Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Subprime, la crisi non è finita

Subprimecrisi
La banca americana Merrill Lynch ha annunciato questa notte che sta valutando di vendere la quota detenuta nel network televisivo Bloomberg per raccogliere capitali freschi. Solo pochi giorni fa un altro gigante del credito a stelle e strisce, Lehman brothers, ha dato l’ok a un maxi aumento di capitale di 6 miliardi di dollari e ha venduto asset per 130 miliardi. Inoltre, da lunedì prossimo, la divisione italiana di Macquarie bank ha bloccato l’erogazione di nuovi mutui a seguito dell’aumento dei costi di raccolta fondi, conseguenti al deterioramento del mercato internazionale del credito. Il tutto, mentre nell’ultimo mese i primi dieci istituti di credito al mondo per capitalizzazione (fra Usa ed Europa) hanno bruciato, in media, il 30% del valore borsistico.

Il flusso di notizie che arriva quasi quotidianamente dal fronte bancario indica, quindi, che la crisi dei mutui subprime (ad alto rischio), scoppiata lo scorso agosto negli Stati Uniti e poi dilagata in Europa e Asia, non è ancora finita (da allora l’indice di settore Msci calcolato in euro ha perso il 37% contro il -19% dell’azionario mondiale generale).

Del resto, il quadro di incertezza è stato confermato anche dal Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che ieri, nel corso della riunione dell’Associazione delle banche estere in Olanda, anticipando alcuni temi che tratterà a Osaka da domani sera (quando si aprirà il G-8) ha osservato che «la situazione potrebbe ancora peggiorare. Un deterioramento del ciclo economico e ulteriori riduzioni dei valori immobiliari potrebbero ripercuotersi sulle condizioni di fondo dei mercati».

Wall Street. Diverso lo scenario dipinto a inizio maggio dal guru Warren Buffett, a capo della holding finanziaria Berkshire hathaway, secondo cui «il peggio della crisi a Wall Street è passato». I numeri, tuttavia, questa volta non danno ragione all’oracolo di Omaha. Nell’ultimo mese, i big del credito hanno, infatti, accentuato i segnali di crisi aggravando il passivo in Borsa. La più colpita è stata Lehman brothers che ha quasi dimezzato in 30 giorni il prezzo di Borsa (-63% da inizio anno). Restando negli Stati Uniti anche Wachovia – la quarta banca del Paese che la scorsa settimana ha annunciato il licenziamento dell’amministratore delegato – è arretrata a Wall Street del 32% (-50% da gennaio). Ribassi consistenti, tra il -27 e -20%, anche per Merrill lynch, Bank of America, Morgan Stanley.

Europa. Volando nel Vecchio continente la conta dei danni assume proporzioni analoghe: la peggiore nell’ultimo mese è stata Royal bank of Scotland che ha polverizzato il 38% della capitalizzazione azionaria, seguita da Barclays (-32%) e Ubs (-27%).
Tra le italiane, Intesa Sanpaolo e UniCredit hanno lasciato sul terreno il 15 per cento. Quest’ultima, secondo Il Messaggero, sta esaminando alcune opzioni strategiche per Pioneer, il polo di asset management, prendendo contatto con alcune controparti, tra cui Black rock di Merrill Lynch.

  • Francesco F. |

    Vito oggi goldman sachs presenta i risultati se si sono ingrassati bene sulle materie prime in questi mesi prevedo che saranno gustosi tali da permettere un bel rimbalzo anche alla nostro mercatino rionale che abbonda di finanziari!
    Speriamo bene
    ciao francesco

  • Vito Lops |

    Quanto al petrolio, infatti, le speculazioni sembrano in questo momento avere il sopravvento su altre logiche di prezzo.
    Come sempre, le tue proizioni sono interessanti e suggestive.
    ciao

  • Francesco F. |

    Caro vito,il momento piu’ buio della notte è quello prima dell’alba!
    Sicuramente la crisi subprime ha colpito duro probabilmente il sistema bancario che fino al 2006 hanno fatto profitti stellari sulla gigantesca bolla immobiliare,pero’specie le banche d’affari che tu hai citato si stanno rifacendo delle perdite subite sui mutui subprime in una vorticosa staffetta tra i mercati azionari e i mercati delle materie prime petrolio in primis con profezie che si autoalimentano e la grancassa dei media che agevola il loro lavoro di socializzazione delle perdite.
    Secondo me ci saranno delle positive sorprese dalle trimestrali di luglio delle principali banche d’affari!
    Ciao Francesco

  Post Precedente
Post Successivo