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Borse, è il momento di puntare su Hong Kong?

Hong_kong
Un anno fa la Borsa cinese è salita sulle montagne russe e da allora non è più scesa, smentendo in più occasioni le previsioni di quanti puntavano su un recupero. Dopo aver superato lo scorso ottobre la soglia dei 6mila punti, il listino di Shanghai ha chiuso questa mattina a quota 2.390. Uno scivolone superiore al 60% che evoca per proporzioni quello accusato dai titoli tecnologici nel 2000.

Resta difficile ipotizzare i tempi di un’eventuale ripartenza: il mercato lo scorso giugno ha sfondato la soglia psicologica dei 3mila punti senza trovare la forza per rimbalzare. Tanto è che ha perso in tre mesi un ulteriore 30 per cento. E non ha beneficiato – a differenza delle piazze europee – neppure della correzione estiva dei prezzi delle materie prime. Secondo gli operatori, il ribasso si spiega con il fisiologico ridimensionamento delle quotazioni, che hanno registrato crescite a tre cifre nel periodo 2005-2007. Inoltre, le graduali dismissioni delle partecipazioni statali hanno creato un eccesso di offerta che assottiglia il valore dei titoli. «Va aggiunta – spiega Rossana Brambilla, portfolio manager azioni Asia Pacifico di Sella gestioni – la delusione degli investitori che aspettavano a luglio un intervento del Governo a sostegno dei mercati finanziari».

Il fattore Hong Kong. Quanto ai risparmiatori italiani, la Borsa da tenere d’occhio è Hong Kong: è in questo mercato, infatti, che operano prevalentemente i fondi azionari distribuiti in Italia che puntano sulla Cina. Si tratta di un listino meno speculativo rispetto a quelli di Shanghai e Shenzhen. Lo dimostra il fatto che le aziende cinesi quotate a Hong Kong sono valutate a prezzi più bassi rispetto a quelli attribuiti alle stesse società sui mercati domestici. Anche per questo motivo il rosso di Hong Kong da inizio anno (-26%) è decisamente inferiore al -54% di Shanghai. Quale consiglio per gli investitori? «I titoli quotati ad Hong Kong sono valutati 11 volte gli utili, un multiplo inferiore a quello delle azioni Usa – spiega Brambilla -. Pur ipotizzando una crescita dell’economia nell’ordine dell’8-9%, queste valutazioni sono attraenti, anche in un’ottica di breve periodo».

24 MinutiRadiocor

  • francesco |

    Vito puntare su hong kong!ma nn scherziamo,i grossi investitori stanno scappando a gambe levate dai paesi emergenti cina in testa leggi questa notiziola che mi giunge dagli usa e semmai girala anche alla dott.ssa Brambilla
    Outflows from emerging markets bond and equity funds reached $29.5bn over the past three months, the highest level since at least 1995, with withdrawals gathering pace over the past week. Investors headed for the exits as rising fears over slowing world growth and financial system problems added pressure on emerging markets – already reeling from weaker commodity prices, inflationary pressures and a stronger dollar. Investors switched $1bn out of equity and fixed income funds on Monday, one of the highest daily outflows since records began in 1995, said data provider EPFR Global. Last week, outflows of $1.6bn brought the total since June 4 to $29.5bn, the largest three-month figure since 1995. The benchmark MSCI emerging market index fell 1.27% to 857.44, the lowest since March 2007, extending its decline to 4.8% in the past week and 22% over the past three months.
    Ciao Francesco

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