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Mutui variabili come i fissi

Nessuna differenza tra tasso fisso e variabile. A guardare le migliori offerte oggi disponibili per un finanziamento da rimborsare in 20 anni, si scopre che un mutuo a tasso fisso (tendenzialmente in partenza più caro del variabile perché, a differenza di questo, permette di restare al riparo da eventuali rialzi dei tassi) costa sostanzialmente quanto un analogo a tasso variabile. Il tasso effettivo sul prestito a rata fissa proposto da Cassa di risparmio di Parma e Piacenza – al primo posto nella classifica di MutuiOnline.it – si attesta, infatti, al 5,78% contro il 5,73% della soluzione a rate variabili. Lo 0,05% in più.

I numeri parlano chiaro: siamo lontani dalle condizioni del 2004, quando il variabile costava anche il 2% in meno del fisso. Da allora, infatti, lo scenario macroeconomico è profondamente mutato: la Banca centrale europea ha ritoccato nove volte i tassi di 25 punti base (alzando il saggio ufficiale dal 2 all’attuale 4,25%). A ciò va aggiunta la crisi del credito che agita il mondo della finanza dall’agosto 2007. In questa fase, gli istituti di credito hanno meno fiducia a prestare soldi ad altre banche, perché temono che da un giorno all’altro possano svelare svalutazioni in bilancio e non siano in grado di ripagare il prestito: di conseguenza l’Euribor – che rappresenta il tasso medio dei prestiti interbancari ed è anche il parametro usato per determinare la variazione degli interessi per i mutui a tasso variabile – si è impennato su livelli record (questa mattina l’indice a un mese è balzato al 4,976%, un livello che non toccava dal 7 dicembre del 2000) penalizzando le rate agganciate a un mutuo variabile.

Ma nel futuro? A chi, come la maggior parte degli sportelli bancari, consiglia di scegliere il tasso fisso per dormire sonni tranquilli si contrappone anche una schiera di esperti che sottolineano che oggi il variabile è la soluzione più conveniente perché, dai 20 anni in su, non costa certo più del fisso e, inoltre, sconta un difficile quadro macroeconomico che nei prossimi mesi potrebbe anche migliorare. In tal caso, le rate inizierebbero la discesa.

Le proposte di mutui a 20 anni

Banca

Rata
in euro

Tasso nominale

Tasso effettivo

Tasso variabile

Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza

1.033

5,52%

5,73%

Banca Woolwich

1.062

5,52%

5,76%

Ing Direct

1.043

5,63%

5,78%

Barclays bank

1.062

5,52%

5,80%

CheBanca!

1.052

5,73%

5,88%

Banca Antonveneta

1.050

5,72%

6,02%

Banca nazionale del Llvoro

1.059

5,82%

6,07%

Banca monte dei paschi di Siena

1.059

5,82%

6,08%

Banca Ucb

1.064

5,92%

6,11%

Banca carige

1.064

5,88%

6,11%

Tasso fisso

Cassa di risparmio di Parma e Piacenza

1.037

5,56%

5,78%

Ing direct

1.051

5,72%

5,87%

CheBanca!

1.051

5,72%

5,87%

Banca carige

1.056

5,78%

6,01%

Barclays bank

1.054

5,76%

6,07%

UniCredit banca per la casa

1.069

5,94%

6,21%

Banca Antonveneta

1.075

6,00%

6,32%

Banca popolare di Lodi

1.081

6,07%

6,32%

Banca Ucb

1.079

6,05%

6,36%

Banca nazionale del lavoro

1.083

6,10%

6,37%

Mutui offerti su www.mutuionline.it Impiegato 35 anni, Milano.
Importo mutuo
 150.000, valore immobile  250.000. Rilevazioni del 23.09.08

24 MinutiRadiocor

  • gunnar |

    sul fatto che l’euribor sia un indice drogato e diventato ormai strumento speculativo in mano alle banche riporto le affermazioni di Mario Draghi. l’Euribor espono il mutuatario a tutti i rischi che ci sono sul mercato, non è adatto per rifilare mutui a famiglie che tirano la cinghia per pagare la rata
    A causa delle tensioni sui mercati interbancari e della rarefazione degli scambi, l’Euribor non riflette più adeguatamente il costo della raccolta. In prospettiva, è opportuno che le banche utilizzino per l’indicizzazione dei mutui a tasso variabile parametri più strettamente collegati all’effettivo costo della provvista». È l’invito che il governatore di Banca d’Italia, Mario Draghi, ha rivolto alle banche italiane, nell’intervento alla Giornata del risparmio. Una proposta che nelle scorse settimane era già stata avanzata da Lorenzo Bini Smaghi, membro italiano del board della Banca centrale europea.
    Nell’intervento alla Giornata dedicata al risparmio, il governatore ha dedicato un ampio paragrafo agli assetti finanziari delle famiglie e delle imprese, concentrandosi in particolare sulla questione mutui, un argomento che riguarda quasi il 15% delle famiglie italiane. «È necessario – ha sottolineato il Governatore – che le banche siano particolarmente attente nella gestione dei rapporti con le famiglie, soprattutto quelle finanziariamente più vulnerabili. La rinegoziazione di alcune condizioni contrattuali può alleggerire gli oneri presenti e ridistribuire nel tempo i rimborsi.
    Invito alle banche: valutare soluzioni più idone insieme al cliente. «Le misure introdotte con l’accordo tra il Governo e l’Associazione Bancaria Italiana rappresentano un utile quadro di riferimento. Tuttavia, le difficoltà che i mutuatari incontrano nel valutare l’entità e la distribuzione degli oneri negli anni futuri dei nuovi contratti – secondo Draghi – sembrano scoraggiare il ricorso a queste procedure. È nell’interesse delle stesse banche adottare un approccio pragmatico e flessibile, valutando anche su base bilaterale le soluzioni più idonee a contenere il servizio del debito delle famiglie più vulnerabili e a salvaguardarne in questo modo la solvibilità».
    Nel pomeriggio anche Lorenzo Bini Smaghi, componente del board della Banca centrale europea, si è schierato sulle posizioni di Draghi. «L’indicizzazione dei tassi – ha detto Bini Smaghi ai microfoni di Sky-Tg24 – dovrebbe essere al tasso Bce e non all’Euribor. Se i cittadini pagassero un tasso indicizzato al 3,75% (il tasso d’interesse attuale, ndr), invece del 5%, sarebbe un bel sollievo. Oggi il mercato non funziona – ha sottolineato Bini Smaghi – il tasso interbancario è totalmente fuori linea e a pagarne il prezzo sono i cittadini che hanno il loro mutuo indicizzato all’Euribor. Non è giusto che a pagare il prezzo della sfiducia fra le banche siano loro. Bisogna cambiare i meccanismi di indicizzazione – ha concluso il banchiere centrale – e bisogna rivedere i contratti, come viene fatto in altri casi, per rivedere l’indicizzazione non più all’Euribor ma al tasso della Bce».
    Parole sante. Ci sarà qualche banca che acceterà di cambiare l’euribor col tasso BCE nei mutui variabili nel 2009?

  • gunnar |

    l’Euribor è un indice drogato dalle banche e ormai ha poco a che vedere con i tassi ufficiali della BCE. Il divario è sempre maggiore e anche se la BCE taglierà i tassi entro questo mese l’Euribor continuerà ad andare su. Ricordate cos’e successo l’anno scorso a dicembre. Le banche erano in affanno per liquidità per chiudere i bilanci dicevano i giornali e la tv. E l’Euribor galloppava. Quest’anno sarà peggio.
    Il fatto che l’Euribor sia un indice drogato si vede dall’andamento attuale – scende al massimo di 2 millesimi e cresce di 10 centesimi da un giorno all’altro. Con l’Euribor ci guadagnano solo le banche. E finche ci guadagnano, le banche non faranno scendere l’Euribor.
    Da quando abbiamo contrattato un mutuo a tasso variabile nel 2004 i tassi sono raddoppiati. Fortuna che siamo riusciti ad anticipare 20.000 euro del montante, altrimenti la rata sarebbe stata troppo onerosa. Non so quanto possa andare su l’Euribor ma più cresce più le famiglie fanno fatica a pagare le rate. E se si continua di questo passo anche mutui solidi diventeranno come quelli subprime. La crisi di liquidità si allargherà sempre di più. Per ora le banche cercano di spremere i mutuatari invischiati col variabile poi si vedrà. Credo che dopo i subprime, saranno i mutui variabili a fare crack.
    Chi vuole fare un mutuo è meglio che lo faccia con il fisso. Tassi bassi come dal 2001 al 2004 non ci saranno più.
    Infine se mi permettete un consigio: per capire se riuscite a far fronte agli aumenti dei tassi rifate il conto della rata con l’Euribor doppio dell’attuale. Riuscireste a pagare quella rata? Quanti fanno questo secondo conto in sede di contrattazione?

  • Vito Lops |

    Non è un’ipotesi da escludere.
    Siamo sui massimi storici per quanto riguarda l’Euribor (oltre il 5%) e il tasso Bce (4,25%) non è lontano dal 4,75% che è il massimo dall’adozione della moneta unica.
    Quindi, ipotizzando che la crisi del credito che ha fatto balzare l’Euribor sia destinata a rientrare prima o poi (come la storia economica ci insegna) chi vuole imbattersi in un mutuo a tasso variabile adesso (che cmq per le durate dai 20 anni in su non costa più del fisso, se non un po’ meno) potrebbe eventualmente, al di là di nuove incognite o catastrofi inaspettate, beneficiare in futuro di una discesa delle rate.
    Ovviamente, vale sempre il principio generale che dipende da caso a caso e dalla propensione al rischio di ciascun individuo. Chi sceglie il fisso ora, pur stoppandolo un po’ altino per tutta la durata del mutuo, ha il vantaggio di dormire sonni tranquilli.

  • GianMi |

    A voler pensar male, il fatto che le banche spingano il tasso fisso non potrebbe voler dire che si attendono, a breve, proprio un ribasso dei tassi e/o dell’Euribor?

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