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L’indice delle sorprese che aiuta a prevedere l’andamento delle Borse

Le Borse andranno giù o su? A settembre, Wall Street ha registrato la migliore performance dal 1934. Il recupero, che ha coinvolto anche i mercati europei (con il listino tedesco fra i più reattivi) è proseguito anche a ottobre. A novembre, invece, alcune trimestrali poco incoraggianti (in particolare nel settore del credito) e, soprattutto, i rinnovati timori sulla sostenibilità dei debiti dei paesi periferici dell'Eurozona (Irlanda in prima fila) stanno adombrando le performance degli indici azionari.

Wall Street compresa, smentendo, almeno fino al momento, la "regola del mid-term", in base alla quale dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti – le ultime si sono concluse il 2 novembre con la parziale vittoria dei repubblicani – la Borsa americana marcia al rialzo nei tre mesi successivi. Almeno così è stato negli ultimi 70 anni.

Il tutto, in un quadro in cui c'è abbondanza di liquidità sui mercati finanziari (complice anche l'ultima manovra espansiva della Fed) e dove è ancor più complesso leggere la bussola delle Borse.

Premesso che è tecnicamente impossibile interpretare (e saper anticipare) con precisione l'andamento futuro dei mercati azionari, va detto che ci sono alcuni indicatori che possono dare una mano a individuare (nell'affastellamento di numeri che ogni giorno vengono diffusi) la direzione degli investitori. Indicatori un po' nascosti che, però, sono potenzialmente alla portata di tutti.

Tra questi c'è il Citigroup surprise index. Di cosa si tratta? È un indice che misura se i dati macroeconomici battono o no le aspettative di analisti ed economisti. Se le battono la sorpresa è positiva. In caso contrario nel pacco nessun regalo. Non è un indice di poco conto, tanto che molti gestori lo valutano con molta attenzione, fra gli altri, per operare sui mercati. «L'indice delle sorprese di Citigroup è un parametro che permette di misurare il sentiment del mercato sull'andamento macroeconomico – spiega Massimo De Palma, responsabile asset management di Swiss & Global Asset Management Sgr -. Di conseguenza, può essere considerato come un indicatore anticipatore che i gestori possono utilizzare nell'ambito delle loro scelte operative. Se l'indice sale indica che i macroeconomisti erano più pessimisti nelle attese rispetto ai dati reali, al contrario quando esso scende indica un maggior ottimismo degli stessi sulle condizioni reali dell'economia».

Osservando l'andamento di questi indici (c'è sia la versione americana che quella europea) si scopre che raramente sbagliano. I mercati, come detto, sono saliti a settembre e ottobre. Dopo aver toccato un picco al ribasso, il Citigroup index surprise Usa è ripartito ad agosto, anticipando la tendenza. I dati macro (migliori delle attese) hanno quindi favorito il recupero successivo delle Borse. L'indice conferma la sua attendibilità, anche se lo si guarda a ritroso. Dal settembre 2008 – quando Lehman Brothers ha dichiarato bancarotta scatenando la fase più violenta della crisi subprime iniziata un anno prima – l'indice è sprofondato per tre mesi. Poi. è ripartito. E come è andata Wall Street nel 2009? Bene: il Dow Jones ha guadagnato il 18,82%, o il 22,68% in versione total return/dividendi reinvestiti, l'Sp&500 il 23,45% o il 26,48% in veste total return.

«Le nostre scelte d'investimento sono ovviamente guidate dai dati macroeconomici assoluti, e utilizziamo l'indice delle sorprese per rafforzare le nostre decisioni e per individuare eventuali anomalie del mercato – continua De Palma -. La nostra decisione di sovrappesare in questo momento Europa e paesi emergenti è dettata da indicazioni macroeconomiche. Inoltre la nostra decisione di assumere una posizione di overweight (sovrappesare, ndr) sui mercati azionari è confortata dai segnali positivi che arrivano da questo indicatore. Infatti l'indice Usa è recentemente tornato in territorio positivo, ciò sta ad indicare che il pessimismo degli analisti era eccessivo, provocato probabilmente dalla paura di una nuova recessione».

L'indice delle sorprese non è, però, l'unico parametro "alternativo" da osservare per provare a cogliere i guizzi delle Borse. Un altro indicatore utilizzato dagli investitori professionali è il Westpak risk aversion (consulta il grafico). Misura il livello di avversione al rischio degli investitori. Più è alto, maggiore è la probabilità che i mercati scendano proprio in ragione del fatto che gli investitori sono meno propensi a rischiare in Borsa preferendo investimenti più sicuri. E a proposito di "appetito per il rischio", anche in questo caso c'è un indice apposito, elaborato dalla svizzera Credit Suisse (il Credit Suisse risk appetite, consulta il grafico): viaggia in modo direttamente proporzionale all'andamento dei mercati azionari. Certamente più noto è il Vix, che misura la volatilità del mercati (consulta il grafico). Più è alto, più i mercati vanno giù (a beneficio degli speculatori). A fine 2008, all'apice della crisi finanziaria, ha superato quota 80. Poi è sceso. Nel 2010, dopo essere risalito sfiorando 50 a maggio è ricaduto sotto quota 12. E la bassa volatilità, in linea teorica, non è un cattivo segnale per le Borse.