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Tfr, meglio lasciarlo in azienda o in un fondo pensione?

Azienda o fondo? Se lo chiedono ancora i lavoratori dipendenti del settore privato che tre anni fa, in occasione del periodo di silenzio-assenso ideato dal governo per favorire la previdenza complementare in Italia, hanno preferito mantenere in azienda la liquidazione maturanda (6,91% dello stipendio annuo lordo). Ma se lo chiedono – per quanto in questo secondo caso non sia più possibile tornare indietro – anche coloro che abbiano già aderito, durante il proprio percorso lavorativo, a una delle forme di previdenza complementare previste dall'ordinamento. Chi ha sbagliato? E, posto che vi siano stati errori, si può rimediare?Per rispondere all'amletico dubbio della previdenza di secondo pilastro si può partire dai rendimenti. Secondo le elaborazioni della Covip, l'organismo di controllo dei fondi pensione in Italia, aggiornate ai primi dieci mesi di quest'anno, i fondi negoziali si sono rivalutati mediamente del 2,6%, superando il dato medio dei fondi aperti (2,2%) e dei Pip strutturati in unit linked (1,3%). E hanno battuto anche il Tfr (1,8%). Ma, quando si parla di rendimenti, in tema di previdenza complementare è tutto relativo: dipende molto da che punto di osservazione ci si pone. Ad esempio, se si prende in esame un periodo di riferimento più lungo, il Tfr si prende la rivincita: a cinque anni il rendimento medio dei fondi pensione si attesta al 2,33% annuo contro il 2,52% del Tfr.

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