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I fondi di liquidità sono sicuri?

Qualcuno li chiama ancora con il vecchio nome di fondi
monetari. Ma che li si chiami così o con il nuovo nome, fondi di liquidità, la
sostanza non cambia: si tratta di fondi comuni di investimento che destinano
tutto il portafoglio a obbligazioni e liquidità (BoT, pronti contro termine e
titoli di Stato con breve durata residua). Non possono, quindi, investire in
azioni.

Come si spiega allora che, pur puntando su prodotti
estremamente sicuri, da inizio anno dei 300 fondi di liquidità (sia di diritto
italiano che estero) collocati in Italia ve ne sono 46 che viaggiano al ribasso
con punte negative fino al 9 per cento?

Il dato è ancor più sorprendente se si considerano anche
gli altri paletti, oltre a quello di non poter investire nelle Borse, che la
legge prevede per questa categoria di fondi. I gestori di fondi di liquidità
non possono, infatti, investire in strumenti privi di rating e gli strumenti
finanziari detenuti in portafoglio devono avere un rating non inferiore ad A2
(Moody’s) o a (S&P). La duration massima del portafoglio – l’indice che
esprime la sensibilità del prezzo alle variazioni dei tassi di interesse e
misura il tempo medio necessario per recuperare il costo sostenuto per l’acquisto
– è di 6 mesi, e non è ammessa la copertura del rischio di cambi.

Proprio quest’ultima regola, in realtà, può trasformarsi
in un boomering per gli investitori che puntano su questi strumenti,
solitamente risparmiatori che non possono (o non vogliono) effettuare un
investimento di medio-lungo periodo e optano per i fondi di liquidità che
consentono, appunto, di parcheggiare temporaneamente i risparmi con l’obiettivo
di ottenere una mini-rivalutazione tale da proteggere il capitale
dall’inflazione e dalle tempeste finanziarie. L’assenza di copertura dal
rischio cambi è uno degli elementi che aiuta a capire anche perché alcuni fondi
di liquidità sono in rosso da inizio anno. Per cui, per un investitore di uno
dei Paesi dell’area euro come l’Italia, il rendimento dei titoli obbligazionari
sottostanti va ponderato con l’andamento della valuta di riferimento. Se questa
si svaluta nei confronti dell’euro, il rendimento del fondo rischia di
scivolare al ribasso vanificando l’idea di fondo del risparmiatore che aveva
deciso in partenza di puntare su questi fondi proprio per “proteggere” da
turbolenze finanziarie il proprio gruzzolo. Ed è quello che è successo. Guardando
l’elenco dei 10 fondi con le performance peggiore si scopre, infatti, che in sei
casi si tratta di fondi esposti in franchi svizzeri.  Valuta che, negli ultimi 3 mesi si è svalutata
del 2% nei confronti dell’euro. Ecco, perché, prima di investire bisogna
analizzare con cura quale è la categoria del prodotto. Tenendo presente che in
Italia vi sono quattro tipologie di fondi di liquidità: area euro, area
dollaro, area yen, area altre valute.

Ma l’elemento valutario non è l’unico da prendere in
considerazione.  Molto dipende anche
dalla fiducia e dall’abilità del gestore. 
L’ultimo fondo di liquidità nella classifica delle performance da inizio
anno, il Dws Invest-NC Euro Reserve che dal 1 gennaio 2009 al 13 luglio 2009 ha perso l’8,69%, puntando anche su titoli obbligazionari strutturati, più complessi (e quindi rischiosi) delle semplici obbligazioni governative. E non è l’unico: la crisi finanziaria degli ultimi due anni ci ha insegnato infatti che dietro molti titoli sicuri si possono nascondere prodotti derivati ad altissimo rischio (come ad esempio
titoli subprime).