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Euro a picco verso 1 dollaro: chi ride e chi piange

L’euro scricchiola e si avvicina al fair value di 1,1747
dollari (il cambio con il dollaro stabilito nel gennaio 1999 quando la valuta
europea ha esordito sui mercati finanziari).

Oggi la divisa europea ha chiuso le contrattazioni a 1,225
dollari. Da inizio anno ha perso il 17% sul biglietto verde. In poche settimane
si stanno vanificando gli effetti che hanno portato l’euro ad inanellare sei
anni di costante rivalutazione sul dollaro
(dal giugno 2002, quando viaggiava
sotto la parità sul dollaro, è cresciuta costantemente fino a superare due anni
fa quota 1,6).

In questo quadro cresce la schiera di analisti che
ipotizzano che l’euro possa tornare verso la parità sul dollaro entro fine
anno
. Certo è più nutrita di quella che, al contrario, riproietta la moneta
unica verso quota 1,5 sul dollaro.

Ovviamente, quando una moneta sale/scende, l’impatto sull’economia
è sempre bifronte. In questo caso, quello di un ulteriore impoverimento del
potere dell’euro sul biglietto verde, a beneficiare sono le aziende europee
votate alle esportazioni in paesi dove la valuta di riferimento è il dollaro (o
lo yen visto che l’euro è scivolata ai minimi degli ultimi 8 anni contro la
divisa nipponica).

Non sorridono però i consumatori: costa di più fare shopping
in dollari e, restando in Europa, costano di più anche le bollette energetiche
visto che il prezzo della materia prima che fa girare il mondo, il petrolio, è
espresso in dollari. Quindi, con l’indebolimento dell’euro nei confronti del
dollaro ci vogliono più euro per comprare un barile di petrolio, pur
ipotizzando che il prezzo dell’oro nero (in dollari) resti invariato.