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I codici segreti che muovono Wall Street

A 22 mesi
dallo scoppio della bolla subprime e a 10 dal fallimento di Lehman Brothers
qualcosa è cambiato. Guardando gli ultimi dati macro sembrerebbe che il peggio
sia alle spalle.

1)                 
Una luce arriva proprio dal settore immobiliare, epicentro dell’ultima
crisi finanziaria – per via dell’aggancio di strumenti derivati ai mutui ninja
(no
income, no job or asset), quelli concessi alle categorie meno abbienti –
arrivano i primi segnali di risveglio
: a giugno, infatti, sono state
vendute negli Stati Uniti 384mila nuove abitazioni, nettamente meglio delle
352mila unità attese. L'incremento sul mese precedente è dell'11%, l'attesa era
per un incremento del 3 per cento.

2)                
Un secondo forte segnale di
inversione arriva dai bilanci aziendali. 
Finora il 75% delle società appartenenti all'indice S&P500 che ha
pubblicato i risultati relativi al secondo trimestre ha battuto le attese degli
analisti, pur registrando un calo medio degli utili intorno al 25%. Il dato
pare sorprendente tanto che per la prima volta negli ultimi due anni gli
analisti sono stati costretti ad alzare le stime sui prossimi profitti. 

Qui, però, si esauriscono probabilmente le notizie
incoraggianti perché, dietro il +12% messo a segno dagli indici azionari internazionali
negli ultimi dieci spumeggianti giorni  e
dietro il +40% archiviato dai minimi del 9 marzo, non è detto che si possa
leggere necessariamente una svolta.

Ci sono ancora degli elementi che contrastano la tesi secondo
cui staremmo assistendo a una sana ripartenza.

1)  Innanzitutto va
segnalato che le società in Borsa, dopo i recenti spunti e dopo la discesa
degli utili rispetto alle piroette degli anni passati, quotano mediamente a
premio.  Il maxi paniere delle 600
società più rappresentative dell'Europa è arrivato a valere 27,4 volte gli
utili delle aziende che lo compongono attesi per fine anno dagli analisti, il
livello più alto dal gennaio del 2004.

2) Come mai? Una ragione potrebbe risiedere
nell’importanza che sta assumendo il fenomeno dell’ Hft (High frequency
trading) nelle contrattazioni di titoli a Wall Street. Di cosa si tratta? Operazioni di trading compiute alla velocità della
luce da sofisticati algoritmi capaci di insinuarsi prima di tutti gli operatori
in carne e ossa nei book di offerta e acquisto degli strumenti finanziari. Come
ben documentano agorà multimediali fra cui l’americano
Zerohedge e l’italiano
Icebergfinanza questi programmi funzionano pressappoco in questo modo:

“Supponiamo
ora che qualcuno decida di comprare 10 azioni ad un determinato prezzo. Ecco
che l'ordine appena inserito, deve essere pubblico. Il programma delle meraviglie
il nostro Hft, lo intercetta nello spazio millesimale di un secondo e
contemporaneamente si mette alla ricerca di un venditore che piazza un
ordine ad un prezzo inferiore, il tutto nell'ormai leggendario spazio
millesimale dello stesso secondo. Comprate le azioni, il programma provvede a
rivenderle prima dello scadere del famigerato secondo all'originario
compratore lucrandone una differenza che moltiplicata per milioni di
dollari equivale a miliardi di utili figli di centinaia di miliardi di operazioni
millesimali nei secondi bruciati. Talvolta il programma in questione è in grado
di emettere e cancellare simultaneamente un ordine confondendo qualsiasi
programma che osservi i movimenti dei principali attori del mercato”.

Secondo
quanto riferisce
Bloomberg, questi software comprano e vendono titoli a una
velocità mille volte inferiore a un battito di ciglia.

Insomma, si tratta di potentissime macchine che alimentano
guadagni stellari per quei pochi operatori che li sanno far funzionare. Tra
questi, secondo
Zerohedge il numero uno è stato negli ultimi mesi la banca Goldman Sachs che, non
a caso, ha riportato una trimestrale fantastica. Lo stesso istituto non ha rinnegato l’impatto delle operazioni di Hft sui propri
conti.
 Ma la società – così come la
maggior parte dei fondi hedge che utilizza questi algoritmi – non è convinta
che l’utilizzo di questi software si traduca in un comportamento sleale nei
confronti del mercato. Però, c’è un punto che non convince: all’indomani
del furto del codice utilizzato da Goldman Sachs da parte di un ex dipendente, il russo Sergey
Aleynikov (episodio reso noto a a giugno ma
avvenuto in primavera),
e del conseguente arresto operato dall'Fbi, Goldman è uscita allo scoperto dicendo chiaro e tondo che questi
codici possono
“manipulate markets in
unfair ways”
.
In questa direzione, un’inchiesta di Bloomberg riporta le dichiarazioni del procuratore generale
Joseph Facciponti:
“The bank has raised the possibility that there is a danger that
somebody who knew how to use this program could use it to manipulate markets in
unfair ways”.

In sostanza, Goldman considera il magico
codice per compiere le operazioni di Hft – che permette di anticipare la
domanda e l’offerta reale di compravendite di titoli mobiliari lucrando sulle
differenze grazie a una velocità di esecuzione stellare – una pericolosa arma
se usata dalle mani sbagliate. Ma chi dice che quelle dei suoi analisti siano
quelle giuste, per il bene della comunità finanziaria, della trasparenza e del
libero, regolare mercato?

Su questo punto probabilmente nei prossimi
mesi verrà fatta chiarezza. Il dibattito, infatti, è stato appena aperto dal
New York Times (e molto prima da quelli di ZeroHedge).  Intanto, il 24 luglio scorso il senatore
democratico Charles Schumer ha inviato una lettera alla Sec (l’equivalente
americana della Consob italiana) per chiedere che siano abolite le operazioni
degli
high-frequency
traders. Se questo non accadrà a breve, a settembre lo stesso presenterà
un’apposita legge.

Al di là
di come andrà a finire, questa vicenda può aiutare a capire come le attuali
quotazioni di Borsa possano essere, potenzialmente, influenzate da queste
operazioni estremamente speculative. Come tali, queste operazioni mantengono la
stessa logica profittevole anche se applicate in un mercato ribassista. Quindi,
non è totalmente da esclusdere l'ipoesi che chi governa questi algoritmi (che
necessariamente influenzano l’andamento del mercato e di tutti quei trader che
utilizzano la tecnica di mettersi “a ruota” dei book) possa arbitrariamente
decidere in futuro di generare gli stessi profitti al ribasso, spingendo Wall Street al ribasso (dal cui andamento le altre piazze azionarie non sono certo
scollate). Resta, al momento, un’ipotesi scolastica. Ci si augura, ovviamente,
che nessun cigno nero se ne accorga.

  • Paolo B |

    A stento un commerciante sarà esente da colpe,
    un rivenditore non sarà immune dal peccato.
    Per amor del denaro molti peccano,
    chi cerca di arricchire procede senza scrupoli.
    Fra le giunture delle pietre si conficca un piuolo,
    tra la compra e la vendita si insinua il peccato.
    [Sir. 26,20-27.2]
    …specie se compra e vendita son compiute a velocita’ inumane!
    Il problema e’ che le conseguenze di simili pratiche quantomai discutibili purtoppo non restano circoscritte alla sorte ultraterrena degli empi soggetti che le praticano ma, al solito, e come abbiamo visto di recente, ci rimettiamo tutti noi ‘deboli’.
    Penso che se fosse davvero pienamente diffusa la profonda coscienza della reale natura di molte pratiche finanziarie, e donde giugne buona parte del bello e cattivo tempo delle nostre condizioni economiche, non tarderemmo a vedere assembramenti di persone agitare forconi innanzi a societa’ finanziarie, banche e borse…

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