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Il vocabolario anti-crisi

Deflation
Poche ore fa la Federal reserve americana ha azzerato il costo del denaro. Una mossa senza precedenti – spinta anche dalla minaccia della deflazione – che ha schiacciato ulteriormente i rendimenti dei titoli di Stato. Questi sono in discesa anche in Europa dopo i recenti maxi-tagli della Banca di Francoforte. Nello stesso scenario, le Borse mondiali sono tornate, in pochi mesi, ai livelli del 2002 mandando in fumo svariati miliardi di euro. Dati alla mano, quindi, non si può certo dire che il 2008 che ci stiamo per mettere alle spalle è stato un anno di calma piatta per il popolo dei piccoli risparmiatori, sommersi da numeri e vocaboli non sempre di facile comprensione. Ecco il dizionario dei termini che aiutano a capire quello che è successo in questo turbolento anno e quello che gli investitori si aspettano per il prossimo.

Costo del denaro. Rappresenta iil tasso di interesse che gli istituti di credito pagano per acquistare liquidità all’ingrosso. È sintetizzato nei tassi ufficiali che le banche centrali stabiliscono in base alle scelte di politica monetaria. L’ultima mossa in tal senso è stata effettuata ieri dalla Fed che ha tagliato i tassi interbancari dall’1% a una forchetta compresa tra lo 0 e lo 0,25 per cento. Si tratta del livello più basso di sempre per l’economia americana, persino inferiore al costo del denaro in Giappone (0,30%). In Europa, la Banca centrale ha fissato il 4 dicembre il tasso di riferimento al 2,5%; lo stesso giorno la Banca d’Inghilterra ha ridotto i tassi al 2 per cento.

Deflazione. considerataÈ la nuova minaccia per l’economia americana e mondiale. È quel fenomeno caratterizzato da un calo costante e prolungato del livello generale dei prezzi. Si tratta, in sostanza, del fenomeno inverso all’inflazione (aumento dei prezzi) ed è molto pericoloso per la salute dell’economia. Se, infatti, prevalgono aspettative di un’ulteriore diminuzione dei prezzi, l’acquisto di beni tende ad essere differito. La contrazione dei consumi può provocare un nuovo calo dei prezzi, innescando una spirale al ribasso del sistema. La manovra di azzeramento dei tassi apportata ieri dalla Fed è frutto, anche, del pericolo di deflazione che incombe sull’economia Usa. A novembre, infatti, il tasso di inflazione è sceso dell’1,7% su base mensile, il peggior ribasso di sempre.

Stagflazione. Deriva dalla combinazione dei termini stagnazione e inflazione. È, pertanto, quella situazione in cui sono contemporaneamente presenti sia un aumento generale dei prezzi (inflazione) che una mancanza di crescita dell’economia in termini reali (stagnazione economica).

Recessione. Scenario economico caratterizzato da un calo della produzione industriale, dei consumi e del reddito delle famiglie. Normalmente si considera recessione quella fase in cui il prodotto interno lordo reale diminuisce per almeno due trimestri consecutivi.

Bond. Termine che definisce sia il debito obbligazionario emesso da uno Stato sovrano (in questo caso si tratta di government bond) che da una società privata (corporate bond). Tutti i bond quotati hanno un prezzo di mercato che oscilla in base alla domanda degli investitori e un rendimento che si muove in direzione opposta. Per effetto dei recenti tagli dei tassi apportati dalla banche centrali i rendimenti dei titoli di Stato sono in forte calo. I BoT italiani sono scesi sotto il 2% mentre ieri i titoli di Stato Usa hanno toccato nuovi minimi con la quotazione del decennale precipitata al 2,26%, il livello più basso dal 1951. I titoli a breve (1, 3 mesi) viaggiano in alcuni casi anche in territorio negativo: vale a dire che, paradossalmente, si deve pagare un interesse allo Stato americano per poterlo finanziare investendo i risparmi nel porto sicuro dei titoli da questo emessi.

Euro/dollaro. Negli ultimi mesi l’euro ha perso terreno sul dollaro, scivolando dal picco di maggio a 1,6 dollari agli 1,25 di inizio novembre. Tuttavia, nelle ultime ore si è nuovamente rafforzato (oggi vale 1,41 dollari) a causa del differenziale dei tassi con gli Usa che, secondo il Wall Street Journal, rischia di far apprezzare ulteriormente l’euro nei confronti del biglietto verde perché gli investitori scommettono sul fatto che la Fed e la Bce divergeranno nelle scelte di politica monetaria.

Euribor. Tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui a tasso variabile. Le sforbiciate della Bce ai tassi (dal 4,25% di settembre all’attuale 2,5%) stanno trascinando gli Euribor al ribasso (a beneficio di chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile che sta vedendo diminuire le rate). Questa mattina l’Euribor a tre mesi è sceso al 3,16% (minimi dal 28 luglio 2006). L’indice mensile è calato al 2,87 per cento.

Opec. Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio fondata nel 1960. Costituisce un cartello economico che ha il compito di contrattare con le compagnie petrolifere la produzione e i prezzi del greggio. Questa mattina l’Opec, riunitasi a Oran (Algeria) si è detta pronta a tagliare la produzione di 2 milioni di barili al giorno dal primo gennaio, con l’obiettivo di risollevare la quotazione del petrolio, scesa dai 147 dollari di luglio agli attuali 45.

  • francesco |

    Infatti all’ europa manca proprio quella chiarezza di idee che tu accenni,prendi l’ambiente e l’energia,gli stati uniti stanno preparando la prossima rivoluzione energetica e le tecnologie verdi made in usa(Blue springs,Missisipi,La toyota sta costruendo uno stabilimento che produrra’ dal2010 se non sbaglio la nuova prius ibrida) sfonderanno nel mondo aiutate dal dollaro debole,ma intanto con la benzina a 1,50 al gallone rimette gli americani on the road…
    mentre in europa ci autoflagelliamo con il protocollo di kyoto e in italia continuano a spennarci i petrolieri che hanno i margini di raffinazione piu’ elevati d’europa……..
    No we Can’t
    Ciao Francesco

  • Vito Lops |

    Ciao Francesco,
    ti faccio i complimenti per la tua “chiaroveggenza economica”. Lo scenaro da te prospettato si è in effetti verificato…Oggi, infatti, nonostante il taglio di 2,2 milioni di barili al giorno alla produzione annunciato dall’Opec il Wti è scivolato a 40 dollari..
    L’Europa, a partire dalla politica sui tassi di interesse, non mi sembra reattiva e con le idee chiarissime…

  • francesco |

    Ciao Vito sono Francesco,è da un po’ che nn mi faccio un giro sul tuo blog ,e lo trovo sempre ricco di riflessioni interessanti.
    Da agosto il mio ottimismo sta crescendo anche se nn ho la palla magica per prevedere quando il mercato tocchera’ il fondo,vedo il peggio ma guardo il meglio, ma veniamo al dunque:
    Ti ricordi quel commento che ti feci a fine 2007 sul petrolio,dollaro e usa’? Le condizioni che indicai allora si stanno materializzando,Dollaro debole alla media di 1,45 sull’euro e petrolio a 40 dollari( rompendo di fatto la correlazione intermarket dollaro sempre piu’ debole petrolio sempre piu’ caro) dopo il picco a 150 dollari.Questi due fattori( se continueranno bene o male a sussistere ) daranno una spinta formidabile all’Economia Usa nel 2009 e pian piano tireranno il paese fuori dalle secche della recessione,posizionando gli usa sull’asse pacifico per intercettare la crescita asiatica sempre che la politica dei democratici non diventi troppo sensibile alle richieste protezioniste da parte di quegli stati che hanno consegnato la casa bianca ad obama o qualche incidente geopolitico (attacchi terroristici contro istallazioni petrolifere o un crollo di fiducia nel dollaro) guasti la festa in anticipo
    E l’Europa e specie l’italia,cosa fanno????????????
    Ciao Francesco

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