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Obbligazioni ai raggi X

Il probabile rialzo dei tassi di interesse a luglio ha messo le ali ai rendimenti dei titoli obbligazionari che hanno toccato nuovi massimi nelle aste di questa settimana. I BTp a 5 anni sono balzati al 5%, quelli a 15 anni al 5,34% mentre i BoT annuali hanno toccato il nuovo massimo dal dicembre 2000 al 4,58%. In rialzo anche i rendimenti delle obbligazioni societarie, in ragione della crisi del credito che ha fatto lievitare i premi sul maggiore rischio di questi titoli. Lo prova la cedola dell’8,047% del bond collocato ieri da Intesa Sanpaolo. Ecco i consigli per scegliere.



BoT (Buoni ordinari del Tesoro)

Durata. 3, 6 o 12 mesi. Il Tesoro si riserva, inoltre, la facoltà di emettere BoT con scadenze diverse.
Rendimento. Viene determinato in sede di asta ed è pari alla differenza tra il prezzo di acquisto (inferiore a 100) e il prezzo di rimborso (100).
Acquisto/vendita. In fase d’asta le commissioni non possono superare lo 0,30%. Per chi acquista al mercato telematico, in fase successiva, variano a seconda dell’intermediario. Mano a mano che ci si approssima alla scadenza il prezzo si avvicina a quello di rimborso.

CTz (Certificati del Tesoro zero coupon)

Durata. 24 mesi.
Rendimento. Come i BoT, sono zero coupon, ovvero non staccano cedole intermedie prima della scadenza. Anche in questo caso il rendimento è dato dalla differenza tra il prezzo d’acquisto e quello di emissione. Rientrano nella categoria dei titoli a tasso fisso. Questo significa che non sono coperti dal rischio di rialzi dei tassi e dell’inflazione.
Acquisto/Vendita. Le commissioni di collocamento sono dello 0,20%. Il rendimento è inferiore a quello stabilito al collocamento per chi vende prima della scadenza.

CcT (Certificati di credito del Tesoro)

Durata. 7 anni.
Rendimento. È dato dalla somma delle cedole semestrali a tasso variabile indicizzate ai BoT semestrali e la differenza tra il prezzo di acquisto e di rimborso.
Acquisto/Vendita. Le commissioni, in fase d’asta, sono dello 0,30%. Sono titoli apprezzati dalle famiglie per la caratteristica di adeguare le cedole ai tassi di mercato e di garantire, quindi, in occasione di un’eventuale vendita prima della scadenza, un capitale verosimilmente uguale a quello inizialmente investito.

BTp (Buoni poliennali del Tesoro)

Durata. 3, 5, 10, 15 e 30 anni.
Rendimento. È dato dalla somma algebrica delle cedole distribuite ogni sei mesi e dell’eventuale premio o sconto tra il prezzo di acquisto e quello di vendita.
Acquisto/Vendita. Le commissioni oscillano tra lo 0,20 e lo 0,40%. Sono titoli a medio-lungo termine, liquidi, adatti a chi richiede pagamenti costanti. Il tasso fisso li espone al rialzo dei tassi e dell’inflazione. Per chi li acquista sul mercato è bene ricordare che il prezzo può essere anche più alto rispetto a quello d’asta e di rimborso finale.

BTpi (poliennali indicizzati all’inflazione)

Durata. 5, 10, 15 e 30 anni.
Rendimento. É dato dalla somma tra le cedole variabili semestrali (indicizzate all’indice Eurostat), lo scarto d’emissione e la rivalutazione del capitale a scadenza.
Acquisto/Vendita. In fase d’asta non sono previste commissioni. Il capitale viene corrisposto in un’unica soluzione a scadenza, calcolato moltiplicando il capitale nominale per il coefficiente di indicizzazione. Proteggono dal rischio inflazione, motivo per cui i rendimenti nominali sono inferiori a quelli dei BTp non indicizzati.

Pronti contro termine

Sono operazioni con le quali un venditore cede un certo numero di titoli e si impegna a riacquistarne uguale quantità a un prezzo e ad una data predeterminati.
Durata. 1, 3, 6, 12 mesi.
Rendimento. Differenza tra il prezzo di riacquisto e il prezzo di vendita. I titoli sottostanti sono obbligazioni o titoli monetari: i rendimenti sono allineati all’andamento di questi strumenti (oggi tra il 3 e il 4% netto).
Acquisto/Vendita. Di norma le banche non prevedono l’estinzione anticipata.

Corporate bond

Con questo termine si indicano le obbligazioni emesse da società private (banche e aziende). La durata, la tipologia di tasso (fisso o variabile), i rendimenti e le commissioni di negoziazione vengono stabiliti dall’emittente. Gli investitori privati possono acquistare questi titoli sul Mot (Mercato telematico delle obbligazioni). Nella fase attuale (tassi in aumento e maggiore difficoltà nel reperire liquidità da parte delle aziende) molti corporate bond offrono rendimenti più alti dei titoli di Stato perché pagano un rischio maggiore.

Fondi monetari

Continua il momento negativo dei fondi monetari. Secondo Assogestioni a maggio questi fondi comuni – che investono in titoli del mercato monetario a breve scadenza – hanno registrato deflussi superiori a un miliardo di euro. Al calo della raccolta possono aver contribuito anche i rendimenti di questi prodotti, in alcuni casi inferiori a quelli offerti dalle obbligazioni su cui questi fondi investono. Il motivo? Le commissioni e le scelte non sempre premianti di alcuni gestori.

I consigli degli esperti

Dove è meglio investire? Gli esperti seguono delle regole base: nelle fasi di rialzo dei tassi, i titoli a cedola variabile offrono una maggiore copertura, così come quelli indicizzati all’inflazione proteggono, a fronte di rendimenti nominali inferiori, quando i prezzi dei beni salgono. Nelle fasi di incertezza, inoltre, è meglio non avventurarsi in investimenti a lungo termine. Quanto agli investimenti indiretti, pronti contro termine e fondi monetari, valgono le seguenti considerazioni. I primi hanno il vantaggio di far risparmiare tempo (non bisogna prenotarsi per un’asta, etc.) i secondi garantiscono (in teoria) attraverso il trading dei gestori rendimenti superiori rispetto a un investimento diretto in un singolo bond. In ogni caso, per qualsiasi titolo, va valutata con attenzione un’eventuale vendita prima della scandenza perché il prezzo d’acquisto sul mercato può essere più alto rispetto a quello rimborsato. Quanto ai fondi monetari (che non prevedono una scadenza) il momento di uscita è ugualmente delicato perché assegnano ogni giorno il valore esatto ai titoli posseduti. Per cui, in caso di ribasso dei tassi, il valore della quota del fondo può scendere fino a generare anche un rendimento parziale negativo.

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