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Mutui, i clienti chiedono il variabile. Le banche rispondono fisso

Il 2011 sta segnando il ritorno di prepotenza dei mutui a tasso fisso. A gennaio, infatti, sette mutui su 10 sono stati stipulati con la modalità della rata bloccata per tutto il periodo di ammortamento. Si tratta di uno sbalzo considerevole rispetto alla media dei prestiti ipotecari sottoscritti nel secondo semestre 2010, quando il tasso fisso occupava il 32,7% della torta complessiva dei mutui erogati. Adesso, invece, siamo al 68,8%. In caduta libera le erogazioni a tasso variabile puro (scivolate dal 40,9% al 17,4%) e anche quelle a tasso variabile con cap (dal 24% al 12,8%, dati MutuiOnline.it).

Al ritorno in auge del tasso fisso contribuisce (oltre alla paura di un rialzo dei tassi) anche l'atteggiamento degli istituti di credito (l'offerta) che in questo momento è distante dalla domanda. Lo si capisce proprio controllando la torta delle richieste di mutui. Sempre dalle rilevazioni di MutuiOnline.it a gennaio, emerge che il 62,1% delle richieste è a tasso variabile (40,4% a tasso variabile puro, 21,7% con cap) e il 35,3% a tasso fisso. Quindi la domanda è ancora prevalentemente a tasso variabile. Tuttavia, come abbiamo visto, le erogazioni sono per lo più a tasso fisso. È quindi evidente che c'è uno spostamento della domanda da parte dell'offerta. In pratica, i dati indicano che in questa fase (quando gli Eurirs si sono riportati oltre il 3,5%, dopo aver toccato il minimo storico al 2.7% ad agosto 2010) gli istituti di credito preferiscono erogare prestiti ipotecari a tasso fisso. Forse, anche per scongiurare il pericolo di clienti che, dopo aver scelto il tasso variabile, decidano dopo poco tempo di correre via (attraverso le opportunità garantite dalla surroga) non appena da Francoforte comincino a rialzare i tassi.

Articolo completo sul Sole 24 Ore