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Mutui, sonni tranquilli con il tasso variabile?

Dormire sonni tranquilli con il mutuo a tasso variabile. Dal
punto di vista finanziario è un paradosso ma è quello che sta accadendo da 11
mesi a questa parte, ovvero dal 13 maggio 2009, giorno in cui la Banca centrale
europea ha tagliato il costo del denaro all’1% (minimo storico). Da allora non
lo ha più mosso. L’ultima conferma è arrivata giovedì dal governatore della
Bce, Jean-Claude Trichet che ha definito questa soglia “adeguata” non alludendo
alla possibilità di ritocchi a breve. Una presa di posizione che avvalora le
ipotesi degli esperti che ritengono improbabile un rialzo dei tassi prima del
2011 e che, in ogni caso, ritengono che la risalita del costo del denaro seguirà
una linea morbida. “Nella attuale situazione dell’Eurozona, contraddistinta da una
stagnazione della crescita e da un riacutizzarsi della crisi della Grecia, un
aumento dei tassi è impensabile”, spiega Nicolò Nunziata, strategist di JC&Associati.
Del resto la stessa Bce
ha dimostrato in passato di avere il polso rigido. Le statistiche ci riportano
al giugno 2003, quando l’istituto di Francoforte tagliò i tassi al 2%
(precedente minimo storico) e li mantenne su tale livello per 30 mesi (fino al
dicembre 2005).

In questo scenario quali sono i rischi che corrono coloro
che stanno rimborsando un mutuo variabile? E quale è la migliore strategia da
seguire per chi intende stipulare un nuovo prestito ipotecario? Dal confronto tra
le migliori offerte oggi disponibili su MutuiOnline.it, il differenziale tra
tasso variabile e fisso oscilla tra i 215 e i 260 punti base, a seconda delle
durate. Il che, tradotto in rate, considerando un
mutuo di 100mila euro da rimborsare in 20 anni, si traduce in un risparmio
mensile di 134 euro (oltre il 20%). Aumentando la durata il risparmio aumenta.
Per lo stesso mutuo, ma a 25 anni, la rata variabile è in partenza inferiore
del 24,5%; del 27% se si considera una piano di ammortamento trentennale. “Proporzioni
invitanti – spiega Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline.it – che
spiegano anche perché oggi oltre l’80% dei mutui erogati è a tasso variabile”.
Lo “sconto” del variabile rappresenta un cuscinetto che ripara da eventuali
futuri rialzi dei tassi. Nell'arco del prossimo triennio, pur in caso di un rialzo dei tassi di 200 punti base (e
ipotizzando che gli indici Euribor, a cui è ancorata la maggior parte dei mutui
a tasso variabile in essere e offerti oggi dagli istituti di credito operanti
in Italia, si muovano in linea) le rate variabili resterebbero comunque più
contenute rispetto al corrispettivo miglior fisso stipulato oggi. Solo in presenza
di ritocchi compresi tra i 250 e i 300 punti base gli attuali variabili
potrebbero diventare più costosi. Quindi che fare? “Partire
oggi con un buon variabile è senza dubbio una scelta finanziariamente azzeccata
– conclude Anedda -. Allo stesso tempo, stipulare un fisso tra il 4,5 e il 5%
per un mutuo di lunga durata potrebbe essere una soluzione da non
sottovalutare. Soprattutto per chi non ha un reddito elevato”. E vuole davvero dormire
sonni tranquilli. 

  • ionescu |

    grecia non è l’unica ad aver mentito sui conti, in questi giorni si scopre che anche bulgaria e ungheria hanno detto bugie… e quanti altri ancora, quindi la fine della crisi è ancora più lontana

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