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Borsa, Cina in alta marea

Shanghai_stocks
Con il rimbalzo di ieri del 5,24%, la Borsa di Shanghai ha interrotto la scia di dieci sedute al ribasso consecutive ed è risalita oltre la soglia dei 3.000 punti, considerata dagli investitori la bussola per orientare l’andamento del mercato azionario cinese nei prossimi mesi. Un ulteriore allungo oltre questa barriera potrebbe determinare un forte rialzo del listino; viceversa un nuovo scivolone potrebbe allargare la voragine in cui la Borsa cinese è precipitata lo scorso ottobre, da quando ha dimezzato il suo valore. Il rimbalzo, però, ha avuto vita breve. Perché questa mattina il listino di Shanghai è scivolato pesantemente (-6,53%), rompendo l’argine psicologico dei 3.000 punti e scivolando a quota 2.883. Che fare quindi?

Scenario. Su quale strada sta per imboccare il mercato, gli analisti – molti dei quali avevano ipotizzato ad aprile un recupero mai realizzato – dipingono un quadro di incertezza. «Il mercato potrebbe essere frenato da fattori esogeni – spiega Pinuccia Parini, gestore del fondo Gestielle Cina -. Come un acutizzarsi della crisi finanziaria e un nuovo rincaro delle materie prime». Per questo – prosegue Parini – «nonostante la fase attuale sia delicata, le motivazioni che spingono a un accumulo restano valide. Ma solo in un’ottica di lungo periodo».

Settori. «Ricordando che l’accesso degli investitori stranieri al mercato domestico cinese è limitato (il reminmbi non è una divisa convertibile, ndr) – spiega Parini – settori di particolare interesse sono ancora una volta quelli più esposti alla domanda interna, come consumi e infrastrutture mentre più vulnerabili sono quelli più legati al ciclo economico globale».

Risparmiatori italiani. Quanto agli investitori italiani va tenuto conto anche del fattore Hong Kong. È in questo mercato, infatti, che operano prevalentemente i fondi azionari distribuiti in Italia che investono sulle società cinesi. Si tratta di un listino meno speculativo rispetto a quelli di Shanghai e Shenzen. Lo dimostra il fatto che le società cinesi quotate a Hong Kong sono valutate a prezzi più bassi rispetto a quelli attribuiti alle stesse società sui mercati domestici. Una differenza che, se negli ultimi tre anni (quando la Borsa cinese ha triplicato il suo valore) si è tradotta in minori guadagni, in questa fase ribassista si sta rivelando difensiva. Da inizio anno, infatti, Hong Kong ha perso il 15% contro il 44% di Shanghai.

Radiocor24 Minuti

  • Francesco F. |

    Il governo cinese fara’di tutto per non far crollare il mercato fino alle olimpiadi,ma dopo di queste si arrivera’ al redde rationem con il forte rallentamento negli investimenti in opere pubbliche e sopprattuto con l’inflazione che sta mettendo a serio rischio la coesione sociale interna del paese.
    temo che presenteranno il conto all’ occidente e ci esporteranno massiciamente inflazione!
    p.s vito non ho le prove ma ipotizzo che dietro questo petrolio alle stelle oltre gli speculatori,banche d’affari mancati investimenti ecc… ci sia la mano pesante del governo cinese che secondo me sta comprando petrolio fisico sia per la sicurezza energetica ma soprattuttto per sbarazzarsi in modo alternativo e riservato delle enormi riserve in dollari,proteggendosi dall’inflazione liberandosi di moneta sempre piu’ svalutata comprando un bene reale sempre piu’ prezioso!!!
    come disse un noto politico, a volte a pensar male ci azzecchiamo!
    Ciao francesco

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