato quasi completamente lo scotto della crisi finanziaria implosa dopo il crac di Lehman Brothers), lo Stoxx Europe 600 incorpora un p/u di 11, ben sotto la media a dieci anni di 13,7, secondo Thomson Reuters Datastream. Quindi sono in crescita ma i titoli mediamente non sono cari. Anzi sono a sconto.

Borsa americana favorita per i gestori
Secondo un sondaggio condotto da Morningstar, società specializzata nell'analisi di fondi gestione, la Borsa americana continua ad essere la preferita dai gestori. Le ragioni principali sono la ripresa economica interna e globale, l'aumento dei margini di profitto delle aziende, che è la conseguenza delle ristrutturazioni societarie, i bassi tassi di interesse e le operazioni di riacquisto di titoli propri (buy-back). Per queste ragioni, l'80% degli intervistati prevede un apprezzamento di Wall Street e nessuno un calo. Il 20% che si attende un'oscillazione attorno agli attuali livelli, mette l'accento sulla possibilità di volatilità nel breve periodo o sulla necessità di ulteriori conferme sulla ripresa di consumi e occupazione.

I fattori di rischio
Occhio, però, ai fattori di rischio. L'incombere della crisi del debito in Europa, a cui si affianano le forti tensione in Medio Oriente e, last but non least, l'elevata disoccupazione negli Stati Uniti (non arginata neppure da prospettive incoraggianti sul fronte della crescita del Pil) restano motivi di preoccupazione sull'andamento futuro dei mercati occidentali.

Non a caso gli intervistati – nel sondaggio Morningstar condotto tra l'8 e il 15 febbraio al quale hanno partecipato 20 delle principali società di diritto italiano ed estero operanti sul territorio, che contano per circa il 90% degli asset gestiti in Italia – pur considerando che la tendenza di fondo rimane rialzista, sottolineano che le Borse potrebbero però anche prendere fiato. Inoltre, soprattutto per ciò che riguarda il mercato europeo, la maggior parte dei gestori intervistati prevede un'alta volatilità, dovuta all'ancora irrisolto problema del debito sovrano.

Su questo fronte, gli esperti guardano con molta attenzione il mercato obbligazionario. Nell'area euro, l'attenzione dei gestori rimane concentrata sul rapporto tra il Bund tedesco e i titoli di Stato dei paesi periferici. Il primo ha registrato un calo dei prezzi, che ha indotto alcuni fund manager a riposizionarsi sulle obbligazioni governative dei paesi meno virtuosi, compresa l'Italia. Altri investitori, invece, manifestano ancora preoccupazione per la situazione del debito sovrano e i tempi della sua soluzione. Un discorso analogo al Bund vale per il Treasury americano, per il quale è prevista un'ulteriore discesa delle quotazioni. Sia in Europa che negli Stati Uniti, il 65% degli intervistati stima un calo dei prezzi nei prossimi sei mesi e solo il 10% prevede un aumento.