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Linkedin verso l’Ipo. Poi Facebook: ecco quanto valgono i social network e dove poter acquistare le azioni prima dello sbarco a Wall Street

Profumo di Borsa per i social network più popolari del mondo, quelli che a forza di "condividi, segnala, linka a e clicca qui" stanno cambiando le regole di web, pubblicità e relazioni sociali. Facebook, Twitter, Linkedin, Groupon e Zingasono tutti in aria di quotazione a Wall Street. Mancano ancora le date ufficiali ma i roumor concordano che nel biennio 2011-2012 questa premiata ditta di reti sociali potrebbe arricchire il listino tecnologico Nasdaq.

Il sentiment favorevole sulla Borsa americana, unitamente al fatto che queste aziende hanno raggiunto una massa critica tale da rendere il business sostenibile anche nel medio periodo, sono le motivazioni con cui gli esperti spiegano il probabile sbarco in Borsa nell'arco dei prossimi 18 mesi.

Sarebbe una ventata d'aria fresca per la new economy, caduta ufficialmente il 13 marzo 2000 (giorno in cui è scoppiata la bolla dei titoli Internet) e, da allora, rinvigorata (solo) dalla quotazione di Google nel 2004 (con ingresso a 85 dollari contro i 620 attuali) e dalla seconda giovinezza di Apple (il cui valore si è moltiplicato 20 volte dal 2004 tale da divenire la seconda società del pianeta per capitalizzazione).

Il primo social network a sbarcare a Wall Street dovrebbe essere – salvo clamorosi sorpassi nel timing - Linkedin. Da poche ore, il sito che mette in contatto i professionisti di tutto il mondo ha depositato alla Sec (Securities and exchange commission, la Consob americana) la sua proposta di Ipo (Initial pubblic offering; in italiano Opv, Offerta pubblica di vendita) azionaria, dopo aver nelle scorse settimane comunicato il pool di banche incaricato di portare avanti il progetto di collocamento.

Numero di azioni offerte e fascia di prezzo non sono ancora stati stabiliti ma nel documento viene indicato un importo teorico di 175 milioni di euro. Un finanziamento che la società chiederebbe al mercato degli investitori per oliare il business. Giro d'affari che è in continua crescita: dal documento si apprende che Linkedin, nei primi nove mesi del 2010, ha registrato un utile netto di 1,85 milioni dollari, contro una perdita di 3,38 milioni di un anno prima. I ricavi sono saliti a161,4 milioni di dollari, più del doppio rispetto agli 80 anni dello stesso periodo dello scorso anno e dei 120 archiviati nell'intero 2009 (nel 2007 i ricavi stazionavano a quota 37 milioni). I dati evidenziano anche un'evoluzione del business verso le offerte di lavoro. Il 27% dei ricavi origina dalle iscrizioni (era il 41% un anno fa), il 41% dagli annunci di lavoro (era il 29% un anno fa) e il 32% (stabile) dalla pubblicità.

Linkedin ha 90 milioni di utenti registrati e 65 milioni di utenti unici mensili, cresciuti a una media annua del 76% nell'ultimo triennio. Oltre la metà non vive negli Stati Uniti. Numeri importanti ma, certo, inferiori a quelli del "social network generalista" Facebook, il cui numero di utenti si aggira intorno a quota 600 milioni. E non è un caso se al mercato grigio Sharespost (una delle piattaforme dove vengono trattate azioni in fase pre-Ipo) il divario tra i valori teorici attribuiti dagli investitori alle due società ci sia un abisso (consulta la tabella sui valori aggiornati dei social networks al grey market). Il primo prezzo offerto in acquisto per un titolo Facebook è di 37,5 dollari. Prezzo che, moltiplicato il numero di azioni della società di Mark Zuckerberg, valuta l'azienda 85 miliardi di dollari. I 33 dollari sul book in aquisto di Linkedin valutano implicatamente l'azienda 3,2 miliardi di dollari.

Bolla o non bolla? È (sarà) la domanda dei prossimi mesi. Certo è che le valutazioni sono in ascesa esponenziale. Lo scorso mese – quando Facebook ha ricevuto unfinanziamento da 500 milioni di dollari da Goldman Sachs - era valutata 50 miliardi di dollari. A inizio settimana erano 76 che, come visto, negli ultimi scambi sono passati a 85. La stessa Linkedin, prima della presentazione del prospetto alla Sec, era prezzata 2,5 miliardi. Oggi, venerdì 28 gennaio, implicitamente vale già il 28% in più.

Bolla o non bolla? Chi lo sa. Resta il fatto che i social nework che stanno cambiando web, pubblicità e relazioni sociali ci credono. Altrimenti non si spiegherebbe perché Groupon, leader nel settore delle offerte geolocalizzate, avrebbe rifiutato a dicembre un'offerta da 6 miliardi da parte di Google. Un mese dopo quel rifiuto (pur essendo ancora un valore da mercato grigio e quindi meno attendibile rispetto a una quotazione al Nasdaq) Groupon ne vale 8,2.

 

 

  • Mattia |

    Qualcuno sa come è possibile acquistare le azioni?

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