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Una centrale nucleare costa 5 miliardi. Ha senso?

Lavori in corso per il
nucleare in Italia. Ma è davvero la soluzione auspicabile per rafforzare l’indipendenza
energetica del nostro paese riducendo, allo stesso tempo, inquinamento e costi?

Cerchiamo di capire il
percorso che è stato tracciato:

Lo scorso luglio è
passata la legge Sviluppo che prevede la reintroduzione delle centrali nucleari
(dopo che nel 1987 un referendum popolare ha bocciato l’utilizzo dell’energia
atomica). L’iter prevede che
entro il prossimo 15 febbraio dovranno essere varati i decreti legislativi con le indicazioni
per la localizzazione delle centrali nucleari e dei depositi delle scorie

e in altri Paesi. Il 3 agosto, intanto, la francese Edf ed Enel hanno siglato
un accordo che ha portato alla nascita di
“Sviluppo Nucleare Italia Srl”, una
joint-venture che avrà
il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia
di almeno 4 centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata
Epr. A inizio ottobre, inoltre, è stata firmata una dichiarazione congiunta a Washington dal ministro dello
Sviluppo economico Claudio Scajola e dal segretario all'Energia statunitense
Steven Chu. "L'Italia – ha detto Chu – ha obiettivi molto ambiziosi e dato
cha anche noi stiamo rilanciando il nucleare, General electric e Westinghouse,
avranno l'opportunità di partecipare a gare d'appalto in Italia".

In Italia, in sostanza, si sta spingendo sulla terza generazione. Ed è proprio questo uno dei punti deboli secondo coloro che sono contrari al nucleare. Come Mercedes Bresso, presidente della
Regione Piemonte nonché alla guida del World Political Forum assieme all’ex
leader dell’Unione sovietica Mikail Gorbaciov, che ha ribadito nei giorni scorsi nel corso di un convegno a Torino sulle energie che "impiantare in questa fase
centrali nucleari di terza generazione non ha senso".

Per la Bresso
non ha senso partire con una tecnologia destinata a diventare obsoleta.  In effetti la francese Areva, tra i big
mondiali del settore nucleare (società quotata in Borsa), sta lavorando alle
centrali di
quarta
generazione. L’obiettivo è di  avere
scorie meno radioattive, cercare di utilizzare l’uranio più volte e ridurre i
costi di costruzione di una centrale.

«Una centrale nucleare costa 5 miliardi di euro e produce
pochissimi posti di lavoro – spiega Bresso
-. Se utilizzassimo questa cifra nel settore delle energie
rinnovabili produrremo migliaia di nuovi posti e cureremmo la salute del nostro
pianeta. Anche se i rischi del nucleare sono limitati, non possiamo in ogni
caso permetterceli – ha proseguito la
Bresso
-. Perché in caso di incidente perderemmo in pratica
l'area del Po, da cui produciamo metà del cibo italiano. Mezza Italia andrebbe
buttata via».

  • Jean Pierre |

    Cari ragazzi , belle parole, ma non capite che se il nucleare non arriva anche in Italia con almeno 30- 40 centrali continueremo ad essere gli unici importatori da Francia, Slovenia e anche dall’Albania di energia elettrica ? Il famoso NO al nucleare degli anni ’80 con referendum sì è rivelato un classico errore della politica di allora che ci dava come gli unici sopravvissuti in caso di disastro. Il disastro invece oggi lo abbiamo noi ogni volta che l’Enel ti porta la bolletta, e per darvi una proporzione, oggi in Francia si usa la corrente x scaldare le abitazioni, costa infatti meno del gas, da noi invece si compra il gas x produrre energia elettrica. SVEGLIAMOCI !! e basta con il solito ostruzionismo politico che costa soldini a noi tutti italiani.

  • Paolo |

    sono commosso di fronte alla ripetizione pappagallesca dei dati pro-nucleare, peccato che i cosiddetti studi di convenienza non tengano mai conto della chiusura del ciclo, ovvero del costo di smaltimento delle scorie. Certo, dare qualche miliardo di vecchie lire una tantum ad elementi della ‘ndrangheta per buttarle a mare e’ molto piu’ conveniente che pagarne lo stoccaggio
    ( http://nautilusmagazine.blogspot.com/2009/11/mills-nella-rete-dei-trafficanti.html ). A dire il vero il semplice buon senso aiuterebbe a comprendere che non si puo’ neanche dare un prezzo allo stoccaggio di materiali che, in bassa quantita’ ed alta attivita’ (il 3% delle scorie, i materiali a contatto col nocciolo, reattori esausti, ecc.) sono letali, e quelli in enorme quantita’ e bassa attivita’ (materiali di risulta da estrazione, indumenti protettivi, attrezzature dismesse), sono letali lo stesso.
    Forse il seguente documentario trasmesso da France3 (ed ovviamente oscurato in italia) puo’ aiutare a capire la dimensione del fenomeno:
    http://mondoelettrico.blogspot.com/2009/10/uranio-lo-scandalo-della-francia.html
    Per ultimo, mi preme sottolineare che essere contro il nucleare non significa essere contro la modernita’ a priori, e che la brutta nomea delle energie alternative e’ dovuta alla lunga serie di trial-errors, alla mancata regolamentazione commerciale della filiera fotovoltaica, al protagonismo di qualche politico locale bifolco contro “i mulini”
    che spesso blocca l’eolico. Le scorie non puzzano, non disturbano il sonno degli uccelli, ti appioppano solo un bel tumore. Ricetta: rendere economiche le rinnovabili studiando materiali adatti, ricercare ossessivamente l’efficienza energetica, riciclo di inquinanti organici per la produzione di combustibili, utilizzo dei rifiuti non ferrosi per la produzione di gas con dissociazione molecolare, riuso dei materiali ferrosi (il fondente in siderurgia). E non lo dice un amibentalista dei nostri stivali, ma io, modesto ingegnere meccanico sconosciuto, il cnr per la dissociazione molecolare, Rubbia per il solare. Ma capisco, nani, ballerine, ministrelle crociate raccomandate e direttori di giornali di propaganda ne sapranno certo meglio di certi secchioni che hanno sgobbato sui libri… e in qualche caso pure in officina!

  • Alessandra C. |

    Il buon senso suggerirebbe di crecare prima di risolvere i problemi cronici che ci sono “a monte”, ovvero quelli relativi all’efficienza energetica. Un esempio?
    1) “Ogni giorno le case italiane sprecano in media il 55% dell’energia che consumano, una quota pari a quella prodotta da 8 centrali nucleari. Il dato è emerso nel corso del convegno annuale Energetica, organizzato da Somedia a Roma, sui temi dell’energia sostenibile”
    2) “Attualmente in Italia l’efficienza media del sistema edificio-impianto è pari al 45%. “Il che significa – ha detto Cremonesi – che ogni giorno nelle nostre case sprechiamo più della metà dell’energia che consumiamo”. Questa quota di energia sprecata “equivale a 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (tep) – ha proseguito – la stessa energia che producono 8 centrali nucleari di grandi dimensioni come ad esempio quella di Beznau in Svizzera di 730 MWe”.
    Prima risolviamo questi problemi, con incentivi (non incentivi sui decoder) e solo dopo vedrermo se ci sarà bisogno di centrali nucleari!
    Metaforicamente…(e rispondo al Sig. Umberto) inutile pompare sempre più acqua in un tubo che ha enormi falle. Puoi far aprire 500 rubinetti e dare lavoro a 500 persone fisse che si occupano di aprire al massimo tutti questi rubinetti. Ma il problema di fondo rimane: l’acqua uscirà comunque. Il sistema non è efficiente. E qualsiasi fonte energetica si vada ad implementare, quello dell’efficienza sarebbe, a mio avviso, il primo passo da compiere.
    Leggendo su internet i vari pareri di chi, con competenza e fornendo dati precisi sostiene il ritorno al nucleare, ho la forte sensazione che si dimentichino di quel fattore che sfugge ad ogni regola, ma che tutti sappiamo essere una costante: la gestione. La gestione del nucleare in nessun paese è sicura e “limpida” come ci vogliono far credere. E lo dico con sicurezza perchè sfortunantamente risiedo nei pressi di una centrale elettronucleare ora in fase di decommissioning. Ai suoi tempi le promesse di Governo ed Enle erano le stesse di oggi: bollette meno care, sicurezza, compensazioni… Ed invece nulla di tutto questo. Le compensazioni le stiamo aspettando ancora oggi, le anomalie si presentarono da subito, e non poche, degli incidenti venivamo messi al corrente perchè 2 concittadini che vi lavoravano in qualche modo telefonavano e avvisavano la popolazione, e solo allora l’Enel era costretta ad ammettere che si erano verificate problemi o fughe radioattive. L’aumento dei tumori riscontrati è poi un fatto sotto gli occhi di tutti.
    Per questo, da “pro-nucleare” che ero, sono fermamente convinta che stiamo precorrendo ancora una volta la strada sbagliata. Mi fa ridere la tesi di chi sostiene “tanto ci sono in Francia, se scoppiano non ci salviamo”. Ma non scoppia nessuna centrale!! E’ la gestione ordinaria quella che ammazza a poco a poco!
    E comunque già il fatto che non esista una sicurezza ASSOLUTA, il fatto che un incidente grave renderebbe INABITABILE vasti territori per centinaia di anni…ehm, scusate signori…
    Tra le alternative che abbiamo a disposizione il nucleare mi pare quella più antieconomica, complessa, a rischio di speculazioni, lunga, e compromettente per la salute e la sicurezza di tutti noi.
    Alessandra

  • Luca |

    D’accordo con Guido e Umberto. Inoltre, dal 1986 a oggi le centrali nucleari del mondo (credo siano 500) hanno lavorato milioni di ore senza alcun incidente rilevante e l’EPR è stato studiato per essere ancora più sicuro dei modelli precedenti.
    Vogliamo parlare poi delle superifci che dovremmo occupare? Il nucleare produce energia elettrica priva di emissioni per 8.000 ore l’anno, col sole o con la pioggia, di giorno e di notte, con o senza vento. Il megawatt solare invece può lavorare in media per 1.000-1.500 ore l’anno, quello eolico per 2.000-2.700 e per di più quando decide il meteo, non quando serve all’uomo.
    Che poi, a dire la verità mi sono reso conto relamente di cosa significano i dati sopra, quando mio cognato (esperto in materia) mi ha fatto esempi concreti:
    un solo reattore EPR da 1.600 MW da 4-4,5 miliardi occupa qualche ettaro e può coprire il fabbisogno di energia elettrica di due città come Milano. Per avere la stessa produzione ricorrendo esclusivamente a fonti rinnovabili, dovremmo installare oltre 15.000 ettari di pannelli fotovoltaici, pari a 20.000 campi da calcio regolamentari; oppure oltre 3.000 pale eoliche da 2,5 MW, ognuna delle quali supera i 100 metri di altezza e gli 80 metri di diametro: disposte in fila coprirebbero la distanza in autostrada tra Rimini e Lecce. Oppure dovremmo consumare circa 20 milioni di tonnellate di biomasse all’anno, producibili solo da un’area interamente coltivata a pioppeto estesa come la somma di Emilia Romagna e Marche. Non sembra incredibile?

  • Umberto |

    Il costo di una centrale EPR da 1.600 MW è di 4-4,5 miliardi di euro.
    I prototipi di EPR sono attualmente in costruzione. Dire che sono destinati a diventare obsoleti quando non sono ancora entrati in funzione mi sembra un po’eccessivo. Pensate che la Germania ha intenzione di allungare di 10 anni la vita di centrali costruite a fine anni ’60.
    La quarta generazione sarà pronta anche secondo i più ottimisti non prima di altri 40 anni. Se non avremo per quella lontana data nessuna competenza nucleare non si vede come faremo a entrare in quel progetto che fra l’altro usa come combustibile proprio le scorie delle centrali delle generazioni precedenti.
    Una centrale nucleare produce pochissimi posti di lavoro? Non direi: per costruirla lavoreranno nel cantiere 2.500 persone per 5 anni. Per gestirla ci vogliono almeno 500 persone fisse tra dirette e indirette. Per le rinnovabili invece ne bastano poche decine sia per l’installazione sia per la manutenzione. Per quanto riguarda la fabbricazione di pannelli fotovoltaici e pale eoliche l’occupazione si produce sì, ma al 90% all’estero visto che in Italia non abbiamo a oggi fabbriche di quel settore e importimo buona parte dei pannelli e delle pale da Germania, Spagna, Danimarca, Giappone e Cina.
    Un impianto nucleare invece vedrebbe solo un 15-20% esclusivo appannaggio dei “tecnologi” francesi o americani: il resto se lo possono ben aggiudicare aziende italiane che sono altamente qualificat. Non a caso 32 già oggi lavorano all’EPR di Flamanville, dato riportato anche sul sole 24ore in un articolo del 6 ottobre. (come riportato qui: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/10/siti-reattori.shtml?uuid=dca74170-b246-11de-8d23-df24a6addf7c&DocRulesView=Libero)

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