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Crisi dei mercati, sul banco degli imputati anche le agenzie di rating

Ratingagenzie
I titoli di Stato emessi dal governo Usa sono i prodotti finanziari più sicuri che oggi è possibile trovare sul mercato. La pensano così le agenzie di rating anche dopo la recente approvazione del piano anti crisi del ministro del Tesoro, Henry Paulson, che prevede uno stanziamento di 700 miliardi di dollari e dovrebbe trascinare il debito pubblico americano a livelli record, oltre 11mila miliardi di dollari. Secondo Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch – le tre più grandi agenzie di rating al mondo, americane, il cui compito è misurare il grado di solvibilità di un debitore – il governo Usa mantiene una elevata capacità di ripagare il debito.

L’accusa. Ci si può fidare? In realtà, la storia, lontana ma anche recente, insegna a mantenere molta cautela su questi giudizi. Ultimo è il caso di Lehman brothers, la banca d’affari Usa che ha dichiarato bancarotta lo scorso 14 settembre e che, poche ore prima del dissesto, rientrava nella schiera delle società affidabili con un rating A, attribuito alle aziende/enti che hanno «una solida capacità di ripagare il debito». Non bisogna andare tanto indietro per trovare un’altra “svista” delle società di rating. Il 6 settembre scorso mentre Fannie mae e Freddie mac (le agenzie federali specializzate nel settore dei mutui) chiedevano un disperato salvataggio pubblico da 200 miliardi di dollari conservavano una tripla A in merito al giudizio di affidabilità. E non si tratta di casi isolati. Nel 2001 la valutazione di Enron fu abbassata appena tre giorni prima del crac del colosso energetico statunitense e comunque ricondotto in una categoria non speculativa. Una storia che ricorderanno anche i 50mila risparmiatori italiani coinvolti nel 2003 nel default delle obbligazioni Parmalat che godevano di un rating pubblico non allarmante (BBB-, società non speculativa).

La difesa. Le società finite sotto l’occhio del ciclone (e penalizzate anche con forti ribassi in Borsa da inizio anno, si veda grafico in basso) si difendono precisando che il lavoro di analisi si basa sul passato ma non sono in grado di formulare previsioni. Il rating, infatti, ha valore fino al giorno in cui è emesso e per questo motivo il loro giudizio non può essere interpretato come un’eventuale indicazione operativa su un titolo.

L’influenza dei rating. Tuttavia il legame tra rating e Borsa e il peso che i giudizi delle “tre sorelle” hanno sulle valutazioni resta fortissimo. La scorsa settimana, ad esempio, Royal bank of Scotland, ha perso in una sola seduta il 22% dopo che l’agenzia Standard & Poor’s ha tagliato il rating (ridotto a A+/A-1 dal precedente AA/A-1+). Mentre a New York Ford crollava dell’8,9% dopo che Fitch la collocava tra i titoli altamente speculativi.

I grandi dissesti non previsti dalle società specializzate

Data fallimento

Valutazione prima
del dissesto

Lehman bothers

14 settembre 2008

A2, A, A+

Fannie&Freddie

06 settembre 2008

AAA

Parmalat

dicembre 2003

BBB-

Enron

02 dicembre 2001

Baa1*

Bond Argentina

dicembre 2000

B1, BB

(*) Declassati il 28 novembre 2001 da Moody’s a Baa2 e da Standard&Poor’s a BBB+

Le classi di rating
Standard & Poor’s
elevata capacità di ripagare il debito. AA: alta capacità di ripagare il debito. A: solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse. BBB: adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare. BBdebito prevalentemente speculativo. CCC, CC: debito altamente speculativo. D: società insolvente.

Moody’s
Aaa:
livello minimo di rischio. Aa: debito di alta qualità. A: debito di buona qualità ma soggetto a rischio futuro. Baa: grado di protezione medio. Ba: debito con un certo rischio speculativo. B: debito con bassa probabilità di ripagamento. Caa, Ca, C: società insolvente

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