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Lavoro, rebus per gli atipici

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«Sto pensando a una norma che consenta di derogare al limite di 36 mesi per i contratti a termine» perché è illusorio «produrre posti di lavoro stabili per legge». Le ultime dichiarazioni rilasciate dal nuovo ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, potrebbero preoccupare la platea dei precari in Italia che, tra partite Iva, dipendenti a termine – occupati e non più occupati – e collaboratori, conta circa quattro milioni di individui (fonte Istat). Sul tema del precariato è anche intervenuto, questa mattina, il Papa che, ricevendo in Vaticano circa 200 rappresentanti del Forum delle associazioni familiari ha lanciato l’allarme: «Dalle famiglie si leva, talvolta persino inconsapevolmente, un grido, una richiesta di aiuto».

Intanto, la questione della proroga dei contratti a termine, potrebbe essere affrontata già dal prossimo mercoledì quando è prevista la riunione di un tavolo tecnico del Consiglio dei ministri. Una nuova riforma in tal senso aggiornerebbe un quadro più volte rivisto negli ultimi anni, dal “Pacchetto Treu” del 1997 (che ha introdotto il lavoro interinale) alla “legge Biagi” del 2003 (che ha istituito vari contratti fra cui quelli a progetto, a chiamata e di inserimento) fino alla legge 247 del 24 dicembre 2007 (che ha abolito la somministrazione di lavoro a tempo indeterminato e il lavoro a chiamata). Numerosi cambiamenti che rischiano di ingenerare confusione. Per fare chiarezza, ecco una mini guida sui più diffusi contratti di lavoro a termine oggi in vigore.

Contratto a progetto. È stato introdotto nel 2003 con l’obiettivo di limitare il ricorso da parte di alcuni datori di lavoro a collaborazioni coordinate e continuative che nella pratica mascheravano rapporti di lavoro dipendente. Il collaboratore a progetto non è considerato dalla legge un lavoratore dipendente ma un autonomo. La sua attività consiste nell’esecuzione di un progetto da poter gestire autonomamente senza sottostare al potere direttivo del datore.

Contratti a termine. Fino al 2001 il ricorso al contratto a termine era ammesso solo in alcune situazioni imprevedibili e straordinarie. Il decreto legislativo 368/01 ha liberalizzato la possibilità di applicare un termine ai rapporti di lavoro prevedendo che la durata non può essere superiore a tre anni. Con il consenso del lavoratore è possibile prorogare il contratto se la durata iniziale è inferiore a tre anni. La proroga è consentita una sola volta a condizione che sia giustificata da ragioni oggettive e riguardi la medesima attività.

Contratto di somministrazione. Coinvolge tre soggetti: il somministratore, l’utilizzatore e il lavoratore. Il lavoratore è assunto dal somministratore, ma viene inviato a svolgere la propria attività (cosiddetta missione) presso l’utilizzatore. Tra somministratore e utilizzatore viene stipulato un contratto di fornitura di manodopera, che è un normale contratto commerciale. Ha sostituito la figura del lavoro interinale introdotta nel 1997. Lo scorso dicembre (legge 247) è stata abrogata la possibilità di stipulare rapporti di somministrazione a tempo indeterminato.

Contratto a intermittenza o chiamata. La stessa norma ha abrogato anche i contratti a intermittenza, ntrodotti dalla “legge Biagi”, mediante i quali un lavoratore si pone a disposizione di un datore per lo svolgimento di una prestazione di lavoro “su chiamata”.

Contratto di inserimento. È tra le principali novità introdotte dalla riforma Biagi. È a tempo determinato, «diretto a realizzare, mediante un progetto individuale di adattamento delle competenze professionali del lavoratore a un determinato contesto lavorativo». Per questa ragione si indirizza prevalentemnte ai neolaureati e per chi avesse perso il lavoro da più di due anni.

Contratto ripartito (job sharing). Nel 2003 è stato introdotto in Italia anche il job sharing, un contratto atipico con cui due persone si suddividono in due (o più) fasce lavorative un lavoro a tempo pieno.

Radiocor 24 minuti

  • Vito Lops |

    Grazie Nicola,
    sei sempre il top della Rete..

  • Smeerch |

    Grazie mille, Vito. Questa guida, seppur sintetica la trovo utilissima.

  • chiara |

    beh, queste cose le sapevamo già. Cosa dovremmo commentare?

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