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Mutui, il misto non piace più

Fisso o variabile. Il tasso misto – l’opzione che consente di spostare in corsa il tasso applicato sul mutuo – non piace più agli italiani.  Secondo le ultime rilevazioni di MutuiOnline.it (relative a marzo 2008), nel primo trimestre dell’anno le erogazioni di prestiti ipotecari via web a tasso misto si attestano all’1,6% del totale, contro il 77,9% di quelle a tasso fisso e il 19,1% appannaggio delle soluzioni a interessi variabili.

Il declino del misto è cominciato nel 2003 (nel 2002 questa soluzione era scelta da un mutuatario su quattro). La sensazione è che i novelli mutuatari, di fronte alle tensioni del mercato del credito, preferiscano scelte nette (come il porto sicuro del tasso fisso, benché costi qualche decimo in più rispetto al variabile) rispetto a una soluzione transitoria come, appunto, il tasso misto.

Va aggiunto, peraltro, che l’opzione offerta dal tasso misto costa in media, per durante dai 20 anni in su, lo 0,4% in più del variabile, praticamente quanto un fisso. Il che significa che i contraenti, a parità di prezzo, preferiscono oggi "assicurarsi" da fattori esogeni che possono rompere gli equilibri macroeconomici (e di conseguenza impattare sulle rate) più con il fisso piuttosto che ricorrere al misto.

Del resto, il decreto Bersani che ha introdotto la portabilità a costo zero dei mutui (in molti casi ancora disattesa dagli intermediari del credito) trasforma, difatti, qualsiasi mutuo in misto, consentendo al contraente di cambiare soluzione (mediante surroga) in qualsiasi momento. Un vantaggio, questo, non di poco conto rispetto al misto classico con il quale, invece, è possibile cambiare tasso solo a scaglioni temporali prefissati dalla banca (non necessariamente convergenti con le manovre sui tassi della Banca centrale).

In questo contesto, va aggiunto inoltre, che – secondo quando indicato nei giorni scorsi dalla Banca centrale europea – le tensioni nel mercato del credito continueranno ancora nel secondo trimestre, suppur saranno di intensità inferiore rispetto ai primi tre mesi del 2008.

L’Euribor, il tasso interbancario in euro, a tre mesi si mantiene da giorni sui massimi degli ultimi cinque mesi, segno che le banche sono sempre riluttanti a prestarsi denaro fra loro. Gli ultimi dati diffusi dalla European Banking Federation indicano che l’Euribor a tre mesi (a cui è collegato circa un terzo dei mutui a tasso a variabile) è invariato al 4,86%, un punto sotto ai massimi del 18 dicembre scorso, quello a 1 mese (a cui sono è agganciata più della metà dei mutui a tasso variabile) viaggia al 4,384.