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Mutui subprime, euribor, eonia: questi sconosciuti

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I mercati scommettono sulla ripresa (venerdì Sp%mib +2,17%, Dow Jones +1,81%). A ridar vigore alle Borse è stata l’ultima trimestrale  di Citigroup (altre svalutazioni legate ai subprime per 5,1 miliardi di dollari, meno delle attese). Per molti  potrebbe essere la fine del baratro, l’ultimo segnale di una crisi – quella del credito internazionale – che il prossimo agosto compirà un anno e che secondo il Fondo monetario internazionale comporterà perdite complessive di circa 1.000 miliardi di dollari.

Le Borse, si sa, hanno l’occhio lungo. Giocano con un anticipo di almeno 6-8 mesi. Se però ci si limita ad osservare altri indicatori, la crisi subprime non sembra del tutto archiviata. E’ quanto ci indica il confronto di due indici, ai più sconociuti, che però hanno grande rilevanza per chi chiede credito a tasso variabile: l’Euribor e l’Eonia.

Il primo rappresenta il tasso medio a cui un panel di 43 banche (non solo europee) "dichiarano" di prestarsi i soldi. L’Ois (Overnight index swap), altrimenti detto Eonia swap, è il tasso che riflette le aspettative sui tassi di interesse ufficiali. In sostanza ipotizza quelle che saranno le manovre future della Banca centrale europea sui tassi di riferimento.

Ad oggi lo spread (il differenziale) tra i due indicatori si è allargato.  Se l’Eonia swap quota in questi giorni poco sopra il tasso di riferimento della Bce del 4%, il tasso Euribor – sulle scadenze dal 3 mesi all’anno – quota attorno al 4,80 per cento.

Questo significa che il clima di fiducia tra gli istituti di credito è ancora teso. Un Euribor distante dall’Eonia (e dal tasso di riferimento della Bce) è la conseguenza del fatto che le banche chiedono una copertura aggiuntiva per assicurarsi contro il caso in cui i fondi prestati a una certa scadenza a una banca non vengano restituiti.

Lo spread attuale tra Euribor ed Eonia è perfino superiore a quello registrato agli inizi della crisi subprime. Lo scorso agosto, infatti, lo spread è balzato a 63 punti base per raggiungere i 90 punti base a fine 2007, quando il mercato temeva una crisi di liquidità. Si è poi ridotto a 25-30 punti riallargandosi oltre 70 punti base a cavallo di fine marzo e da lì non si è più ripreso. Venerdì era pari a 78. Dato, quest’ultimo, che rivela che la bolla subprime non è già un ricordo.

  • alessari |

    Salve Dott. Lops, anzitutto le faccio i complimenti per la chiarezza nell’esposizione di un tema che non per tutti è semplice da capire (almeno per me). Ho letto i suoi post precedenti riguardo al fenomeno dei mutui subprime e alla relativa crisi e credo di aver capito una cosa: questa vicenda ha reso fortissima l’esigenza di rendere trasparenti i bilanci delle banche, come pure il contenuto delle obbligazioni da queste emesse (mi riferisco ai titoli derivati), ma quali sono gli strumenti che garantiscono questa trasparenza? chi controlla (o dovrebbe controllare) che crisi simili non si verifichino?
    Grazie.

  • Nicola |

    Se a quasi un anno dalla crisi gli spread si mantengono sotto l’1% è possibile dedurre che non andranno oltre questa soglia considerato che il quadro sulla crisi subprime è oggi molto più chiaro rispetto allo scorso agosto?

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