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Dollaro, inizia la rimonta?

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«Il ribasso del dollaro sta arrivando ai limiti del possibile. Ma questo non significa che non possa scendere più in basso. La politica dell’amministrazione americana non è stata da testo di economia pura, ma criminale». Non ha usato mezzi termini Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, commentando, nel corso del Festival dell’Economia di Trento, il forte deprezzamento del biglietto verde nei confronti dell’euro.

Del resto, lo scivolone del dollaro, sia per il rialzo del prezzo del petrolio (balzato del 79% in 12 mesi) sia per il taglio dei tassi di interesse negli Usa (ridotti dal 5,25% dello scorso settembre all’attuale 2%) ha assunto proporzioni non trascurabili: -19% in un anno e -50% dal 2003. Di fronte a questo scenario, c’è da chiedersi se è arrivato il momento di un’inversione di tendenza. Un’ipotesi, quest’ultima, caldeggiata dagli esperti. "L’economia europea sta rallentando. Se a questo aggiungiamo che la Fed è decisamente più proattiva si crea un mix di fattori che potrebbe creare le premesse per un recupero del dollaro – spiega Fabrizio Pasta, direttore generale Ubs Italia sim -. Questi gli obiettivi del biglietto verde: 1,47 a 3 mesi; 1,40 a 12; 1,30 a 24 mesi".

Perchè è sceso/1

Il fattore petrolio. Una delle cause principali che ha spinto al ribasso le quotazioni del dollaro è stata la contestuale accelerazione del prezzo del petrolio (cresciuto del 79% nell’ultimo anno, oggi è scambiato a 127,3 dollari al barile). Come mai? Il petrolio è scambiato in dollari. Se il prezzo di un barile cresce ci vogliono più dollari per comprarlo e, di conseguenza, il biglietto verde si svaluta.

Perchè è sceso/2
L’incognita tassi. Dal 18 settembre 2007 la Federal Reserve (la Banca centrale degli Stati Uniti) ha tagliato i tassi di interesse di 325 punti base, portandoli dal 5,25% al 2 per cento. In generale quando i tassi di un Paese scendono la moneta locale tende a deprezzarsi perché gli investitori preferiscono posizionarsi su valute più remunerative.