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Tassi giù, non i mutui

L’ultima sforbiciata ai tassi di interesse della Banca centrale europea – che mercoledì ha ridotto il costo del denaro dal 4,25% al 3,75% – non ha avuto alcun impatto sulle rate di chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile. Ieri mattina, infatti, gli indici Euribor – ovvero i parametri che esprimono la media dei tassi a cui le banche europee si prestano i soldi e che sono anche utilizzati per calcolare le rate dei mutui variabili – sono rimasti sostanzialmente invariati sui valori del giorno precedente, decisamenti più alti rispetto al tasso di riferimento fissato dall’istituto europeo. Mentre oggi, al fixing comunicato alle ore 11, sono scesi di pochi centesimi. Nel dettaglio, l’Euribor a 1 mese (a cui è agganciata più della metà dei mutui variabili) è stato fissato al 5,118%, quello a 3 mesi (a cui è agganciato circa un terzo) al 5,381%, che resta il massimo dal 1994.

La manovra della Bce non ha causato quindi una brusca inversione di questo indicatore ma pare che ne abbia almeno frenato l’avanzata, che prosegue ininterrotta da mesi e ha subito un’accelerazione dal 14 settembre (data in cui Lehman brothers è finita in bancarotta) quando in soli tre giorni è balzato di mezzo punto. Ma non ha innescato una discesa delle rate che restano più alte, rispetto a gennaio, di circa 80 euro al mese (per un mutuo ventennale a tasso variabile di 100mila euro).

Come mai? «Le preoccupazioni che hanno causato il balzo dell’Euribor nell’ultimo anno non sono svanite con il taglio dei tassi – spiega Roberto Anedda, vicepresidente di MutuiOnline.it -. Il problema della crisi attuale dei mercati è la mancanza di fiducia tra le banche che chiedono interessi più alti per prestarsi i soldi e quindi fanno lievitare il valore dell’Euribor».

Lo scenario. Ma la situazione è destinata a migliorare? Per capirlo bisogna guardare gli indici di riferimento sui tassi e sulle aspettative sugli stessi. L’Euribor a 12 mesi è stato fissato a quota 5,51% mentre l’indice Eonia swap a 12 mesi (che riflette le aspettative sui tassi di interesse al netto del rischio di fiducia tra le banche) è stato fissato al 3,17 per cento. I due parametri tracciano due scenari paralleli: il primo (l’Euribor 12 mesi) indica che le banche oggi si aspettano che fra un anno la crisi non sarà ancora rientrata e che pertanto le rate dei variabili resteranno alte. Il secondo (lo swap Eonia a 12 mesi) indica come si potrebbero muovere i tassi qualora la crisi rientrasse. Purtroppo, però, chi è alle prese con un finanziamento ipotecario deve fare i conti con il primo indice. Per Antonio Cesarano, capo economista di Mps, «ci vorrà tempo perché le tensioni rientrino ed è troppo presto per tracciare previsioni».

Consigli. Come deve comportarsi, quindi, chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile? «Bisogna porsi un paletto massimo di spesa e capire fino a che punto le rate più alte non intaccano il bilancio famigliare – continua Anedda -. In qualunque caso è opportuno valutare l’ipotesi di una surrogazione a costo zero (si sposta il mutuo in un’altra banca potendo cambiare durata, tasso ma non importo, ndr)». E chi, invece, intende accendere un nuovo mutuo? «Va tenuto presente che tra le nuove offerte il miglior mutuo a tasso fisso costa meno (5,50% di Banca popolare di Bari, ndr) del miglior variabile (6,21% di Cariparma, ndr) – conclude Anedda -. Quindi l’ideale sarebbe partire con un buon fisso e mettersi alla finestra. Se la crisi rientra e i tassi iniziano la discesa, allora si potrebbe valutare di passare al variabile».

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