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Meglio il conto semplice o il servizio bancario di base?

Si muovono i primi
passi verso l’adozione del conto corrente semplice in Italia. A metà aprile,
infatti, gli istituti del gruppo Banco popolare saranno i primi a lanciare un
nuovo conto corrente che includerà fra le varie operazioni, al costo annuo di
36 euro, pagamenti, prelievi, consultazione dell’elenco movimenti e versamento
di contanti e assegni. Oltre a una carta di debito (bancomat) e all'accesso ai
canali alternativi allo sportello.

Il pacchetto di
operazioni incluso nel canone (che in alcuni casi, come per i prelievi da Atm
del gruppo, sono illimitate e in altri, come per i prelievi allo sportello,
sono limitate, si veda tabella a destra) è pensato per una clientela con
esigenze base ed è frutto di quanto stabilito dalla Banca d’Italia dopo l’accordo
raggiunto a fine ottobre 2009 tra l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, e le
Associazioni dei consumatori che fanno parte del consiglio nazionale dei
consumatori e degli utenti (Cncu). Accordo che dà la facoltà agli istituti di
credito attivi in Italia di affiancare alla propria gamma prodotti un conto
corrente semplice. E che stabilisce che gli intermediari devono indicare in
modo chiaro nel foglio informativo i costi relativi alle operazioni aggiuntive.

Oltre al Banco popolare,
l’offerta dovrebbe arricchirsi a giugno quando anche Barclays dovrebbe lanciare
la sua versione del conto corrente semplice. Mentre Intesa Sanpaolo, UniCredit,
Mps, Bnl e Banca Sella mantengono al momento la linea del servizio bancario di
base, un prodotto tecnicamente molto simile al conto corrente semplice,
lanciato dal Consorzio Pattichiari nel 2005 e che ad oggi, seppur a tassi
crescenti, non è ancora decollato (meno di 40mila di rapporti sottoscritti).

“Rispetto al servizio
bancario di base il conto corrente semplice ha tre differenze – riferiscono
dall’Abi -. Prevede un numero fisso di operazioni di scrittura contabile e di
servizi, una tariffazione a canone omniconmpresivo e un profilo tipo di
utilizzo che è funzionale al calcolo dell’Isc (Indicatore sintetico di costo,
ndr)”. Entrambi, rivolgendosi a una clientela con esigenze poco sofisticate,
non includono: libretto degli assegni, carta di credito, forme di finanziamento
(scoperto di conto, prestiti, mutui, etc.) e deposito titoli per gli
investimenti (BoT, obbligazioni, azioni, etc.). 

“Il servizio bancario
di base e la sua evoluzione che è il conto corrente semplice – spiegano
dall’Abi – si pongono l’obiettivo di favorire l’inclusione finanziaria di
quegli 8,3 milioni di cittadini residenti in Italia che non hanno un conto
corrente. Su questo fronte l’Italia è al terz’ultimo posto in Europa, prima di
Portogallo e Grecia. Non avere un conto corrente, e quindi utilizzare solo
denaro contante per i pagamenti, rappresenta un forte disagio per il cittadino,
in termini di sicurezza, trasporto e gestione efficace delle spese in quanto
determina una scarsa abitudine alla rendicontazione. Ed è un disagio anche per
il sistema Paese dato che è stato calcolato che i pagamenti in contanti
comportano un costo annuo di 10 miliardi di euro”.

Quindi, con il conto
corrente semplice il sistema bancario italiano torna nuovamente all’attacco dei
clienti non bancarizzati. “A tal proposito va precisato che seppur il servizio
bancario di base non ha riscontrato grandi numeri finora è anche vero che
questo genere di prodotti consente a molti cittadini non bancarizzati di
entrare per la prima volta in banca – spiega Vittorio Mencarini, responsabile
del gruppo Popolare di Lodi -. Nella maggior parte dei casi questi soggetti,
una volta ricevuta la consulenza bancaria, sottoscrivono altri prodotti, non
necessariamente entry-level, più orientati rispetto al profilo personale. Il
conto corrente semplice va nella stessa direzione”.

Scarica Tabella di confronto tra il conto corrente semplice e il servizio bancario di base