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Ripresa o crisi? E’ un problema di percezione

La crisi è definitivamente alle spalle? Sì, per il
governatore della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet (oggi ha lasciato invariati il tasso di riferimento all'1%), che a inizio
settimana ha scongiurato l'ipotesi di una crisi a W  (sarebbe
caratterizzata, secondo i s
ostenitori
di questa teoria, da una nuova ondata recessiva dopo il recupero in atto). Ma
dal punto di vista psicologico i postumi del pesante 2009 (con il Prodotto
interno lordo italiano arretrato intorno al 5% e quello mondiale sceso
sottozero per la prima volta dal 1945) saranno difficili da smaltire. Ed è per
questo – secondo quanto sostiene la società di ricerche
Ref in uno studio
quindicinale sulla congiuntura economica – che nel 2010 è improbabile che vi
sia "
una variazione positiva
dei consumi, così come ancora in contrazione dovrebbe risultare la domanda di
investimenti immobiliari della famiglie".

Le
preoccupazioni più importanti arrivano dal fronte lavorativo e reddituale dato
che il “2010 sarà un anno di recupero del ciclo, ma non per le famiglie, che si
troveranno a subire ancora gli effetti della crisi sull'andamento
dell'occupazione, in presenza di una decisa decelerazione della dinamica dei
salari reali".

Nel 2009 le famiglie italiane –
si apprende dallo studio – hanno attutito il colpo
"grazie ad una serie di elementi che sono
intervenuti a sostenere il potere d'acquisto del reddito, limitando l'entità
della caduta dei consumi".

Correttivi che però hanno impedito
alle famiglie di “percepire” realmente l’entità della crisi. Per lo stesso
motivo, non avendo “percepito il fondo” della crisi le stesse famiglie
rischiano di non essere in grado
 di
agganciare i primi movimenti di ripresa previsti per il
2010
”. Scenario che, appunto, dovrebbe penalizzare l’andamento dei consumi e del mercato immobiliare
residenziale.