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Mutui a prova di truffa

Mortgageloan
Cresce il peso di agenti, promotori e mediatori creditizi nel mercato dei mutui immobiliari. Nonostante sia finito più volte nel mirino delle associazioni dei consumatori a causa dello scarso regime di trasparenza con cui vengono sottoscritti in alcuni casi i contratti, questo canale distributivo (alternativo al classico sportello bancario) detiene il 37% della quota dei finanziamenti ipotecari (era il 35% nel 2003, fonte Assofin). Sommando a questo dato il 5% di prestiti concessi dalle banche online e il 3% intermediato online da siti specializzati, si ricava che quasi la metà dei mutuatari snobba oggi la filiale bancaria.
Come per un contratto stipulato direttamente in banca, anche quando ci si affida a un intermediario del credito – che può risultare utile al fine di accelerare la procedura per l’ottenimento del prestito – bisogna seguire una serie di accortezze per evitare di pagare extra-commissioni (rispetto al 2-3% sul totale finanziato normalmente richiesto) e parcelle a fondo perduto. «Anzi, in questo caso, la lista di consigli è più lunga – spiega Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori -. Dato che non sono infrequenti comportamenti fraudolenti».

Verifica della professionalità. Il primo passo da compiere, quando ci si affida a un intermediario, sia esso un mediatore creditizio (fra i 91.964 iscritti all’albo dei mediatori) o un agente finanziario (tra i 55.156 iscritti nell’apposito elenco tenuto da Banca d’Italia), è di eseguire una verifica sulla professionalità del soggetto e su eventuali provvedimenti disciplinari a carico, consultabili al sito www.uic.it. «Resta il fatto che la professionalità è tutta da dimostrare perché oggi per acquisire la qualifica di intermediario finanziario è sufficiente un’autocertificazione di un diploma di scuola superiore – afferma Fabio Picciolini, segretario generale di Adiconsum -. Anche per questo motivo stiamo sollecitando il nuovo Governo ad approvare una legge che istituisca un esame di ingresso e preveda che il soggetto debba esibire garanzie patrimoniali».

Evitare di pagare acconti. Da tener d’occhio anche l’eventuale richiesta di prestazioni in anticipo. «È diffusa la prassi di chiedere un acconto – sottolinea Elio Lannutti, presidente di Adusbef -. Sarebbe bene, invece, pagare la commissione solo dopo che la banca ha liquidato il prestito. Anche perché spesso l’acconto non è agganciato all’esito della prestazione e può andare a fondo perduto».

I migliori intermediari. Nel fitto sottobosco dell’intermediazione creditizia ci sono soggetti qualificati che permettono anche di ottenere condizioni migliori rispetto a quelle praticate dallo sportello. «Sarebbe opportuno prediligere gli operatori che addebitano le commissioni alle banche e non ai consumatori – continua Picciolini -. Tra questi vi sono società molto serie, sia online che offline».

Pubblicità ingannevole. Un’altra regola base da seguire è evitare di rivolgersi a chi propone “prestiti lampo”, concessi nel giro di poche ore dalla richiesta. «Il finanziamento viene accordato dall’istituto di credito e non dall’intermediario – conclude Picciolini -. Come fa quindi quest’ultimo a prevedere tempi così rapidi per la chiusura dell’istruttoria?».

Radiocor24 Minuti

  • ANDREA |

    FACCIO QUESTO LAVORO DAL 2004 E LO SVOLGO BENE E CORRETTAMENTE….E MI CHIEDO:
    PERCHE’ IL COSTO DELLA MEDIAZIONE NON DEVE ESSERE CARICATO SUL CLIENTE ?
    PERCHE’ CONSENTIRE ALLE BANCHE DI PAGARE RIDICOLE PROVVIGIONI CHE NO CONSENTONO NEMMENO IL SOSTENTAMENTO MINIMO DEL MEDIATORE?
    CHI HA DETTO CHE E’ SCORRETTO CHIEDERE IL PAGAMENTO DELLA MEDIAZIONE AL CLIENTE ?
    CHI RIMBORSA IL MEDIATORE DEL COMPORTAMENTO SCORRETTO DEL CLIENTE?
    IN VIRTU DI QUALE PRICIPIO DEONTOLOGICO L’AVVOCATO VIENE PAGATO PER LA SUA PRESTAZIONE INDIPENDENTEMENTE DALL’ ESITO DEL PROCESSO E IL MEDIATORE ” DEVE” ESSERE PAGATO SOLO AL BUON ESITO DELLA RICHIESTA CHE PER IL 99% NON DIPENDE DALLA CORRETTA ATTIVITA’ DEL MEDIATORE MA DALLA DISCREZIONALITAA’ DELL’ ISTITUTO DI CREDITO?
    COME SEMPRE IN ITALIA CHI DECIDE E CHI DIRIGE E ‘ UN IGNORANTE NEL MIGLIORE DEI CASI, UN MENEFREGHISTA SE VA BENE, E UN TRUFFATORE IN TUTTO IL RESTO….
    IL PROBLEMA NO SONO I REQUISITI PATRIMONIALI, IL COSTO O LA COSTITUZIONE DI UNA SOCIETA’ …IL PROBLEMA è LA TRASPARENZA….E QUESTA MANCA PRINCIPALMENTE PROPRIO NEGLI ISTITUTI DI CREDITO, DOVE TANTI FOGLI E AVVISI SI SPARGONO IN FILIALE MA L’OPERATORE NON SA COSA DIRE AL CLIENTE PERCHè SEMPLICEMENTE NON LO SA…..
    QUESTA RIFORMA E’ UNA PATACCA, FATTA MALE, E UTILE SOLO A CAPITALMONEY, REXFIN MUTUIONLINE (PER NON FARE NOMI E COGNOMI), PERCHE’ NO LAVORANO PIU’ …. AD PERSONAM SI DICE….COME SEMPRE ACCADE IN ITALIA…BE’ SAI CHE C’E’ DIREBBERO A ROMA….CHE IO ME NE FOTTO E CONTINUO A FARE COME DICO IO….. con trasparenza correttezza e provvigioni giuste a carico del cliente, senza srl , senza capitali ….e cara italia Vaffanculo!!!!!

  • Assocred (Associazione nazionale distributori prodotti creditizi) |

    Come Associazione nazionale distributori prodotti creditizi (Assocred) appoggiamo in pieno il tema del suo articolo. Da tempo siamo impegnati, con le associazioni dei consumatori e le istituzioni, perché la figura del mediatore creditizio venga riformata. Il settore cresce a dismisura, si parla di oltre 150mila soggetti, ed è chiaro che i controlli siano difficili (anche per Bankitalia) a fronte di requisiti di accesso alla professione troppo bassi. Noi crediamo che gli operatori seri, siano essi società di capitali o persone fisiche, non abbiano nulla da temere. I mediatori creditizi devono ambire a una professionalità più alta, impedendo così il proliferare di soggetti poco trasparenti. Cosa che accade anche in altri settori, certamente, o altri comparti del Credito al consumo ben più regolamentati del nostro. Assocred propone ai suoi associati e alla categoria un codice di autodisciplina, al fine di offrire al cliente un servizio di consulenza completo e trasparente. Inoltre, invitiamo i mediatori creditizi a non chiedere commissioni ai clienti (pratica ormai obsoleta a nostro vedere) in quanto già percepiscono provvigioni dalle banche e finanziarie. Ci auguriamo infine che il legislatore, così come aveva tentato l’ex Viceministro dell’economia Roberto Pinza, s’impegni velocemente in una riforma ormai necessaria. I piccoli mediatori, infine, non devono temere il cambiamento. La loro posizione è simile a quella che intercorre tra i promotori finanziari e le Sgr nel risparmio gestito. Resta inteso però che per operare in proprio saranno necessari requisiti finanziari sempre più alti, come avviene da tempo in altri settori dell’economia e della finanza.

  • Francesco |

    Vorrei fare una considerazione che esce spontanea da quanto è stato scritto e detto in questo periodo riguardo all’attività di mediatori e agenti creditizi.
    Si è parlato di impossibilità di poter controllare i quasi 100.000 operatori del settore, si è detto che molti sono gli operatori “disonesti”, si danno continuamente consigli su come “difendersi” dal mediatore truffatore. Ebbene come pensano di risolvere il problema i nostri politici e i rappresentanti dei consumatori? “Sterminando” la categoria. E’ la solita cura all’italiana: non riusciamo a curare il malato? Allora uccidiamolo.
    Invece di porre in essere strutture e processi che possano veramente colpire le mele marce (comuni a qualsiasi attività: vedi i casi nel mondo medico, nel mondo di tutte le professioni, nel settore dell’alimentazione, per non parlare di quanto succede nel mondo dell’alta finanza) si pensa a scippare una moltitudine di lavoratori del settore della mediazione creditizia del diritto di LAVORARE ONESTAMENTE. A questo proposito vi invito a considerare quanto previsto nell’ex decreto Pinza. PER POTER SVOLGERE L’ATTIVITA’ DI MEDIAZIONE BISOGNA ESSERE COSTITUITI SOTTO FORMA DI SOCIATA’ PER AZIONI.
    Mi sorge spontaneo chiedermi: qui prodest? Chi ne trarrà vantaggio da questo orientamento? Forse i soliti poteri forti? Certamente non il cittadino che sicuramente non avrà alcun potere negoziale nei confronti di mastodontici gruppi organizzati su tutto il territorio nazionale. L’effetto sarà proprio contrario a quello che giustifica l’esistenza della mediazione creditizia, cioè quella di rispettare e dare un servizio al cliente.

  • Alex Martini |

    o non ho niente contro il Signor Lannutti (anche se onestamente mi pare un pò onnipresente… specie in TV).
    Visto che Adusbef e Adiconsum si propongono di qualificarsi come paladini di giustizia farebbero bene a proporre al governo o a chi per esso (Bankitalia, Consob… alle Giovani Marmotte) di mettere in riga quelle reti (non so se possano fare i nomi… i soliti difesi) che si fanno pagare le commissioni.
    Io opero dal 1996, il mio numero UIC è 15493, presento a tutti (Agenzie e potenziali clienti) una copia della mia iscrizione da molto, ma molto, ma molto tempo (fa fine…) e non ho mai chiesto un centesimo di intermediazione. E pretendo dai miei ragazzi che seguano il mio esempio.
    Carissimi, che rovesciate fiumi di inchiostro per ogni dove…
    … fate i nomi.
    Dite, se ne avete il coraggio, di chi fidarsi visto che, come sostiene Picciolini “Tra questi vi sono società molto serie, sia online che offline”. E non seguite il consiglio (gratuito???) di Lannutti che dice “Sarebbe bene, invece, pagare la commissione solo dopo che la banca ha liquidato il prestito”, perchè così si legittima chi chiede soldi al cliente.
    Per quanto riguarda poi la preferenza tra “reti” e “filiali”… volete mettere il valore aggiunto che apportiamo noi Professionisti (si, con la “P” maiuscola)???
    Se volete approfondire il discorso non avete che da chiederlo
    Alex Martini
    alex@toscanamutui.it

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