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Azioni, in vino veritas

Nella botte piccola c’è il vino buono. Così recita un antico proverbio. Quello che i saggi non potevano sapere, però, è che il vino buono oggi è diventato anche una delle forme di investimento più redditizie. Tanto che negli ultimi otto anni le società vinicole quotate nei mercati azionari hanno battuto l’indice delle Borse mondiali, dimostrandosi un valido paracadute nei momenti di crisi, come quello seguito all’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre e l’attuale contrazione del sistema creditizio mondiale causata dello scoppio della bolla dei derivati subprime.

Vino batte azioni. I numeri – pubblicati dall’ufficio studi di Mediobanca che periodicamente monitora il comparto vinicolo attraverso un apposito indice – parlano chiaro. Dal gennaio 2001 chi avesse puntato 100 euro sull’indice total return delle Borse mondiali (nel cui calcolo sono inclusi sia le variazioni dei prezzi delle azioni che i dividendi distribuiti) oggi ne avrebbe in tasca 85. Allo stesso tempo, chi avesse scelto di finanziare l’attività delle 35 più importanti società vinicole al mondo (contenute nell’indice di Mediobanca) acquistandone le relative azioni, si ritroverebbe oggi, sommando la variazione del prezzo dei titoli alle cedole distribuite, con un gruzzolo di 160 euro.
«Abbiamo constatato – spiega Gabriele Barbaresco, responsabile R&S Mediobanca – che nei momenti in cui sono stati toccati i minimi delle Borse mondiali, cioè nella seconda metà del 2002 e nell’ultimo mese, le società vinicole si sono difese, con perdite relativamente inferiori».

La qualità paga. Lo studio evidenzia, inoltre, che investire sul vino conviene anche puntando sul bene fisico, acquistando direttamente le bottiglie più pregiate. Dal 2001, infatti, i 100 vini più nobili al mondo (sintetizzati dall’indice Liv-ex 100) si sono rivalutati in media del 12,9% annuo, in linea con le performance dell’oro (13,2%), considerato dagli esperti il bene rifugio per eccellenza. Il vino ha quindi nettamente battuto il mattone che nello stesso arco di tempo, considerando che l’indice Shiller sui prezzi della case (che misura il valore nominale degli immobili residenziali negli Usa) ha offerto performance medie del 4,8% annuo.

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