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Questo pazzo pazzo…petrolio

Il prezzo del petrolio è salito
sulle montagne russe. Nei primi 10 giorni di luglio 2009 la quotazione del
greggio è scivolata di 11 dollari perdendo, per la prima volta dopo due mesi,
la soglia dei 60 dollari al barile. E dire che un anno prima, nel luglio 2008,
un barile veniva scambiato a quota 147 dollari (massimo storico) mentre tra
gennaio e marzo 2009 non riusciva a schiodarsi dalla forchetta compresa tra i
30 e i 40 dollari.

Insomma, le ultime fluttuazioni
del greggio indicano che i contratti sulla materia prima che fa girare il mondo
sono quantomeno “ballerini”. Ma come mai? Ci sono solo ragioni macroeconomiche
a spiegare questa straordinaria volatilità? O è giusto annoverare nel vaglio
delle ipotesi anche il sospetto che dietro questo andamento agitato si nasconda
l’ombra della speculazione?


Le cause delle fluttuazioni del greggio. “Dalla fine del 2008 i prezzi del petrolio si sono mossi in maniera quasi speculare con l'andamento degli indici di borsa, riflettendo entrambi le aspettative circa una veloce uscita dalla recessione. Alle stesso modo, negli ultimi giorni, la riduzione é causata dal pessimismo circa gli ultimi dati provenienti dall'economia americana, dove sale il tasso di disoccupazione e cala la produzione industriale – spiega Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, intervistato dal Sole 24 Ore Radiocor -. In sostanza, le borse e gli investitori hanno cavalcato fino alla scorsa settimana una ripresa degli acquisti sulla spinta di aspettative ottimistiche circa la crisi, ma in assenza di dati concreti sulla sua durata e sull'inizio della ripresa. L'aspetto preoccupante é il fatto che gli acquisti al rialzo, sia sulle borse azionarie che su quelle del petrolio, sono state facilitate dall'ampia disponibilità di liquidità inserita nel sistema finanziario internazionale e, in particolare, in quello americano. Le banche, si sa, fanno fatica in questo periodo a dare soldi alle imprese e alle famiglie, mentre molto più facile é investire in azioni e in futures del petrolio: questi ultimi un anno fa valevano più del doppio, quando si viaggiava verso i 147 dollari per barile”. In pratica sono le stesse cause macroeconomiche (credit crunch) ad alimentare la speculazione (investimenti oltre misura in contratti derivati).

Quale è il prezzo giusto del petrolio? “E’ facile giudicare i 60-70 dollari come valori molto bassi – prosegue Tabarelli -. In realtà rispetto ai fondamentali del mercato del greggio si tratta ancora di livelli alti, sempre da confrontare con prezzi medi nel lungo termini di 30 dollari e con costi nel Medio Oriente non superiori ai 5 dollari”.

Domanda in ripresa nel 2010. Intanto, secondo le stime elaborate il 10 luglio 2009 dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) nel 2009 la domanda mondiale di greggio dovrebbe calare per risalire poi nel 2010. Nel dettaglio, nel rapporto l’Aie prevede una contrazione della domanda del 2,9% nel 2009, pari a 83,8 milioni di barili al giorno (ossia 2,5 milioni di barili in meno rispetto al 2008), per poi vedere un rialzo dell’1,7% il prossimo anno, grazie alla generale ripresa dell’economia.

Focus su Piazza Affari. Notizie queste che potrebbero influenzare al rialzo il prezzo del petrolio e avvantaggiare, in ottica potenziale, le quotazioni dei titoli petroliferi quotati a Piazza Affari (Eni, Erg, Saras, Saipem, Tenaris) che nelle ultime due settimane hanno accusato ribassi medi intorno al 5% e che da inizio anno viaggiano a corrente alternate. Dal 1° gennaio 2009 al 10 luglio 2009 hanno ceduto terreno solo Eni (-4,39%) e Saras (-19%). Positivi, invece, Erg (+13%), Saipem (+40%) e Tenaris (+25%).