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I rischi per chi investe in Russia

Mosca
Dopo tre anni di crescita boom (+257%) la Borsa russa è salita sull’ottovolante e, da inizio gennaio, ha lasciato sul terreno l’11 per cento. Il listino di Mosca non ha ricevuto slancio neppure dall’elezione lunedì del nuovo presidente del Cremlino, Dmitry Medvedev, pupillo dell’uscente Vladimir Putin, che resterà ai vertici con il ruolo di primo ministro. La notizia, per quanto largamente attesa, continua a dividere gli analisti: se da un lato questo risultato è visto di buon occhio perché dà continuità alla leadership politica, dall’altro desta preoccupazione dato che non è chiaro se una condivisione del potere possa funzionare in una nazione abituata, da sempre, ad avere un solo uomo guida. A questo quadro si aggiungono i timori legati all’inflazione galoppante (9,8% nel 2007) e alle prese nel 2008 con rialzi record dei prezzi delle materie prime. Va detto, inoltre, che un alto costo della vita erode l’avanzata del prodotto interno lordo che dal 2005 viaggia con un tasso di crescita a doppia cifra (+10,23% nell’ultimo anno). In tale scenario, ci sono opportunità per chi vuole puntare oggi sul cavallo russo?

Azioni. Il ribasso dell’11% accusato da inizio anno dal listino è rimbalzato sull’unico Etf azionario di Piazza Affari agganciato all’andamento dell’area russa. Anche i fondi di Piazza Affari, una decina in tutto, investiti in Russia hanno inserito la retromarcia. E non solo in Italia. «Le gestioni europee che puntano esclusivamente su questo mercato hanno perso da inizio anno l’8% – spiega Sara Silano di Morningstar -. Ma hanno fatto meglio dell’indice di riferimento che ha perso il 13 per cento. Nei prossimi mesi il mercato dovrebbe restare volatile».
Obbligazioni. Le ombre dei listini azionari si riflettono anche sul versante obbligazionario. «Il mercato russo dei bond è storicamente poco liquido – sottolinea Angelo Drusiani di Albertini Syz -. E in questo momento è soggetto alle onde dei tassi. Un probabile rialzo penalizzerebbe i titoli a cedola fissa». Quanto ai rendimenti, i titoli governativi – che secondo l’agenzia di rating Standard & Poor’s incorporano un livello di rischio BBB+ (debito sicuro) – offrono tra il 6 e l’8,5% (a seconda delle scadenze). Questo tasso va però mediato con il rischio cambio: nell’ultimo anno, ad esempio, è andata male agli europei che hanno acquistato in valuta locale perché il rublo ha perso il 4% sull’euro. Stesso discorso per i titoli societari che, a parità di rating e al netto del fattore valutario, sono meno appetibili del reddito fisso del Vecchio Continente.

24 minutiRadiocor