Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Borse, nell’ultimo decennio tre cigni neri hanno lasciato il segno

E’ vero che i mercati azionari premiano sempre gli
investitori sulla distanza con rendimenti ben più alti rispetto a quelli
offerti da titoli più sicuri come i bond governativi? A guardare quello che è
successo negli ultimi 10 anni, chi guarda all’investimento in Borsa con un
approccio ottimistico farebbe meglio a vestire i panni di Cassandra. Perché,
chi nel 2001 avesse puntato 100 euro sui 40 titoli che oggi compongono il
paniere Ftse Mib, se ne ritroverebbe 56, poco più della metà. Se avesse deciso di
reinvestire i dividendi distribuiti dalle prime 40 compagnie italiane per
capitalizzazione il gruzzolo salirebbe a 80, ma resterebbe in ogni caso
inferiore (del 20%) al capitale iniziale. Nel mezzo, infatti, i mercati
azionari hanno dovuto fronteggiare gli strascichi della bolla dei titoli della
new economy, le conseguenze degli attentati alle Torri Gemelle e, ultima ma non
meno importante, la bolla dei derivati agganciati ai mutui subprime che ha
zavorrato il mercato dell’equity dall’agosto del 2007 a marzo 2009. Tre cigni
neri che hanno lasciato il segno.

Cignonero
 

Se poi si guarda ai singoli titoli il bilancio può
assumere proporzioni ancor più pesanti. Stmicroelectronics rispetto a inizio 2001 ha lasciato sul
terreno l’87% del valore di Borsa (l’85% al lordo dei dividendi reinvestiti).
Segue a ruota Telecom Italia che ha bruciato il 78% della capitalizzazione (il
69% nell’ipotesi scolastica di un reinvestimento dei dividendi distribuiti).
Terz’ultima Fiat (che ha mandato in fumo il 61% della capitalizzazione pur
comprendendo le cedole reinvestite). Male anche Mondadori (-60%) Mediolanum
(-49%), Unipol (-42%), Mediaset (-38%). Tra le principali banche italiane solo tre
viaggiano con un rendimento positivo negli ultimi due lustri: Mediobanca
(+17%), Banca popolare di Milano (+2,6%) e Intesa Sanpaolo (+2,4%). Ribassi a
doppia cifra, invece, per altre big: Banco popolare (-37%), Banca Mps (-36%),
UniCredit (-20,5%), Ubi Banca (-4,51%). Tutti in rosso gli assicurativi: Unipol
(-42,6%), Fondiaria-sai (-27%) e Generali (-18,5%). 

Hanno regalato soddisfazioni, invece, i titoli energetici.
Tenaris, dalla quotazione del dicembre 2002, si è apprezzato del 700% (che sale
a 842% tenendo conto dell’effetto moltiplicatore delle cedole reinvestite nello
stesso titolo). Effetto che porta la performance di Saipem a +665% e quella di
Atlantia a +244%. Bene anche Lottomatica (+220%), Snam rete gas (+177%), Eni
(+160%). Più contenuta, invece, la performance di Enel, che ha bruciato il 39%
del valore di Borsa ma che chiude l’ultimo decennio con un profitto borsistico
del 9% nell’ipotesi di cedole reinvestite.