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Perché l’Euribor è tornato a scendere? Lo scenario sui mutui per i prossimi tre anni

L'Euribor si è fermato. In una settimana convulsa per i mercati finanziari europei (che hanno dovuto fronteggiare trimestrali bancarie non esaltanti unite alle rinnovate preoccupazioni sui debiti sovrani dell'Eurozona, Irlanda in primis) dal fronte interbancario è arrivato un punto fermo. Gli indici Euribor – che rappresentano il costo a cui le banche si prestano capitali fra di loro e che interessano da vicino gli italiani che hanno stipulato (o stanno pensando di farlo) un mutuo a tasso variabile dato che le rate sono indicizzate proprio a questi parametri – si sono appiattiti. Dopo sette mesi di rialzi consecutivi (guarda il grafico sull'andamento).

Nel dettaglio, l'indice a 3 mesi è stato fissato oggi, lunedì 15 novembre, alle 11 al tasso dell'1,048%, in ribasso rispetto all'1,049% di venerdì e all'1,05% di giovedì 11. È la prima settimana, da agosto, in cui questo indicatore non cresce. Anzi, seppur briciole, ha perso qualcosina. In leggero calo anche l'indice a 1 mese, fermo da tre giorni allo 0,852% per la scorsa settimana e fissato oggi allo 0,85 per cento.

Come mai? Secondo gli operatori la frenata di questo parametro riflette l'ampia liquidità in circolazione. In sostanza gli istituti di credito in questo momento non si stanno strappando i capelli per chiedere/prestare capitali. Del resto, che sul mercato interbancario sia una fase di calma piatta, lo dimostrano anche i dati del collocamento di ieri, giovedì 11 novembre, di fondi della Banca centrale europea all'1%, che ha mostrato l'ennesimo calo delle richieste da parte delle banche della zona euro. Nel dettaglio, l'istituto centrale ha assegnato 12,552 miliardi di euro contro poco meno di 36 che rientrano (restituiti in quanto in scadenza), soddisfacendo interamente le richieste pervenute da 23 banche. Calma piatta che, quindi, non spinge certo all'insù gli Euribor.

È quindi finita la mini-corsa dell'Euribor? Se si guardano le previsioni sull'andamento dell'Euribor a 3 mesi (attraverso i contratti future scambiati nel mercato londinese Liffe) si denota un timido rallentamento della cresciuta (attesa) di questo indice al termine del prossimo triennio (quando le aspettivave vertono versa una normalizzazione dell'andamento economico e, di conseguenza, verso una normalizzazione dell'Euribor intorno alla sua media storica che è pari al 3%). Un mese fa i future sull'Euribor 3 mesi a fine 2011 portavano questo parametro all'1,38 per cento. I contratti odierni, invece, lo prezzano all1,3 per cento (8 punti base in meno). Scenario diverso, invece, per fine 2012. Un mese fa il contrato future proiettava l'indice all'1,63% mentre gli scambi odierni lo proiettano all'1,73 per cento (10 punti base in più).

Da questi mini-scostamenti si possono trarre alcune mini-indicazioni. Ovvero: le tensioni sui debiti dei paesi dell'Eurozona, acuite negli ultimi giorni, portano a ritardare temporalmente la normalizzazione del ciclo economico. Di conseguenza per l'aumento naturale degli Euribor nei prossimi mesi ci sarà, ma ancor più al piccolo trotto di quanto si ipotizzava quattro settimane fa. Nel 2012 si ipotizza un leggero miglioramento del quadro macroeconomico europeo e, quindi, un'avanzata dell'Euribor a ritmo leggermente più sostenuto rispetto alle previsioni precedenti. Ovviamente, si tratta di decimali.

Decimali che, però, tradotti in rate possono incidere nelle tasche di chi sta rimborsando un mutuo a tasso variabile. Per avere un quadro, si tenga conto che, in media, un aumento di 25 punti base (ad esempio Euribor dall'1% all'1,25%) incide sulle rate di un mutuo ventennale tra i 18 e i 25 euro al mese, a seconda della scadenza residua.

Ciò detto, se è vero che gli indici Euribor sono destinati a crescere, è anche vero che i mutui a tasso variabile, almeno per i prossimi 2-3 anni, dovrebbero volare più basso rispetto ai tassi di un fisso stipulato oggi, pur viaggiando anche questi tassi intorno ai minimi di sempre (4% complessivo nelle migliori proposte).