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È tornata la corsa all’oro?

È tornata la corsa all’oro? Stando al balzo superiore al 30%
registrato da novembre ad oggi sembrerebbe di sì. Secondo gli esperti,
infatti, il metallo prezioso – che questa mattina viaggia a Londra a
957 dollari l’oncia e che ieri ha segnato uno scatto record di 63
dollari – potrebbe presto ritestare la soglia di 1.000 dollari,
riavvicinandosi al massimo nominale raggiunto proprio 12 mesi fa (17
marzo 2008) a 1.030,80 dollari.

A vantaggio di un rilancio dell’oro giocano una serie di
fattori macroeconomici, dalla debolezza del dollaro ai tassi bassi
offerti dalle obbligazioni governative Usa, considerate, al pari del
metallo giallo, un bene rifugio. Da non trascurare, inoltre, i timori
per un’impennata dell’inflazione – rinfocolati dal piano di salvataggio
dell’economia annunciato mercoledì scorso dalla Federal reserve che ha
messo a budget investimenti per oltre 1.100 miliari di dollari – che
rappresenta un ulteriore segnale di forza dell’oro. «In questa fase è
più probabile ipotizzare una prezzo sopra i 1.000 dollari che sotto gli
800 – spiegano gli esperti della Funzione oro di Banca Etruria». Ma non
è solo il pericolo dell’inflazione a spingere gli acquisti.
«Paradossalmente anche uno scenario di deflazione, lo spettro che
minaccia l’economia mondiale in questa fase, gioverebbe al metallo
giallo – sottolinea Alessandro Fugnoli, analista di Abaxbank -. La
storia insegna che nei periodi di deflazione il prezzo dell’oro cresce
perché i mercati perdono la fiducia verso gli altri strumenti
finanziari. Non credo, tuttavia, che andremo incontro alla deflazione e
neppure che ci sarà un’inflazione alle stelle. Ma queste spinte
contrapposte creano una base che può mantenere il prezzo in alto.
Difficile dire, però, fino a che punto l’oro possa avventurarsi lungo
il territorio inesplorato oltre i 1.000 dollari».

A Piazza Affari.
Per chi vuole puntare sull’oro a Piazza Affari vi sono Etf (fondi
passivi che replicano l’andamento di indici) ed Etc (fondi con
un’esposizione diretta sulla materia prima sottostante quotati in Borsa
Italiana da Etf securities) agganciati al prezzo dell'oro.

I fattori che mettono il turbo al metallo giallo
Inflazione. Il nuovo piano da oltre 1.100 miliardi di dollari annunciato mercoledì
dalla Federal reserve (che prevede un massiccio acquisto di titoli di
Stato e quindi una caduta ulteriore dei rendimenti) ha riaccesso timori
inflazionistici. Scenario che favorisce l’acquisto di beni rifugio,
come l’oro.

Dollaro.
La forte iniezione di liquidità annunciata dalla Fed americana ha
indebolito il dollaro, scivolato a quota 1,36 sull’euro, segnando il
maggior calo settimanale degli ultimi 24 anni. Tendenzialmente l’oro,
essendo quotato in dollari, sale in un contesto di discesa del
biglietto verde.

Borse.
Nonostante il recupero energico registrato nelle ultime sedute le Borse
continuano a dare segnali di debolezza che giocano a vantaggio
dell’oro. Lo dimostra il fatto che mercoledì, prima dell’annuncio della
Fed, Wall Street era in rialzo. Dopo l’annuncio il listino è scivolato
in terreno negativo.

Obbligazioni.
L’attuale scenario di tassi bassi trascina al ribasso i rendimenti dei
titoli di Stato. Privi dell’appeal della cedola, i bond dei Paesi con
un giudizio di solvibilità elevato (come Usa e Germania) perdono il
vantaggio che, in regime di tassi medio-alti, vantano sull’oro (che non
paga cedole).

Petrolio.
Il greggio viaggia intorno ai 51 dollari al barile ed è tornato sui
massimi degli ultimi 4 quattro mesi. Pur non essendo direttamente
legato alla quotazione dell’oro, un rialzo del prezzo del petrolio
tende a spingere all’insù l’inflazione e quindi a favorire il rifugio
degli investitori nel metallo giallo
.