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Mutui, il ritorno del variabile

«Tasso fisso? No, in questo momento le consigliamo di scegliere il variabile». A chi si appresta a chiedere un mutuo oggi capita sempre più spesso di ricevere questa risposta allo sportello bancario. Non è un caso, quindi, che nei primi due mesi del 2009 le richieste di mutui a tasso variabile, secondo le rilevazioni di MutuiOnline.it, sono balzate dal 17,2% di fine 2008 al 39,7 per cento. Del resto, la rimonta del variabile era cominciata già nell’ultimo trimestre del 2008 quando, come evidenziano le elaborazioni di Assofin, l’associazione del credito al consumo e immobiliare, i mutui variabili sono passati da una quota del 16% al 20% del totale delle erogazioni.

Come mai? «La rimonta del variabile è legata a due ragioni – spiega Roberto Anedda, vicepresidente di MutuiOnline.it -. Da un lato è determinata dalla forte discesa degli indici Euribor a cui sono ancorati tali prestiti (questa mattina l’Euribor a 1 mese è sceso all’1,36%, il trimestrale all’1,7%, ndr) che permette di ottenere un risparmio in partenza di circa il 2% in raffronto al corrispettivo prestito a tasso fisso. Dall’altro – prosegue – va tenuto conto che alcuni istituti, a causa della crisi finanziaria in atto, in questa fase hanno minore flessibilità nella gestione e nell’erogazione di credito e pertanto, per equilibrare i flussi finanziari nel lungo termine, tendono a scartare o a rendere sconvenienti (applicando spread dal 2% in su, ndr) i mutui fissi».

Una scelta dettata da una semplice analisi dei costi e dei ricavi. Le banche, infatti, acquistano la maggior parte del capitale con cui finanziano la propria attività sul mercato interbancario a breve termine (pagano quindi un costo pari al tasso Euribor) mentre le rate dei mutui a tasso fisso, che per le banche rappresentano un ricavo, sono calcolate tenendo conto degli indici Irs, che in questa fase viaggiano intorno ai minimi (il ventennale è pari al 3,83 per cento). «Prevedendo che, una volta superata questa crisi, l’Euribor tornerà a salire anche oltre il 4% – conclude Anedda -, molti istituti preferiscono oggi offrire finanziamenti che seguono l’andamento del costo del denaro (a tasso variabile quindi, ndr) piuttosto che offrire un tasso fisso dal quale, quando l’attuale anomalia del credito sarà rientrata, rischiano di percepire in futuro ricavi inferiori ai costi che dovranno sostenere per acquistare denaro».

I consigli per chi sceglie il variabile. Per la stessa dinamica, chi stipula oggi un mutuo a tasso variabile può farlo solo se la condizione reddituale gli consente di sobbarcarsi l’aumento (praticamente certo) della rata nei prossimi anni.

  • ire.ne |

    Questa storia l’ho già letta recentemente (http://www.idealista.it/pagina/boletin.comentarios?id_noticia=20096301)
    La mia domanda è: considerando che la legge italiana riconosce al mutuatario la possibilità di rinegoziare i termini del proprio contratto di mutuo, compresa quindi la possibilità di passare da un tasso variabile a un tasso fisso, com’è possibile, legalmente parlando, che le banche neghino questa opportunità o, addirittura, ritirino dal mercato i prodotti a tasso fisso?
    Non so, a me sembra tanto una sorta di un mercato oligopolistico. Basti vedere la difficoltà con cui gli istituti di credito concedono la portabilità del mutuo, nonostante questa sia espressamente prevista da una legge (decreto-Bersani).
    Il governo ha già approvato, con il decreto legge anti-crisi, alcune misure per venire incontro alle famiglie in difficoltà col pagamento delle rate; ma perché non obbligare anche le banche a rispettare gli impegni presi?

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